Tosca

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Tosca (2011)
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تاریخ انتشار: 2015-08-14
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نخستین 200 خط.

Ah! Finalmente!

Nel terror mio stolto vedea ceffi di birro in ogni volto.

La pila... la colonna...

“A' piè della Madonna”, mi scrisse mia sorella.

Ecco la chiave... ed ecco la cappella!

E sempre lava!

Ogni pennello è sozzo peggio d'un collarin d'uno scagnozzo.

Signor pittore... T0'! Nessuno.

Avrei giurato che fosse ritornato

il cavalier Cavaradossi.

No, sbaglio. Il paniere è intatto.

- Che fai? - Recito l'Angelus.

- Sante ampolle! Il suo ritratto! - Di chi?

Di quell'ignota che i dì passati a pregar qui venìa

tutta devota e pia.

È vero. E tanto ell'era infervorata nella sua preghiera

ch'io ne pinsi, non visto, il bel sembiante.

Fuori, Satana, fuori!

Dammi i colori!

Recondita armonia di bellezze diverse!

È bruna Floria, l'ardente amante mia.

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.

E te, beltade ignota, cinta di chiome bionde!

Tu azzurro hai l'occhio, Tosca ha l'occhio nero!

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.

L'arte nel suo mistero le diverse bellezze insiem confonde:

ma nel ritrar costei il mio solo pensiero, Tosca, sei tu!

Ma con quei cani di volterriani nemici del santissimo governo

non c'è da metter voce!

Scherza coi fanti e lascia stare i santi. Già, sono impenitenti tutti quanti!

Facciam piuttosto il segno della croce.

- Eccellenza, vado. - Fa' il tuo piacere!

Pieno è il paniere. Fa penitenza?

- Fame non ho. - Ah! Mi rincresce!

Badi, quand'esce chiuda.

- Va:! ' V0!

Gente là dentro!

Voi? Cavaradossi! Vi manda Iddio!

Non mi ravvisate?

Il carcere m'ha dunque assai mutato!

Angelotti! Il console della spenta repubblica romana!

Fuggii pur ora da Castel Sant'Angelo.

- Disponete di me. - Mario!

Celatevi! È una donna gelosa.

Un breve istante e la rimando.

- Mario! - Eccomi!

Sono stremo di forze, più non reggo.

In questo panier v'è cibo e vino.

- Grazie! - Presto!

Mario!

Son qui!

- Perché chiuso? - Lo vuole il sagrestano.

- A chi parlavi? - A te!

- Altre parole bisbigliavi. Ov'è? - Chi?

Colei! Quella donna! Ho udito i lesti passi e un fruscio di vesti.

Sogni!

Lo neghi?

Lo nego e t'amo!

Oh! Innanzi la Madonna...

No, Mario mio, lascia pria che la preghi, che l'infi0ri.

Ora stammi a sentir: stasera canto, ma è spettacolo breve.

Tu m'aspetti sull'uscio della scena e alla tua villa andiam soli soletti.

Stasera?

È luna piena e il notturno effluvio floreal inebria il cor.

- Non sei contento? - Tanto!

- Tornalo a dir! - Tanto!

Lo dici male.

Non la sospiri la nostra casetta che tutta ascosa nel verde ci aspetta?

Nido a noi sacro, ignoto al mondo inter, pien d'amore e di mister?

AI tuo fianco sentire per le silenziose, stellate ombre, salir

le voci delle cose!

Dai boschi e dai roveti, dall'arse erbe,

dall'imo dei franti sepolcreti odorosi di timo,

la notte escon bisbigli di minuscoli amori

e perfidi consigli che ammolliscono i cuori.

Fiorite, o campi immensi; palpitate, aure marine, nel lunare albor!

Piovete voluttà, volte stellate! Arde in Tosca un folle amor!

M'avvinci nei tuoi lacci, mia sirena! Mia sirena, verrò!

- Or lasciami al lavoro. - Mi discacci?

- Urge l'0pra, Io sai! - Vado. Vado!

Chi è quella donna bionda lassù?

- La Mgddalena. Ti piace? - E troppo bella.

Prezioso elogio.

Ridi? Quegli occhi cilestrini già Ii vidi.

Ce n'è tanti pel mondo.

Aspetta... aspetta...

È l'Attavanti!

Brava!

La vedi? T'ama? Tu l'ami?

Fu puro caso.

Quei passi e quel bisbiglio... Ah! Qui stava pur ora!

- Vien via! - Ah, la civetta!

A me, a me!

La vidi ieri, ma fu puro caso. A pregar qui venne.

Non visto la ritrassi.

- Giura! - Giuro!

