As primeras 200 linias.
I fagioli sono a sette lire
Facciamoli lessi Facciamoli saltati
Facciamoli lessi Facciamoli saltati
Muovi quei fianchi Halime mia
Se amore vero è Lascia il tuo uomo per me.
Muovi quei fianchi Halime mia
Se amore è Lascia il tuo uomo per me
Sera è, papà non c'è Sera è, denaro non c'è
I ragazzi a casa Sotto le coperte
I ragazzi a casa Sotto le coperte
Muovi quei fianchi Halime mia
Se amore è Lascia il tuo uomo per me
Niente giubbotti di salvataggio. Luci di dritta e sinistra rotte.
Niente certificato di navigabilità.
- La barca era pure senza motore! - Sta zitto!
Perché? È vero. Siamo vittime! Senta!
Dov'è il sol? Non c'è!
Basta! Perché eravate su una barca?
Non volevamo intralciarla!
Lui ha provato a mettere in moto.
Remava, ma non ci muovevamo.
Come si fa? Viviamo di questo.
Ci guadagniamo il pane così.
Irfan diceva che era per uno sposo.
Su una barca a remi. Avanti dillo!
Dovevamo fare la festa al porto.
Servono i giubbotti in mare, è vero, ma...
Ci ha fottuti in un secondo!
Non sa cos'è un giubbotto di salvataggio!
- Bugiardo! - Basta!
Tu, ciccio. Vieni avanti.
- Scrivi! Nome? - Hüseyin Badem.
- Nome di tua madre? - Ayse.
Padre?
Ali Riza, sui documenti c'è "Halil".
- Chi è Halil? - Mio nonno.
C'è il suo nome.
- Usi il cognome materno? - Sì.
- Ciao, come state? - Ciao, Hüseyin!
Non mi aspettate per cena.
- Dove vai? - A un matrimonio, a Dalyan.
- Quanto ti danno? - 100 lire.
Non te li bere di nuovo!
Senti chi parla! Non bevi acqua da 45 anni!
E dici che il tuo fegato è a posto.
Il medico era un bugiardo!
Certo che è a posto. Come quello di un bimbo.
- Certo. Ciao. - Aspetta! Tieni.
Nonna, no! Piuttosto la morte.
Su, giovanotto.
Non è mai servito a niente in 30 anni.
- Mi farai diventare un uovo. - Forza, bevi!
Bravo giovanotto!
Aspetta che faccia effetto.
Hatice!
- Cosa? - Dammi un po' di soldi.
No, tu dalli a me!
Te li ridò, quando vendo il carretto.
Non lo finirai mai!
I cavalli moriranno prima!
Donna testarda! Testarda!
Accidenti a te! Ogni santo giorno!
Sapevo che ti avrei vista!
Solo uno sguardo! Perché sei così pura?
- Salam aleyk, Murat! - Aleyk salam, Hüseyin!
- Come va? - Normale, prego.
- Dammi una rasata. - Certo.
Un tizio ha chiesto di te.
A quanto pare, la ragazza è malata.
Dovresti darle un'occhiata.
Avevi il telefono spento.
Ho detto che ci saresti andato.
E di non scordarsi mai i favori.
Gli ho detto di trattarti bene.
Sta' attento!
Di chi parli?
Lo sai, Yakup.
Ma perché parli così?
Ci andrò. Rasami ora!
Va bene, piega la testa
così ti faccio una rasatura normale.
Non ti agitare o ti ammazzo!
Basta! Dai, su.
- È giù. - Eh?
- Davvero. - Cosa posso fare?
- Non la porti fuori? - Dove?
A far la spesa!
Non riesce a cacare. È piena. Falla uscire.
Non cammina!
Certo che no! Guarda.
Cos'è?
- Cos'è? - Il menisco.
Un menisco lacerato, Yakup.
Mica gioca a calcio! Come ha fatto?
Perché non ne ha uno anche lei? Come fa a piegarsi secondo te?
- C'è Muharrem! - Benvenuto Muharrem!
Grazie, ragazzi.
