La unuaj 192 linioj.
E ora scambiatevi un segno di pace.
Questo è mio padre Amedeo. E questo è Pio, come uno zio per me.
Adesso li vedete così, ma loro sono amici da una vita.
Eh, sì, litigano da una vita.
Ma prima di dirvi come siamo arrivati fin qui,
voglio raccontarvi qualcosa su di loro.
Zio Pio fa l'educatore a tempo pieno in una comunità di recupero per ragazzi.
E diciamo che non si annoia mai.
Tienilo, tienilo. Seguilo. Tienilo.
Ragazzi, mi raccomando, non passano.
Oh!
Oh, che cazzo fai?
Ehi! Ehi!
Ehi, che è qua? Non dovete litigare!
A mangiare, che è pronto. Sempre voi due. Con le mani dovete stare fermi.
A te. Anche a te.
Quindi di chi è questa?
- Dai. - Sono due ore che siamo qui.
Se non mi dite di chi è, non vi mando a dormire. Forza, di chi è questa?
Sara?
Io sono vegana, l'erba me la mangio, mica me la fumo.
- Che vuoi da me? - Ehi, stai tranquilla.
Hamed, è la tua? Non è tua.
Dimitri, è tua?
Luca?
Luca, sei tornato a spacciare?
Pio, sai che non è mia. Non le tocco queste cose, ho smesso.
- Non è mia. - Vabbè, allora è la mia.
L'ho comprata io, è mia. Va bene? È mia.
- Stava nello zaino di Dimitri. - Ah…
- Ma non è mia. È sua. - Ah…
Infame. Va bene, sì, è mia. Ma lui me l'ha rubata.
- Si è fatto pure sgamare, scemo. - Scemo a chi?
Ti sei fatto sgamare!
- Smettila! Puzza, è normale che si sente! - Che c'entra? Ti sei fatto sgamare!
Basta!
Due comandamenti infranti. Non rubare e non dire falsa testimonianza.
- Gita annullata, questa la prendo io. - No!
Pio, dai! E dai, Pio!
Ancora? Un altro comandamento infranto. Non nominare il nome di Pio invano.
A dormire, forza. Dai!
- L'erba nello zaino. Sei impazzito. - Veloci.
Non litigate voi due. Non dovete litigare.
Oh, scusa, non ti avevo visto.
Mannaggia la miseria…
E se le giornate di zio Pio non erano tutte rose e fiori,
mio padre Amedeo, invece, viveva un sogno:
gestire la casa di riposo del paese.
Il luogo dove tutti gli anziani desideravano arrivare.
Buongiorno!
Ciao, papà.
Oh, ma', buongiorno.
No, nessuna buona notizia ancora. No, no.
Ma certo che ci vogliamo sposare e vogliamo fare dei figli, lo sai.
Vabbè, appena arriva la notizia, ti veniamo a trovare a Bologna, va bene?
Ciao, ciao. Ciao, ma', ciao.
Ma perché illudi sempre tua madre?
Ehi.
Buongiorno.
Non ho capito, che esigenza ha?
Cos'è questa fretta di avere un nipotino per forza? Non capisco.
Lo sai, le mamme a un certo punto diventano nonne,
scatta l'orologio biologico e vogliono il nipotino.
- È bello, può venire lei e ce lo cresce. - Quindi tu faresti un figlio per questo?
Io sono stanca, Pio, non ce la faccio più.
E riposati. Guarda che fa male allenarsi sotto il sole cocente.
Sono stanca di te, di tua madre.
Ma poi ci sposiamo e facciamo un figlio. Chi lo cresce, tu? Che non ci sei mai.
O io che ho appena avviato un'attività?
Vabbè, un'attività… Hai un'agenzia immobiliare.
- Non è proprio un… - Come, scusa?
Sarà impegnativo il tuo di lavoro, dirigi un coro e quattro cazzo di drogati.
Non sono drogati. I ragazzi non me li devi toccare.
Lo sai che io ci tengo come ai figli.
Allora fai così, amore: chiama mamma e le dici
che ce li ha già dei nipotini e pure già cresciuti.
Vabbè…
Che ci mangiamo oggi?
"Che ci mangiamo oggi?" "Che ci mangiamo oggi?"
Ma ti vedi? Niente ci mangiamo. Che male non ti fa.
Vabbè, oh…
- La facciamo finita? - Bravo, Pio, sì.
Finiamola, perché io non ce la faccio più.
No, ma io inten…
Grazie.
- Un altro cornetto? - Sono nervoso.
Possibile che ogni volta che devo pagare la colazione io sei nervoso tu?
Io ho i problemi e tu mi rinfacci i soldi della colazione? Fai schifo.
Comunque, quante volte te l'ho detto che tu con Francesca non c'entri un cazzo?
Questa non solo non ha mai cucinato e non vuole un figlio da te, ora che fa?
Ti caccia di casa.
Non mi ha cacciato. Si sarà solo presa una pausa di riflessione. Ci sta.
Ora mi devo trovare solo un appoggio e poi mi richiama.
Scusa, ma vai a dormire alla comunità.
- No. - Oh.
Fai come me, ti svegli la mattina e stai già al lavoro.
