نخستین 200 خط.
Lo senti questo sibilo?
È un cuscinetto allentato. Rimetti in moto.
- È la pompa dell'acqua. - Dici?
Bisognerebbe sostituirla, ma trovarne una non è facile.
Possiamo farcela da noi. Conosco uno che dovrebbe avere dei ricambi.
- Mica vi metterete a fare i meccanici! - Perché no?
Se non va, si butta via. Non potete rischiare di restare a piedi.
Sì, d'accordo, ma a questa…
Ci tengo.
- È il mio feticcio. - Beh, se è così…
- Andiamo a prendere l'aperitivo. - Andiamo.
La prima volta che mi hanno preso
avevo rubato una vettura con cavallo attaccato.
Avevo 18 anni. Eravamo nel…
Insomma, molto tempo fa.
Sedetevi lì.
Che ha il macinino?
- È la pompa dell'acqua. - No, un cuscinetto.
- Come va? - Lo sai, noi la facciamo andare.
È lui. Helene, prepara lo champagne.
Vado subito.
Questo è Jo, il mio vecchio amico.
È stato deportato a Mauthausen.
Conosci Raymond? Il meccanico.
Salve, Jo.
Questo è Manu.
- L'elegante! - Come va?
E Lucien.
Noi ci conosciamo già.
Sei dimagrito.
Non ti avrei riconosciuto per strada.
Devo la cura dimagrante ai tuoi amici.
- Non sempre si scelgono gli amici. - Lo hai detto.
Bene!
Se non avete nulla in contrario, Jo si metterà in compagnia con noi.
È un vantaggio. Più farabutti siamo, più i ricchi se la fanno sotto.
Allora è fatta! Andiamo, Jo.
Ecco lo champagne!
Cornelius, ti presento Jo.
Salve, Jo.
Vado a controllare l'arrosto.
Allora… alla salute!
No, ragazzi. Non dite mai così.
C'era un giudice che quando dava sette, otto anni di galera diceva:
"Le farà molto bene alla salute!".
- Salute! - Salute!
Marinette?
Marinette, sono Jo.
Sono Jo, apri.
È successo qualcosa?
- Che gli hanno fatto? - Vai a vestirti.
- Non l'hanno mica ucciso? - No, un incidente.
Pierrot!
Pierrot!
L'anno scorso ho conosciuto la Gang del Parigino.
Chi immaginava che sarebbe andata così?
Ehi, balliamo!
Non essere così simpatica.
La guerra era finita. Tutti correvano a Parigi, anche io.
Avevo trovato lavoro al Tango Bar.
Anche se mi sforzavo di non sembrarlo, ero rimasta provinciale.
- Buonasera, signori. Un tavolo? - Certo.
Champagne.
Cognac. Uno.
Guarda questo!
Porca puttana!
Alla tua.
Ride lo stronzo, eh?
Bello lui!
Coglione!
Va bene? Ok?
Ehi, tu!
Non fare il fesso, Pierrot.
Allora, scimmione, rompi il cazzo?
Ehi, è mio amico!
Non è niente, un incidente. Non è niente… Per favore, musica!
Guarda che ti do una sberla!
Grazie.
Era il primo gesto gentile che mi veniva rivolto al bar.
Lo so, era un gesto banale, ma ripensavo al tipo che l'aveva fatto,
a quella sua faccia da ragazzaccio tenero e violento.
Temevo di non rivedere più i suoi riccioli neri
e i suoi occhi pieni di allegria.
Ciao.
- Hai paura? - Un po' sì.
Come ti chiami?
Marinette. Non è granché, vero?
Vieni, ti accompagno, Marinette.
Cominciò così.
Pierrot non era uno che perdeva tempo né tantomeno dava spiegazioni.
Nemmeno lui sapeva spiegarsi perché faceva certe cose.
Le faceva e basta, guidato solo dalla sua grande voglia di vivere,
di afferrare ogni possibile momento di felicità.
Così, partimmo subito in viaggio di nozze.
Che ore sono?
Non è tardi.
Sei più bella senza trucco, sai?
Devo metterne un po' per i clienti del bar. Lo sai, no?
Non ci andrai più al bar.
Ah, no?
Dove andrò?
Dove dirò io.
Hai i genitori?
Sì, ad Aix-en-Provence.
Mio padre era in ferrovia.