Perché lo leghi? Slegalo, lascialo andare.
- Non esiste! - Perché no?
È su di giri, tormenterà le cagne qui attorno.
Stravede per il cane di Gamze dell'hotel.
È sempre lì. Mi farà finire nei guai.
- Uno sciupafemmine! - Che c'è, Saban?
Perfino il cane lo fa meglio di me!
Ho grossi problemi, Hüseyin. Capisci?
Forse mi serve l'aiuto di quelle pillole.
Sono pericolose, ti può venire un infarto.
- E cosa faccio? - Prova con i ricci di mare.
- Come? - I ricci, li apri e li mangi.
Aiutano?
Sì, mangiali. Roba naturale.
- Non la guardare. - Lei guarda me!
E allora? Smettila!
- Basta! Non sei una gitana. - Che c'è?
Siediti! Balli dopo. Avanti, siediti!
Sema! Aspetta.
La ragazza sta male. Fermate la musica.
Soffocherà.
Fermo, soffoca! Non è come credi.
Hüseyin! Che fai a mia sorella?
- Stai bene? - Sì.
- Quante sono? - Tre.
- Ora? - Cinque.
- Chi è? - Non lo conosco.
- No, lui. - Dice a me.
Irfan, la bestia che mi ha rotto la testa.
Ok, tranquillo.
Scusa, Hüseyin. Mi sono sbagliato.
Che credevi? Le ho salvato la vita!
Le era andato storto un cece!
Devi premere sul diaframma o metterla a testa in giù.
Irfan, puoi andare ora.
Sta bene, è cosciente. Ok?
Scusa ancora, Hüseyin.
- T'intendi di medicina. - No, di animali.
Ho imparato a curarli da solo.
Come passatempo.
Mia madre aggiustava le fratture quando era viva.
Ah sì? Guarirai presto. Torna domani.
Dove?
Qui.
Sì.
- A proposito, sono Hüseyin. - Io Müjgan.
- Piacere. - Piacere. Riposati stanotte.
-Sì, dritto a letto. - Ok.
In nome di Dio misericordioso, sii il mio rifugio, Profeta.
Proteggi il mio ragazzo, Signore.
Salvalo dai guai.
Hatice!
Cosa urli?
Mi hai fatto prendere un colpo! Cosa fai lì?
La gatta è scappata. L'hai vista?
No.
- Hai una sigaretta? - Sì.
Non ha né madre, né padre.
Solo noi.
Questo mi spaventa.
Sta bene, però.
Grazie a Dio. Se gli trovassimo una moglie...
Succederà un giorno, Hatice. È il destino.
Vieni qua, fetente!
Guarda là!
Che fai, nonno?
- Eh? - Cosa fai?
-Ciao, Hüseyin. Come va? - Normale. Tu?
- Che ti aspetti? - Che fai sul muro?
Ho fatto uno specchio. Lo appendo.
A quest'ora?
Nonno?
Hai piantato le rose rosa?
Ne ho altre sul retro. Le faccio 25 lire l'una.
- Anche a me? - Sì.
Accidenti a te! Ogni santo giorno!
- Come va? - Tu come stai?
Bene, grazie.
- Ti ha fatto male? - Sì.
- È normale. - Sì.
- Sei quasi a posto. - Peccato.
Eh?
Pensavo al calcio.
- Sei bravo con il clarinetto. - Lo spero.
Come?
Ci vuole passione.
Si lavora bene, se si ama quel che si fa.
Sì.
Abbiamo finito. Sono lieta che tu stia bene.
Grazie e buona giornata.
Hai dimenticato la pianta.
No, è per te.
Per scusarmi. Ho esagerato un po'.
- Che gentile. - Sì.
Buona giornata.
Anche a te.
Saban?
Sto male! Ho seguito il tuo consiglio.
- Quanti nei hai mangiati? - Un secchio.
Neanche un delfino ne mangia così tanti!
- Non l'avevi detto! - Hanno funzionato?
Batte da ieri sera. Come un gong.
C'è l'infermiera?
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