نخستین 200 خط.
Ho sacrificato i miei anni migliori
per fare il mio dovere combattendo una guerra terribile.
La guerra cambiava di anno in anno
e con essa il nostro modo di affrontarla.
L'intensità dello scontro si era fatta tale
che chiunque si fosse allontanato nel 1914
e fosse tornato nel 1917
l'avrebbe presa per un'altra guerra.
Posso solo dire che non volevo perdermela.
Erano tempi terribili, ma non volevo perdermela.
Se potessi rivivere quei tempi
farei tutto allo stesso modo. Mi piaceva la vita sotto le armi.
Non ero mai stato così elettrizzato in vita mia.
Ero come un bambino portato alle giostre per la prima volta.
Non mi pareva che ci fosse nulla di strano.
C'era un lavoro da fare e noi andavamo a farlo.
Ci avevano instillato l'idea che
c'era la guerra e dovevamo uccidere i tedeschi.
La cosa per noi era tutta qua.
Non rimpiango di aver fatto quest'esperienza.
Avrei preferito di no, ma non lo rimpiango.
Anche perché ne sono uscito vivo!
Ci furono momenti buoni e cattivi in Francia.
La prendevamo come veniva.
Fui ferito due volte e gassato
ma non me ne curavo, pensavo a fare del mio meglio.
Cercavamo di adeguarci, come tutti.
Non avevamo rimpianti, sapevamo che sarebbe stata dura...
E fu dura, ma non ci lamentavamo.
Non era poi questa grande avventura.
Vedevi tanti di quei morti e feriti
che alla fine il sangue non ti faceva più effetto.
Eravamo professionisti. Per noi era solo un lavoro.
Sarebbe sbagliato dire che la guerra ci piacesse
ma ti dava quel calore, quella soddisfazione
di quando si è utili a qualcosa.
Non mi segnò eccessivamente
perché sapevo ancora troppo poco del mondo.
Ero solo un ragazzino, come tutti gli altri.
Era come un grande gioco per noi.
A parte il fatto che ci si ammazzava sul serio.
Fece di me un uomo? Certamente.
Non credo sarei mai stato l'uomo che sono
se non avessi prestato servizio.
Imparavi a prenderti cura di te stesso.
Al contrario della vita civile dove c'era tua madre per ogni faccenda.
Dovevi imparare a cucinare, a rammendare i calzini,
ricucirti i bottoni e cose simili.
Era solo un lavoro. Sapevo di non essere solo,
sapevo che combattevo insieme ad altri
e che quello che capitava a loro poteva capitare a me.
Non avevo alcun rimpianto.
Non avevo una moglie, una ragazza, nulla.
Nessun rimpianto e nessuna paura...
Perché se sopravvivi a quello puoi sopravvivere a qualunque cosa.
Sapevamo che non correva buon sangue tra Inghilterra e Germania.
Sapevamo che il Kaiser aveva in mente di espandere il suo impero.
Durante quell'estate si fece un gran parlare
dei disordini nei Balcani.
Ma noi eravamo lontani dai Balcani, la cosa non ci preoccupava.
Fu quell'affare in Serbia, giusto?
Quando spararono a quel tizio
Seguivo le vicende politiche
e avevo intuito che ci sarebbero state grane tra Inghilterra e Germania.
Era una bellissima mattinata, il 4 di Agosto.
Eravamo tutti seduti a tavola.
Stavamo per pranzare con la squadra tedesca di rugby.
Tedeschi e inglesi erano mescolati, sedevano uno accanto all'altro.
Un fattorino entrò proprio durante il pranzo
con la notizia sbalorditiva che era scoppiata la guerra.
C'era un grande manifesto: "Dichiarata guerra alla Germania."
Non sapevamo cosa fare,
se dovessimo prendere un coltello da tavola
e scagliarci sui tedeschi.
Ma dopo una breve discussione
decidemmo che per quanto ci riguardava
la guerra sarebbe cominciata domani
e la festa continuò.
Essere britannico mi riempie di orgoglio.
Credo sia il paese migliore del mondo
e sono pronto a combattere per questo.
Su una cosa non c'è dubbio:
nella Prima Guerra Mondiale eravamo pronti alla lotta.
L'Impero era forte, non temevamo nessuno.
Tutti compravano spille e bandiere e cantavano canzoni.
Non c'era alcun senso di angoscia.
L'Inghilterra non poteva perdere.
I tedeschi potevano respingerci fin dentro la Manica,
ma non avevano speranze. Non potevamo perdere.
Ci avevano insegnato che un inglese era più coraggioso di dieci tedeschi.
Pensavo che un nemico dell'Inghilterra fosse un nemico mio,
quindi non volevo mancare.
Bastavano sei mesi, un anno al massimo e il gioco era fatto.
Andai con un amico allo Shepherd's Bush Empire
a vedere un film sulla marina inglese.
Quando partì "La Gran Bretagna non sarà mai schiava"
sentii un brivido lungo la schiena e decisi che mi sarei arruolato.
Un amico mi disse: "Andiamo ad arruolarci."
Lo faceva per spirito patriottico
ma anche per via dell'esaltazione generale.
Non credevo molto nella guerra
ma ero pronto a fare la mia parte.