Ora non c'è più?
L'hanno licenziato per storie di politica.
Se uno non ha soldi, non deve immischiarsi nella politica.
La tua famiglia di che si occupa?
Non mi piace parlare di me.
Mi perdoni?
Pierrot, senti. Puoi tirare le tende? Preferisco.
- Ciao. - Ciao. Come va?
Bene.
Pierrot!
"Raggiungimi da Felicia tra due giorni.
Fattoria La Titoune, Porcheville.
Non ti truccare. Pierrot."
Dai, fila!
Da questa parte.
- Apri la cassaforte. - Non posso, non ho la chiave.
- E dov'è? - Ce l'ha il contabile, è dal direttore.
Chiamalo.
Sbrigati!
No, lascia!
Venite.
Insistendo avrebbero aperto la cassaforte.
Non preoccuparti.
Fila, Jo ci aspetta tra cinque minuti. Vai!
- Su le mani! Non fate i furbi. - Più in fretta, tu!
Eccoli qua!
- La polizia che fa intanto? - Si riorganizza, madame.
Forza, fila! Noi vi seguiamo.
- Non è questa la strada. - Lo so.
- Torniamo alla fabbrica. - Non dire stronzate!
Non mi piace come è andata prima.
I poliziotti saranno andati alla banca, abbiamo un po' di vantaggio.
Levatevi le tute. Sembrate due operai.
Polizia!
Qua, commissario. La segretaria è svenuta dopo che se ne sono andati.
Polizia. Non potete stare qui.
Per fortuna non c'ero, altrimenti…
- Lei è il contabile? - Sì.
Non hanno tentato di forzarla?
- Non ce l'avrebbero fatta. - È difficile da aprire.
- Non è facile. Bisogna conoscerla. - Ho capito.
Bravo, grazie! Adesso facciamo noi.
Tu vieni con noi. E se ti muovi, ti brucio!
Tra tre giorni passa la coincidenza.
Che spettacolo tutto questo grano!
Adesso cosa ne facciamo?
La polizia è in pieno sbandamento. La chiamano "epurazione". Mah!
Bisogna approfittare per ammucchiare il più possibile.
Già. Non durerà sempre così.
Ci sono 300 sacchi in più.
Se siete d'accordo,
sarà il nostro regalo per il tuo marmocchio.
No, Pierrot…
Così potrai comprargli una bella balia!
- D'accordo. Vi ringrazio molto. - Tieni, Jo.
A ognuno i suoi biscotti.
Senti come ti chiama?
Volete vederlo?
- Andiamo. - Vediamo com'è venuto.
Non è niente. Fai il bravo.
Ecco, da bravo.
Venite.
Oplà!
È lo zietto! Lo zietto!
Pierrot, come trovi il tuo figlioccio?
- Ti assomiglia. - Ci mancherebbe solo questo!
- Il piccolo re della Pampa. - Perché della Pampa?
Perché sarà argentino o brasiliano, non so bene ancora.
- Vuoi emigrare? - Sì.
Gli insegnerò la meccanica laggiù.
Non saprà mai a cosa deve il suo garage. Ecco qua.
No.
Ho lasciato tutto per Pierrot.
Il Tango Bar, la famiglia, gli amici, il trucco.
Devo dire che è stato facile
perché Pierrot da solo era più di tutte queste cose insieme.
Se mi avesse chiesto di raggiungerlo in capo al mondo, ci sarei andata.
La fattoria di Felicia era un po' meno lontano.
Qui sei a casa tua.
- Signora… - Chiamami Felicia.
Pierrot è qui?
Sì, dorme. È rientrato tardi. Meglio non disturbarlo.
- Lei è un'artista? - Ero cantante.
Sai che mi piaci? Lo sapevo, sai?
Con Pierrot non si sa mai. Tutto è normale e niente è normale.
È il mondo alla rovescia.
È sempre stato così. Sempre.
Lo conosce da molto?
L'abbiamo accolto quando è evaso dal riformatorio. Aveva 13 anni.
Era peggio di un cane bastonato. Ringhiava continuamente.
Però quando sorrideva, non gli si poteva resistere.
- Tu ne sai qualcosa. - Sì.
Ora per lui sono come una madre. Mah!
Per vivere in pace con uno così,
bisogna essere pronte a tutto.
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