Madman at War

Madman at War (Scemo di guerra)

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Scemo di guerra - Film - RaiPlay v2 IT
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Publikigita je: 2026-06-06
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La unuaj 200 linioj.

SCEMO DI GUERRA Sottotitoli a cura di BuStEl, 2026.

- Come ti chiami? - U2 Fisio.

Sei sardo?

Signor sì.

- E fai il pastore? - Sì.

- Quanti fratelli hai? - Undici.

- Sorelle? - Cinque.

- Pecore? - Tre pecore.

Ero partito da Bengasi, destinazione Oasi di Sorma, sede della 31esima sezione di sanità.

Era un viaggio in cui si mescolavano il piacere dell'avventura e la paura dell'ignoto.

Ma mentre attraversavo quei grandi spazi vuoti, pensavo che la mia,

tutto sommato, avrebbe potuto essere anche una piacevole vacanza.

Ma non piove mai qui?

L'anno scorso ha piovuto una volta, a Natale.

- Perché suoni? - Eh, non si sa mai.

Via di qua. Io ufficiale italiano.

Va bene, non ti incazzare.

Vai.

No, non mi cantare, dai.

Che morto in guerra? Puto, per piacere. Basta, basta così, basta, basta.

Eh, morto in guerra.

L'uomo sul cammello è le moglie a piedi, come da noi.

- Ma quand'è che arriviamo? - Quando va via il sole.

- Ma qui va via il sole? - Signor sì.

- Ahia, abbiamo svegliato lo sciacallo. - Ci sono sciacalli qui? Dov'è?

Sì, uno ce n'è.

- Quella è la barracca a comando. - Sì.

Presentatevi al comandante maggiore Bellucci. È ancora alzato.

- Bellucci, eh? - Sì, Bellucci.

Avanti.

Permesso.

Sottotenente Lupi Marcello agli ordini, signor maggiore.

Benvenuto al campo. Avete fatto buon viaggio?

Sì, grazie. Ecco la bassa di passaggio.

Cos'è quella barba?

Ah sì, perché vengo dalla Cunense dove è permessa. Anzi, posso tenerla?

In cosa siete specializzato?

Sto cercando di specializzarmi in psichiatria.

Ho con me i libri e le dispense. Con il vostro permesso

vorrei avere il tempo di continuare a studiare.

Lo vedremo.

Quella è mia moglie.

A domani, tenente. Buonanotte.

- Buonanotte, signor maggiore. - Mi avete fatto perdere il filo.

- Chiedo scusa. - Notte.

Notte.

Signor tenente, i bagagli li ho messi nella tenda.

- Grazie, purgo. - Scommetto che stava scrivendo.

Sì, scriveva. Ogni giorno scrive alla moglie, ogni giorno.

- Tutti i scrittori sono qui. - E tu?

- Io no. - Perché, non hai nessuno?

Eh, non so scrivere io. La tenda è questa.

State col tenente Bodda. Bodda Giovanni.

Ho acceso anche la lampada a petrolio.

Buonanotte, signor tenente.

- Buon sonno. - Buonanotte, purgo, e grazie.

Toh, pica di gusto, brutta bestia.

Bravo. Hai svegliato lo sciacallo, eh?

Mi dispiace. Sono il sottonenente Luppi Marcello.

Le presentazioni le facciamo domani, eh?

Adesso vai in branda e lascia dormire.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Le scarpe mettile fuori dalla tenda. E chiudi bene, se non entrano le zanzare.

Eh, cosa fai lì?

Sto guardando quello lì. Guarda cosa fa.

È nudo. Ma cosa sta facendo? Sorge del sole.

- Cos'è, un santone? - Dai, vieni via. Lascia perdere.

Fra dieci minuti sono alla sveglia. Siamo di servizio.

Comodo, comodo. Scusa.

- Ser Maggiore, alle ordine. - Cerioni, questo è il nuovo arrivato.

- Ah, bravo. - Sottonenente Luppi Marcello.

Cerioni Gianni, anestesista. Mi fai vedere?

- Tieni. - Eziologia della schizofrenia.

- Ah, faccio le mani a tutti. - Capitano.

- Ah, il nuovo arrivato. - Sottonenente Luppi Marcello.

- Mi chiamo Nitti, benvenuto. - Grazie.

Vedi se ti va bene questo, eh?

Dunque, che notizie ci sono dall'Italia, caro collega?

Ma niente di speciale, capitano. Si tira la cinghia.

Pensate che a Genova fanno contrabbando di castagnaccio.

Beh, non mi pare una notizia nuova. Anzi, te ne do io una nuova.

Lo sai di quello scienziato che si è presentato davanti al duce

dicendo di avere scoperto la formula per la trasformazione della merda in burro?

- Nitti, Nitti, per piacere. - Dai, con ste barzellette.

E questa non la sapete. E se non la sapete dovete ascoltare con rispetto.

Dunque, allora il duce ha finanziato la scoperta.

Un giorno convoca al palazzo Venezia lo scienziato e dice.

Allora, come va il processo per la trasformazione della merda in burro?

Ah, molto bene, duce, dice lo scienziato. L'abbiamo fatta diventare bianca.

Si può sformare anche sul pane. Però, dice, ho un solo difetto.

Sa ancora di merda?

- Tu la sapevi. - Eh, beh.

- No, tu la sapevi. - No, no, no, no.

Vabbè, comunque un subalterno non è consentito concludere le barzellette dei superiori.

