De første 200 linjer.
Perché la telecamera riprende me?
UN DOCUMENTARIO NETFLIX
Faccio un po' fatica a vedermi
come oggetto di studio o di attenzione.
È una cosa che mi mette a disagio nelle interviste.
Alla fine, rispondo, ovviamente, perché...
...anche a me interessa rispondere.
È un fardello pesante per me.
In un certo senso, spesso nascondo delle cose a me stessa.
E-MAIL DI LAERTE
Ci vediamo qui domani alle 16:30? Baci!
Veramente, vorrei rimandare.
Non mi sento a mio agio a registrare qui.
Ho bisogno di più tempo.
E-MAIL DI ELIANE
Ciao, Laerte.
Non sono convinta che il tempo renderà le cose più semplici.
È passato più di un anno dalla prima volta che hai rifiutato.
A volte, il tempo non fa che creare tabù e ingigantire le paure.
E-MAIL DI LAERTE
Forse non volevo dire più tempo, ma magari un'altra volta.
Sono sotto pressione in questo periodo.
Sono venute diverse persone per delle interviste veloci
e non vedevo l'ora che se ne andassero.
Il nostro incontro non sarà un'intervista veloce.
Preferirei rimandare, sapendo cosa mi aspetta.
E-MAIL DI ELIANE
Penso sia importante non saltare l'appuntamento
e ricominciare il documentario da dove è possibile
ed è importante che non diventi un peso per noi.
Ogni incontro non deve per forza essere un evento.
A volte, è proprio l'opposto, routine, piccoli dettagli...
...e, talvolta, anche momenti di disagio.
Puoi proporre tu un posto che ti mette a tuo agio?
E-MAIL DI LAERTE
Non me ne viene in mente nessuno.
Hai ragione. È come una seduta di psicanalisi.
Incontriamoci a casa mia e vediamo come va. Ciao.
Neanche Valente, mio nipote, era mai venuto qui.
- Non l'ho fatto entrare. - Veramente?
Adesso no. Cammina, è tutto...
È bipede ora.
Volevo che venisse, ero un po' impaziente.
Anche mia nuora e Rafael lo erano.
È piaciuto a tutti. L'ha trovato bello...
È arrivato in cucina e ha detto: "Teschio!" È la prima cosa che ha visto.
"Ti piace?" "Sì".
Adora mio padre. Lo adora!
Ultimamente, ha dormito lì per la prima volta.
È stato bene. È suo nonno.
L'abbiamo deciso insieme. Io, lui e mio padre.
Se avrebbe fatto la nonna o il nonno.
Il padre di Má non c'è più, per cui non c'erano altri nonni
e a tavola c'erano otto nonne.
Gli ho chiesto se gli stava bene fare il nonno per colmare il divario.
Ha detto: "Sì, va benissimo".
Com'è andata con tuo padre la prima volta che ti sei presentata vestita da donna?
Si è un po' incazzato.
Ma mia mamma...
Gli ha fatto cambiare idea, credo.
Mio padre è più rigido in queste cose.
Non è aperto sull'omosessualità e le questioni di genere.
Ci ha provato...
...e penso si sia sforzato tantissimo.
Penso anche che, con la vecchiaia, maturi un certo distacco.
Mio padre è un professore in pensione.
S'intende di pietre.
PAPÀ?
SEI TU QUESTO, PAPÀ?
QUESTI SONO I MIEI DENTI.
DEVO CERCARE DI ENTRARE?
DEVI CERCARE DI USCIRE.
Mi ricordo che lui...
Quando ho iniziato a studiare al FAAP,
c'erano tanti gay, era un ambiente di artisti.
Il clima era piuttosto evidente e lui non nascondeva il suo malcontento.
- Per il fatto che stavi lì? - Diceva che lo trovava strano.
"Guarda quei finocchi".
Io guardavo, ed erano tutti amici miei.
La cosa più difficile per me è stata mia mamma.
Fino alla pubblicazione d ell a rivista Brav o ,
quando questa storia è diventata pubblica,
ero contenta di condurre la mia vita in segreto.
Più che essere contenta, mi ero adeguata.
Sapevo che lei non mi avrebbe mai
rifiutata o cose del genere.
Però, sapevo che aveva delle obiezioni da esprimere.
Ha reagito alla sua tipica maniera.
Le sue prime reazioni sono state spiritose e molto positive.
Ha detto: "Dovrei avere delle gonne e dei vestiti per te
che non metto più".
Mia mamma è così. Prima reagisce con lo scherzo.
Ha mantenuto il nostro rapporto com'era sempre stato.
Amorevole e affettuosa.
Poi, ha obiettato: "Sta' attenta".
"E se ti maltrattano, se vieni molestata o aggredita?"
"Aggredito", ha detto.
Non c'era modo di tranquillizzarla.
Era... Secondo me, è ancora preoccupata.