Fai lo smart working. Io sto da Dio, eh!
Scusa, ma tu non hai un piano libero? E se venissi a stare da te?
- Da me? - Sì.
- Non si sta bene da me. - Tu ora hai detto che stai da Dio.
Io sto da Dio, ma non è che tutti… Ma quanto si sta male là…
- I vecchi puzzano… I vecchi puzzano. - Puzzano?
Puzzano sempre. Poi parlano di continuo.
Se parlano, non mi dà fastidio. Sono abituato alla chiesa.
Russano la notte… Come russano la notte!
Ho le cuffie. Con le cuffie non li sento neanche.
- Sputano. Sputi tu? - Sputano?
Di continuo.
Devi stare attento, perché sputano continuamente.
Non è che lo dico io, lo dice la scienza. Ci sono i documentari.
I documentari dei vecchi che sputano?
- Dai, oh. - Oh, non puoi venire.
Non è che è un hotel, che ti vieni a piazzare là.
Mi pagano una retta. Un conto è che ci sto io, ma non puoi venire tu.
Io sto attento al minimo consumo, arriva lui e viene a dormire.
- Una cosa ti ho chiesto. - Da me no.
- Un caffè. Veloce. - Subito, sindaco.
- Buongiorno, Giova'. - Ehi.
Buongiorno, Giovanni.
Oggi è un gran buongiorno per la città di Vieste.
Inauguriamo le strisce rosa dei parcheggi per le donne in dolce attesa.
Cioè, si sono prese pure i parcheggi? Assurdo, oh!
Mio zio Franco, una pancia così, 102 kg,
sempre in silenzio ha trovato il parcheggio, zitto.
Consensi, Amedeo. Consensi.
Un politico deve saper usare tutte le carte.
- E a te? - Ho litigato con Francesca.
E adesso devo trovarmi un posto per andare a dormire.
- Ancora? - Ancora.
- L'ha cacciato di casa. - Non mi ha cacciato.
- L'ha cacciato. - Non mi ha cacciato.
- L'ha cacciato! - L'ha cacciato?
- Non devi gridare. - Non sta gridando.
- Ma scusa, vai in comunità. - Gliel'ho detto pure io.
"Francesca dice… in comunità."
Francesca dice che, se vado in comunità, è da sfigato.
In albergo non posso andare perché soldi non ne ho.
Sei fortunato. Stasera inauguro un albergo cinque stelle.
- Esce una stanza per me? - No.
- È scemo… - Io ti faccio una foto.
Te la mando e tu la metti come tua storia, facendo capire che stai dormendo lì.
E ti giochi la carta dell'indifferenza. Hai capito? Rilanci!
Mamma, che genio!
Che cervellone così! Un cervello così! Ha sempre la soluzione pronta.
Che devo dire, faccio come dite voi, vado in comunità.
Tanto due giorni e Francesca mi richiama.
- Sì, dai. Ti accompagno io, andiamo. - Grazie.
Giova', visto che hai bisogno di usare tutte le carte,
usa pure la carta della tua banca, che stamattina si è fregato mezzo bar.
- Capito… - Coi soldi dei contribuenti.
- Paga Giovanni? - Sì.
A saperlo prendevo il bombolone, non questo vuoto.
Fai schifo, però.
Oh, che è questo casino?
Madonna! E che è un omicidio? Ora diventiamo famosi?
La televisione? Arriva il telegiornale? Mi faccio intervistare.
"Sono un amico della vittima e comunque…"
Oh, Michele.
Pio, che fine hai fatto?
- Ma che è successo? - Un casino.
Ciao, Michele.
È crollata una parte del tetto della sala comune,
è un cedimento strutturale.
Un cedimento strutturale?
Vabbè… Sono pompieri, non comandano niente.
Qua ci vuole un tecnico, uno che capisce.
Sono il geometra del comune.
Si sta vagliando l'inagibilità della struttura.
- "Inagibilità"? - Esatto.
Vabbè… Ora parlano pure i geometri, da quando in qua?
I geometri non capiscono niente. Ci vuole un tecnico, un ingegnere.
Mi hanno detto che lei è il responsabile della struttura.
Sì.
Piacere, sono Trotta, l'ingegnere del comune.
Una firma qui per presa visione dell'inagibilità della struttura. Grazie.
E che cazzo…
- Forse ci vuole… - Senti a me, stai zitto.
Voi al comune non fate mai niente, non ci state mai, giusto oggi tutti qua.
Ma una bella malattia finta non si usa più là?
Io non lo so, non mi spiego.
- Prima Francesca, ora la comunità. - Non ti preoccupare, la risolve.
Giova', ti prego, dai una mano a un amico.
Prima di tutto, qua dentro non sono un amico,
sono il sindaco Giovanni Vigliotti.
E poi, tranquilli. Sono o non sono quello che ha portato i Pooh a Vieste?
- Che cazzo c'entra? - Belli i Pooh.
Ho convocato il responsabile per la tutela dei minori.
- Così troviamo una soluzione per tutti. - Hai visto che è un amico?
Sindaco.
Ora risolve la situazione dei tuoi drogatelli.
- Non sono drogati. - Lo sono.
Mi raccomando, fallo per la nostra amicizia.
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