أول 200 سطر.
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Traduzione: SamyPrettyOdd, _Clau, cutiekumi
Revisione: squiddy, feffa1991
Sto viaggiando.
C'e' qualcosa di sbagliato
non mi sento bene.
Sono tornata qui
qualche giorno fa
in questo povero Paese
in questo povero e spaventoso Paese.
C'e' una guerra in corso
I ribelli continuano a far saltare i pali dell'elettricita'.
Il nostro hotel fortunatamente ci procura delle candele.
Sono seduta su queste fredde piastrelle quadrate
in una notte fredda
in un Paese freddo
e non riesco ad alzarmi.
All'improvviso, per un momento
ho visto me stessa dall'esterno
come se stessi guardando me stessa.
Dall'esterno
sembro come tante altre persone.
Ad esempio
sono davvero molto simile alla mia vicina Jean.
Se considerate semplicemente la mia esteriorita'.
Il punto e' che non sono mai stata interessata all'esteriorita'.
Potrei scrivere facilmente tutti i fatti riguardanti la mia vita in un piccolo libricino.
Un libro che non vorrei mai leggere perche'...
sarebbe troppo noioso.
Capitolo 1: Sono nata.
Sono andata a scuola.
Capitolo 2: Il resto.
Mi sono sposata, ho avuto dei bambini, ho divorziato.
Ho lavorato, vari lavori, mobili, vacanze,
feste, ho comprato una macchina, ho comprato un vestito,
ma questa non sono io.
Quello che conta di me e' la mia vita interiore.
Cosa penso delle cose e cosa provo verso le cose.
Quello che amo.
Amo Beethoven.
Amo vedere l'archetto del violino scalfire le corde.
Amo uscire la notte nella citta' cosmopolita dove ho vissuto per tutta la mia vita.
La citta' dove ho cresciuto i miei figli e dove loro stanno crescendo i propri.
Amo le luci della citta'.
Caffetterie, librerie, teatri.
Amo stare seduta in un auditorium buio a guardare i ballerini
che volano nell'aria.
Ora... come trent'anni fa.
E quando ero una bambina...
Vedete
i miei genitori mi amavano e mi hanno cresciuta facendomi pensare alle persone.
Al mondo.
All'umanita'.
Alla bellezza.
E mi hanno letto un libro
che parlava delle persone con tante divise diverse che venivano a casa nostra
ad aiutare la nostra famiglia.
Il postino con la posta,
il fattorino del negozio di alimentari.
Tutti cosi' gentili.
Anche solo nella via in cui vivevamo c'erano cosi' tante cose affascinanti da vedere.
E in fondo alla via
c'era quella meravigliosa vecchietta che lavorava al forno
che si chinava per darmi il pane ricoperto di zucchero.
I miei genitori mi hanno insegnato ad amare i viaggi.
Mi ricordo i viaggi meravigliosi in treno,
la magia di viaggiare nel mezzo della notte in mezzo ai campi.
Quando penso alla mia infanzia mi viene in mente il Natale
il modo in cui erano incartati i regali.
Per prima cosa, c'era sempre una scatola del negozio che
sembrava avesse un cavallo a dondolo o un triciclo all'interno
perche' era cosi' grande.
E quando lo aprivi trovavi un'altra scatola
piena di nastri luccicanti.
Ed infine...
ti imbattevi nel regalo.
Ed era... un piccolo oggetto
che poteva essere qualcosa di normalissimo
ma dopo aver tolto
tutto quell'incarto...
sembrava la cosa piu' splendente e brillante del mondo.
E quanto delicata sembrava, quanto fragile, quanto preziosa.
E i miei amici ed io eravamo i delicati, fragili
e preziosi bambini.
E l'avevamo sempre saputo, lo sapevamo
dal modo in cui ci vestivano.
La biancheria soffice sopra i nostri letti.
I calzini soffici per proteggere i nostri piedi.
La mia cara mamma ci diceva sempre
"State molto attenti,
non andate a giocare alla stazione ferroviaria
quello e' un brutto quartiere.
Le persone per bene sono radunate nel nostro quartiere
un buon quartiere
ma giu' alla stazione e in altre zone
erano radunate le persone pericolose."
E quelli erano i quartieri che dovevamo evitare, brutti quartieri, posti pericolosi.
E li evitiamo ancora. Tutti i miei amici. Brutti quartieri.
Le persone che vivono in posti del genere potrebbero ferirti, colpirti, accoltellarti.
Ucciderti.
Cattive persone raccolte in questi quartieri
come l'acqua nelle fognature.
Ho sempre evitato i posti pericolosi
e sono dovuta tornare qui lo stesso.