- Come mi guarda fiso! - Vien via!

- Di me, beffarda, ride. - Follia!

Ah, quegli occhi!

Quale occhio al mondo può star di paro

all'ardente occhio tuo nero?

È qui che l'esser mio s'affisa intero.

Occhio all'amor soave, all'ira fiero,

qual altro al mondo può star di paro all'occhio tuo nero?

Oh, come la sai bene Parte di farti amare!

Ma... falle gli occhi neri!

Mia gelosa!

Sì, Io sento, ti tormento senza posa.

Mia gelosa!

Certa sono del perdono se tu guardi al mio dolor!

Mia Tosca idolatrata, ogni cosa in te mi piace.

L'ira audace e Io spasimo d'amor!

Dilla ancora la parola che consola!

Dilla ancora!

Mia vita, amante inquieta, dirò sempre: “Floria, t'amo!”

Ah! L'alma acquieta, sempre “T'amo!” ti dirò.

Dio! Quante peccata! M'hai tutta spettinata.

Or va', lasciami!

Tu fino a stasera stai fermo al lavoro. E mi prometti,

sia caso o fortuna, sia treccia bionda o bruna,

a pregar non verrà donna nessuna?

Lo giuro, amore! Va'!

- Quanto m'affretti! - Ancora?

No, perdona!

Davanti la Madonna?

È tanto buona!

Ma falle gli occhi neri!

È buona la mia Tosca,

ma, credente, al confessor nulla tiene celato, 0nd'io mi tacqui.

È cosa più prudente.

- Siam soli? - Sì. Qual è il vostro disegno?

A norma degli eventi, uscir di Stato

o star celato in Roma. Mia sorella...

L'Attavanti?

Sì. Ascose un muliebre abbigliamento là sotto l'altare:

vesti, velo, ventaglio.

Appena imbruni indosserò quei panni.

Or comprendo!

Quel fare circospetto e il pregante fervore in giovin donna e bella

m'avean messo in sospetto di qualche occulto amor!

Or comprendo! Era amor di sorella!

Tutto ella ha osato onde sottrarmi a Scarpia scellerato!

Scarpia?

Bigotto satiro che affina colle devote pratiche la foia libertina

e strumento al Iascivo talento fa il confessore e il boia!

La vita mi costasse, vi salverò!

Ma indugiar fino a notte è mal sicuro.

Temo del sole!

La cappella mette a un orto mal chiuso,

poi c'è un canneto che va lungi pei campi a una mia villa.

- M'è nota. - Ecco la chiave.

Innanzi sera io vi raggiungo; portate con voi le vesti femminili.

Ch'io le indossi?

Per or non monta, il sentier è deserto.

Addio!

Se urgesse il periglio, correte al pozzo del giardin.

L'acqua è nel fondo, ma a mezzo della canna

un picciol varco guida ad un antro oscuro,

rifugio impenetrabile e sicuro!

Il cannon del castello!

Fu scoperta la fuga! Or Scarpia i suoi sbirri sguinzaglia!

- Addio! - Con voi verrò. Staremo all'erta!

Se ci assalgon, battaglia!

Sommo giubilo, Eccellenza!

Non c'è più! Ne son dolente!

Chi contrista un miscredente si guadagna un'indulgenza!

Tutta qui la cantoria! Presto!

- Dove? - In sagrestia.

- Ma che avvenne? - Nol sapete?

Bonaparte, scellerato, Bonaparte...

Ebben? Che fu?

Fu spennato, sfracellato è piombato a Belzebù!

'- Chi Io dipe? - E sogno! E fola!

È veridica parola. Or ne giunse la notizia!

Si festeggi la vittoria!

E questa sera gran fiaccolata, veglia di gala a Palazzo Farnese,

ed un'apposita nuova cantata con Floria Tosca!

E nelle chiese inni al Signor!

Or via a vestirvi, non più clamor!

Via, via, in sagrestia!

Doppio soldo! Te Deum... Gloria! Viva il re!

Si festeggi la vittoria!

Un tal baccano in chiesa!

Bel rispetto!

Eccellenza, il gran giubilo...

Apprestate per il Te Deum.

- Tu resta! - Non mi muovo!

E tu va', fruga ogni angolo.

- Raccogli ogni traccia! - Sta bene!

Occhio alle porte, senza dar sospetti!

Ora a te.

Pesa le tue risposte.

Un prigionier di Stato fuggì pur ora da Castel Sant'Angelo.

- S'è rifugiato qui. - Misericordia!

Forse c'è ancora. Dov'è la cappella degli Attavanti?

Eccola!

Aperta! Arcangeli!

E un'altra chiave!

Buon indizio.

Entriamo.

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