A quei tempi non stava bene pensare con le proprie teste,
si doveva fare come ti ordinavano e basta.
Mia madre ne era molto addolorata
ma sapete come sono i giovani quando hanno in testa una cosa.
All'ora di pranzo lasciai l'ufficio
e andai all'Armoury House, dove la fila
per arruolarsi era di crica mille persone.
Si pensava a una guerra tra gente civile, tutti erano pronti a misurarsi.
Io e un amico decidemmo di arruolarci.
Il capo la prese male quando seppe che saremmo partiti.
Non ci garantiva che avremmo ritrovato i nostri lavori al ritorno.
Mia madre mi disse di aspettare che compiessi almeno 19 anni.
Era quella l'età per arruolarsi, dai 19 ai 35 anni.
Almeno sulla carta.
Eravamo solo dei ragazzi pieni di entusiasmo.
Gliel'avremmo fatta vedere noi, ai crucchi.
Volevo andare a combattere per il mio paese.
Tutto qua, ero orgoglioso del mio paese ed ero pronto a fare del mio meglio.
Era il pensiero di quasi tutti i ragazzi di quel periodo.
Mia madre mi disse: "Ascolta,
possiamo impedirti di andare, sei minorenne."
Risposi: "Lo so, mamma, ma sono sicuro che non lo farete."
E infattii non lo fecero.
Vedevo tutti i ragazzi della mia età andare volontari
e pensai fosse mio dovere seguirli.
Ero molto entusiasta, tutti lo eravamo.
Dissi: "Arruolamento immediato, grazie!"
Ne furono molto felici, in un baleno ero nell'esercito.
Molti si arruolavano nei reggimenti locali
come il Bucks e il Middlesex.
Ragazzi della mia scuola, con i quali giocavo a calcio e a cricket...
Ci arruolammo tutti, pieni di speranze.
Eravamo buoni amici, compagni.
Inoltre era sempre meglio che annoiarsi con un lavoro normale.
Passeggiavo lungo la via principale di Camden Town
quando due ragazze mi chiesero: "Come mai non sei nell'esercito?"
Risposi: "Ho solo 17 anni!"
"Oh, dicono tutti così."
Poi infilò una mano nella borsetta.
Alzai un braccio, come per difendermi,
e lei mi pizzicò il naso con una piuma bianca.
Marciando verso la stazione
alcuni indossavano la bombetta, altri la paglietta,
altri ancora il berretto d'ordinanza.
Alcuni avevano le divise, altri la giacca da civile
con sotto i pantaloni dell'uniforme.
Alcuni avevano gli scarponi militari, altri no.
Eravamo un gruppetto variopinto.
Qualcuno evidentemente si aspettava tutti i comfort
e aveva portato valigie di vestiti, che non vide mai più.
Ci tagliarono i capelli. "Come li gradirebbe, signore?"
Tu rispondevi: "Corti dietro e ai lati."
E loro ti radevano a zero con un rasoio per cavalli.
Sembravamo più carcerati che soldati.
Allo scoppio della guerra tutti gli ex-soldati fuorono richiamati alle armi.
Gli veniva dato il grado di sergente.
Molti istruttori furono reclutati così.
Quelli che fecero di noi dei soldati
furono i veterani delle guerre passate.
Ci diedero molti buoni consigli su cosa fare e cosa non fare.
Ci condussero nella piazza d'armi
e ci assegnarono ai diversi plotoni.
Quando arrivarono erano dei gracili,
malaticci, malnutriti, spauriti bambini.
Gli scarti della nostra civiltà industriale.
Erano in pessime condizioni e noi dovevamo farne dei soldati.
In molti avevano mentito sull'età per entrare nell'esercito.
L'aiutante generale ci mise in riga e ordinò:
"Ogni uomo di età inferiore ai 19 anni faccia due passi avanti."
Nessuno si mosse.
Avevo 17 anni.
Pensavo mi avrebbero detto di aspettare che avessi 19 anni.
Invece mi chiesero: "Per quanto tempo vuoi rimanere?"
Andai anche io al centro di reclutamento.
Mi chiesero: "Quanti anni hai?" "17, signore."
"Allora devi uscire, rientrare e dire che ne hai 18."
Così feci, rientrai e dissi che avevo 18 anni. Mi presero subito.
Il sergente mi chiese: "Quanti anni hai?" "18 e un mese."
"Intendi 19 e un mese?"
Ci pensai un attimo, poi dissi: "Sissignore." "Perfetto, firma qui."
Mi chiese quanti anni avevo.
"Ne ho compiuti 16 a marzo."
"Sei troppo giovane. Perché non esci e festeggi un paio di compleanni?"
Avevo 16 anni nel 1917
ed ero alto 6 piedi e 2 pollici*.
Mio padre mi aveva dato il permesso di andare.
Nel modulo scrissi che avevo 19 anni
cioè 3 anni più vecchio.
Avevo 15 anni.
Mi mancavano 2 anni e mezzo ai 18.
Fui visitato da un ufficiale medico
che mi disse: "Ok, sei idoneo."
Avevo appena compiuto 17 anni.
Andai a Whitehall e mi arruolai
nel Sedicesimo Lancieri.
Avevo 15 anni e pensai:
"Ho sempre più speranze che se ne avessi 14."
Così entrai in caserma,
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