Devo essere rinchiusa nel pavimento di un bagno in un povero Paese
dove non ci sono libri scritti nella mia lingua
ed essere costretta a leggere
quel monotono volume della storia della mia vita?
Non sono sicura del perche'
qualcosa ha cominciato a cambiare in me uno o due anni fa.
Ho cominciato a notare certe cose
a cui prima non avevo fatto caso.
Forse...
e' cominciato tutto il giorno in cui sono andata in quella galleria d'arte.
Vedi, tesoro, i ricchi sono maiali. e' molto semplice.
- Cosa? Tutti? - Proprio cosi'.
Quella donna era senza dubbio inferocita
e faceva molti commenti oltraggiosi.
Continuava a parlare dei ricchi.
Sto dicendo che
nei termini del ruolo che interpretano nella societa' sono tutti uguali.
Conosco persone povere che sono orribili
e conosco molte persone ricche molto piacevoli.
Non me ne frega un cazzo se sono piacevoli.
Sto dicendo che quello che fanno al mondo
il ruolo che interpretano, opprime i poveri.
Se sono cortesi con i loro domestici devono esserlo anche con i cani
con i loro amici e con chiunque altro.
La classe dominante e' la classe dominante.
Conoscevo quelle parole e quelle frasi da tutta la vita
ma non avevo mai conosciuto persone che le utilizzassero davvero.
E da quel momento, in ogni posto in cui andavo
mi imbattevo in persone che dicevano lo stesso genere di cose
che aveva detto la donna alla galleria.
Forza, coraggio, cogli l'occasione.
Sfrutta l'occasione, che cazzate.
Ma un giorno...
di sicuro, un giorno...
avranno quello che si meritano.
Ho cominciato a pensare che forse stavo andando fuori di testa.
Pensavo di essere pazza.
Stava succedendo davvero?
Comprano tutto quello che c'e', quegli avidi bastardi.
Erano tutti comunisti ora? Tranne me?
Ma il Comunismo e' morto da un bel pezzo.
E sembra che nessuno abbia niente da ridire.
Quindi chi erano tutte queste persone che continuavo ad attirare?
Un giorno trovai un regalo anonimo
davanti la porta di casa mia.
Era uno scherzo?
Facevano sul serio?
E chi l'aveva spedito?
Piu' tardi, quella sera, cominciai a sfogliarlo.
L'inizio era incomprensibile.
Non riuscivo a capire.
Ma quando arrivai alla parte che riguardava le vite dei lavoratori
i bambini lavoratori, gli operai delle fabbriche
cominciai a sentire che il mio respiro stava improvvisamente rallentando.
Com'era arrabbiato
pagina dopo pagina.
Poi tornai a un paragrafo precedente
e trovai una frase che avevo gia' sentito prima.
Una specie di frase strana, brutta e disturbante.
"Il feticismo dei beni".
Volevo capire quell'espressione ma mi rendevo conto
che per farlo tutta la mia vita probabilmente sarebbe dovuta cambiare.
Spiegava che ogni singola cosa aveva una sorta di valore
espresso dal suo prezzo.
Questa tazza di caffe', questo montone, questa giacca.
Ogni cosa valeva una certa quantita' di soldi o un certo numero di altre cose.
Diciamo che una giacca ha un certo valore
come se credessimo che la giacca
anche se fatta solo di tessuto
avesse una sua anima.
Come se la giacca fosse un feticcio
con uno spirito vivente.
Ma cos'e' che determina il vero prezzo della giacca?
Il suo prezzo deriva dalla sua storia
dalla storia di tutte le persone che sono state coinvolte a produrlo e venderlo
e da tutte le particolari relazioni che hanno avuto.
E se compriamo la giacca
creiamo delle relazioni con tutte queste persone.
E ancora cerchiamo di nascondere queste relazioni per la nostra coscienza
facendo finta di vivere in un mondo dove le giacche non hanno una storia.
Dove cadono dal cielo con tanto di prezzo gia' incluso.
"Mi piace questa giacca" diciamo, "non e' costosa".
Come se fosse un fatto della giacca
e non la fine della storia di tutte le persone che l'hanno fatta e venduta.
Per due giorni non vidi altro che il feticismo dei beni
attorno a me.
Era una strana sensazione.
E poi il terzo giorno la persi.
Scomparve, non lo vedevo piu'.
- Sta aspettando da molto? - Da quasi mezz'ora.
- Forse c'e' qualche problema. - Gia'.
- Quegli orecchini sono meravigliosi. - Oh, la ringrazio.
Hanno una scritta? Cosa dice?
Beh, suppongo...
La traduzione piu' fedele sarebbe
"le persone unite non saranno mai sconfitte".
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