Tu devi ridere e stop.

Così ci sei rimasto tu di merda, eh?

Signor Maggiore, c'è un messaggio dal comando di divisione.

Speriamo

che siano buone notizie.

A partire dal 12 corrente, la vostra compagnia si considera in zona di guerra.

Finalmente avremo la cognata indennità. Il Barabì.

Sì, che ci permetterà di comprare due sigarette in più alla settimana,

tre spille da bali, due bottoni, un paio di lacce da scarpe.

Il tuo disfattismo da quattro soldi non fa ridere nessuno. Almeno con me, risparmiatelo.

Manca a me che mi fa ridere.

- Non scrivere a tua moglie. - Ah, sei il nuovo arrivato.

- Sì, Luppi Marcello. - Lui è il nostro internista.

- E lui il sollevatore. - Carissimi.

- No, no, eccolo. - Per il bene che mi voglio.

- Il capitano. - No, scarpini. Anche a te, caro.

- Tu sei il nuovo arrivato, eh? - Signor sì, signor capitano.

Sottolinente Luppi Marcello.

Quelli cosa sono?

Sono gli Zeiss.

Ultimo modello.

- Belli, eh? - Non sono un po' fuori ordinanza?

Signori, ho appreso ora che il fronte si avvicina.

L'Italia avrà presto bisogno di noi.

D'altronde era ora perché qui si batte la fiacca.

Nitti, per il bene che ti voglio, dà del lavoro a questi imboscati.

Sarà duro, ma ci proverò.

Adesso lo potete imbucare.

Ma qui non c'è male a nessuno?

Ma dico, ve ne state lì impalati.

Qui c'è uno che fa sorgere il sole, timbra i colleghi nuovi arrivati

e voi state lì e non dite niente.

- Questo è solo l'inizio. - Siamo stati tutti timbrati.

Sì, ma tu non hai informato il tuo compagno di tenda?

- No, non volevo traumatizzarlo subito. - Ah, grazie tanto.

Vedrai.

- Ora magari se me lo levo si incazza anche. - Eh sì, è come se si ingazza.

- Vieni bello, vieni. - Vai, siediti là.

Avete visto i miei occhiali?

Un altro che non trova gli occhiali.

Boda, chi è sto figlio?

È il più elevato in grado dopo il maggiore Bellucci.

- Sì, va bene, ma allora? - Allora? Aspetta e vedrai.

- Che altro c'è? - Fa l'amore con le mosche.

Come con le mosche?

Guarda, lascia aperto uno spiraglio della tenda, le mosche entrano a sciami,

lui si mette nudo, si cosparge il corpo di zucchero

e si bea di quel ronzante fremido d'ali sulla pelle.

E le mosche cosa fanno? Hanno degli orgasmi?

- Non lo so. - Come reagiscono?

- Chiedilo a loro. - Io conoscevo uno che lo faceva con le

formiche, ecco perché si dice formicale.

- Ma vai in mola. - Sì, te lo devo scientificamente provare.

Dai, dai. Andiamo a confessare i nostri difficoltà.

- Poca luce Mario. - Eccomi.

Contento?

Lo zoppo felice.

Questo per me è sottotenente Cerioni.

No, signor tenente.

- Michellini Osvaldo. - Presente.

Natalucci Giulio.

- Necroni Caetano. - Era ora.

No, per te non c'è niente.

- C'è niente per il capitano Scarpilli? - No, signor capitano.

Non c'è mai niente per me.

- Zanin Giuseppe. - Sono qua.

- Non mi scrive nessuno. - Roberto mi chiamo.

- Possibile non ti ricordi mai il mio nome? - Tieni.

L'avventuroso.

La piccola Lida al grande Oscar.

Guarda, guarda. Quanti sono, guarda.

Ecco i miei zais.

Ladro di occhiali.

Collezionista di palline di gazzone.

Una mosca.

Ah, fanculo Pilli.

- Cosa fai qui? - Eh, io.

- Sono io che ti ho convocato? - Beh, sì, sì.

Ah, sì.

Ho fatto la mia buona azione mattutina. Ho andato da mangiare alla capretta.

Mi vuole bene lei. Tu lo sai perché ti ho convocato?

Ma veramente me lo dovete dire voi?

Eh, già, già.

Eh, senti, forse per niente.

O forse semplicemente perché voglio conoscerti meglio.

Sì, o forse per un altro motivo, chi lo sa. Dai, forza, siediti, parlami di te.

- Ma io sono... - Tu lo sai bene che ti voglio, lo sai o no?

E sai che ho proprio bisogno di parlare a un amico.

Qui è difficile trovare qualcuno con cui parlare. Molto difficile.

E la ragione te la dico io se lo vuoi sapere. Te la dico io.

I tuoi colleghi mi odiano.

Mi perseguitano.

Mi avrebbero fatto a pezzi. Se non ci fosse cosa lì...

Chi?

- Vuoi un caffè? - Volentieri un po'.

Il comandante Bellucci.

Basta così, grazie.

Alla tua.

È un padre per me. Un santo.

- Te sai perché? - No.

Beh, perché mi conosci. Sa quanto valgo nella professione.

Mi ha visto un sacco di volte al lavoro in sala operatoria.

Eh beh, anche tu avrai sentito parlare di me, no?

Sì, sì, certo. Ho sentito parlare. Più di una volta.

E questo scatena le gerosie.

- Tu sei psichiatra, mi pare. - Sì, quasi.

Komentoj

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