E poi la preoccupa anche la questione teorica.
Lei è biologa,
la concezione che ha della vita...
È la biologia che detta la logica.
Non credo che riesca a capire
come la vedo io o come vengono viste oggi le questioni di genere.
Capisce che uno possa sentirsi così, ma poi non è reale.
Che significa essere donna?
Mia mamma dice che significa partorire.
Le ho chiesto perché
e mi ha detto che è lì che si è sentita più vicina all'idea di essere donna.
È stata la sua più grande realizzazione...
...esistenziale.
- Quindi, tu saresti esclusa. - Sì, io sono fuori.
Non mi faccio illusioni. Secondo lei, non sono una donna.
E come pensi che ti veda lei? Non ci crede, non è...
Penso che mi veda prima di tutto come il figlio maschio che ha avuto.
Sono stato suo figlio per 60 anni.
E...
Penso che non sia a suo agio...
...con certe idee che potrebbero turbarla.
Lei pensa che ci sia un modo normale e naturale
in cui non usa punti interrogativi.
Hai detto che con lei è stato difficile,
però, da quello che racconti, non si direbbe.
Sì... è stato difficile.
È ancora difficile perché lei per me è qualcosa di molto serio,
qualcosa di molto...
Non è una persona qualsiasi che voglio accontentare,
fare in modo che si trovi a suo agio.
No. È una persona fondamentale nella mia vita.
E lo sarà sempre.
Non è stata fondamentale, è ancora fondamentale.
- Mi piace questo zucchero... - È molto bello.
- Sì, forma questi piccoli blocchi... - È brillante.
Una volta, mi piaceva... Quando andavo in spiaggia, il fiume...
Quando sfocia nel mare, scava nella sabbia.
Il letto del fiume cambia molto.
A seconda di come scorre l'acqua, l'alveo va, viene...
Ci sono tanti...
Sul margine della sabbia si creano questi piccoli fiordi.
Mi piaceva tanto giocare con queste cose,
cambiavo il corso dell'acqua finché...
Bum! Cadeva un bel pezzo.
Con lo zucchero, è uguale.
- Questo quand'eri piccola? - Sì, più da piccola.
Mio padre comprò un terreno a Juquehy
e ci costruì una casa prefabbricata.
Nel 1966.
Che canzone vuoi?
Voglio l'uomo ragno.
Spider Man...
No, si suona di qua...
I neri?
Suoniamo e lo mettiamo nel buchetto.
Ah, ho capito. Non era l'uomo ragno, era Batman.
Batman!
Dicevi che hai paura di esporti.
Cos'è, in particolare, che hai paura di esporre?
Non lo so.
Una volta ho detto che è perché ho paura che la gente capisca che sono un falso.
Ho paura che si accorgano...
Se ne accorgeranno. Ho paura...
Non mi piace che vengano a casa mia, perché così vedono che è un casino,
non è una casa normale.
COME SI FA A FAR SEMBRARE GRANDE UNA CASA PICCOLA?
Abito qui da 12 anni.
Non ho ancora deciso cosa metterci.
È ancora tutto provvisorio.
È un eterno provvisorio. Un po' esposto.
Fili esposti, il battiscopa...
Il battiscopa cade a pezzi e non l'ho ancora messo a posto.
A un certo punto, lo farò.
Non sempre si fanno le cose in modo logico, no?
Dalla morte di mio figlio fino al 2009,
quando ho detto: "Basta, voglio diventare donna e cominciare questo viaggio",
sono successe varie cose.
NON È NECESSARIO DIMENTICARE LA FACCIA CHE AVEVAMO (QUI NEL 2016)
Mi ero fatto crescere la barba, avevo cambiato lavoro, abbandonato i personaggi.
"Abbandonato" è solo un modo di dire.
Ho messo da parte l'uso dei personaggi.
Ho messo da parte la realizzazione delle vignette
che facevo prima.
Ho attraversato tutti questi momenti.
Però, avevo già iniziato a indagare sulla mia transessualità.
E ho smesso.
A quel punto, è suonato una specie di campanello dentro di me,
quando è morto Diogo.
Ho pensato che fosse... Non lo so.
Me lo sono chiesta più volte, perché mi sembrasse una cosa inopportuna?
Perché giocare col mio lavoro
in una maniera assolutamente spudorata
non fosse inopportuno, ma questa cosa sì?
Questa cosa...
Non faccio che pensare a queste cose.
MI RICORDO QUAND'ERI PICCOLO E GIOCAVI AI VIDEOGIOCHI
MI SPIEGAVI I GIOCHI, I LIVELLI, GLI OBIETTIVI...
"E SE UN GIOCO NON CE L'HA UN OBIETTIVO?"
"TUTTI I GIOCHI HANNO UN OBIETTIVO!"
VERO.
MA, MAGARI, NON TUTTO È UN GIOCO.
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