نخستین 200 خط.
È oro puro,
- Anno prospero, Matias, - Ne verranno degli altri,
l'abbondanza è come la luna: quando non è crescente è calante.
- Morditi la lingua. - Me la mordo, me la mordo,
servendo voi, non bado agli interessi miei.
Ne ero certo.
Vi siete incontrato con D. Paio?
Si dice che quest'anno abbia raddoppiato sia il vino che il grano.
- Raddoppiato? - Raddoppiato.
Quelli sono campi, signore.
Si semina e subito viene su la spiga.
Che bella pietanza per gli occhi di un vecchio.
- Sguardo di padre non porta male. - Porto molti inverni sul pelo.
Ed ogni volta più gelidi.
Lupo vecchio si avvicina meglio al covile.
Ma farà solo fuggire la pecorella.
Quant'è bella, Allegria nostra, mio signore.
Allegria, senza dubbio.
È sbocciata quest'estate. Nessuna le regge il confronto.
Nessuna.
- Un tesoro così, non ce n'è uguale. - Bella da tentare il demonio.
E anche di cornificarlo.
Il cielo vuole le si dia una degna casata.
Lodare le fanciulle e non maritarle,
le fa appassire.
Mia figlia non è un boccone qualsiasi.
Vi devo maritare,
D. Paio vi converrà. È ricco...
Ricchissimo e scemo.
Può darsi che nel suo nuovo stato
non vi offenda,
ma se lo facesse,
avreste sempre ragione e miglior arbitrio
nel vostro volere ed intelletto.
Non ho dubbi sull'onorabilità della vostra condotta.
Più che fedele al marito,
lo sarete a queste vecchie ossa.
Macello di grande lusso! Portano il maiale in pompa magna.
- È tutto stringato. - Certo, non è un salame?
- Guarda il grasso che sgocciola. - È paonazzo e strapieno.
O vendetta della natura! Tanti maschi per un sacco di scoregge!
È arrivato.
Siate benvenuto e riposatevi del viaggio.
Il vostro aspetto mostra che fu lungo.
Non ho rosicchiato le perdici che ho rosicchiato,
Ho cacato. Sto meglio.
Tenere querce e bei castagneti, D. Rodrigo!
Sudore della mia fronte, figlio.
Ora rinfrescatevi del viaggio così faticoso.
Non dimenticate i prosciutti per sostenermi,
A parte il profumo delle donne, non conosco miglior aroma.
Considerati a casa tua, figlio mio. Che ti pare la grappa?
Sciocca. La carne è della migliore qualità.
È di cinghiale. L'ha cacciata qui il nostro Matias.
Mangiate e bevete. Chiama Silvia.
Andate, andate, non c'è fretta.
Non restare imbambolato. Apri il baule e tira fuori i regali.
Matias, bevete.
Ragazze, non ne provate un bocconcino?
Solo un bocconcino. Si scoglie in bocca.
Ho già fatto merenda.
Può darsi, ma non ingrassa.
È la sorellastra della signorina.
Da parte di padre o da parte di chi gliel'ha messe?
Di D. Rodrigo. Regge il confronto con molti mocciosi.
Scherzare non è offesa, Matias. È povera di carne.
La sposa come sarà?
La carne vicina all'osso è la più saporita.
Non sarò io a contraddirvi, amico.
È necessario sciogliere lo spirito,
mentre si rifocilla la pancia.
Ragazza, vieni e prenditi questa cuffia.
Non ti far pregare.
La processione è ancora nell'atrio.
Per voi questo che è più signorile. Palpate questa raffinatezza,
Sono vecchia ma ballo ancora.
Fino al lavaggio delle ceste è sempre vendemmia.
- Da molto non lava la cesta. - Va a domandare a tua moglie...
Pace e libertà. A Matias fustagno per farsi una giubba.
Lavorato a regola d'arte.
La mia modesta persona non merita il vostro disturbo.
Fammela cingere.
Lasciamela stringere.
Guarda, Matias, fa perfino faville.
Tira su questi piccoli seni. Il miele si dora meglio al sole.
Non essere timida, colombella. Siamo tutti in famiglia.
Il colore deve essere allegro.
Ecco la promessa sposa.
Mia figlia Silvia.
Mi avevano decantato le vostre virtù. Non sono stato ingannato.
- Ve l'affido, figlio mio. - Saprò onorarla.
Permettetemi di distribuire
i modesti doni che ho portato meco.
A voi, che già stimo come una sorella,
questi preziosi merletti.
Osservate la delicatezza del ricamo.
Ad una fata, un lavoro di fate.
Non saprò come ricompensarvi.
A suo tempo lo saprete, sorellina.
A voi, padre mio, questa giubba della lontana...
... Venezia.
È molto lussuosa per un campagnolo.
Ma vi prometto di sfoggiarla per le vostre nozze.
Finalmente, il regalo per la fidanzata.
Quale migliore dono per la sposa che un fiore che la faccia arrossire...
Ho portato quest'anello:
semplice, ma prezioso.
Lo infilo al vostro leggiadro dito.
Lo conserverò, signore.
Volete aiutarmi a mangiare questo pezzo?
Ancora non abbiamo fame.
- Neanche un'aletta? - Non fate altro che masticare?
Quando dormo non mastico.
Peraltro quando vuoto la pancia, debbo riempirla.
Per quanto riguarda i gallinacei,
le mie preferenze sono per la coscia.
La rosicchio fra i denti, così...
... e succhiando...
... solo ne rimane l'osso,
È sottilina la sorella.
- Ma non si curva. - Mi credete guercio?
Poppe non le mancano
e sa far ruotare i fianchi...
- D. Paio... - Lascialo, Silvia. È scemo.
Una fanciulla casta non ha udito.
Non è stata malevolenza, fanciulle.
Non sono stato educato a corte
e non ho avuto convivenza con fanciulle del vostro ceto.
E cosa dite a quelle che frequentate?
S'inceppa la voce. Solo riesco a dire:
"Ragazza, mettiti in posizione."
- E loro ci si mettono? - Perché non dovrebbero mettersi?
State per sposarvi!
Lo faccio per vostro padre.
Non è il vostro volere?
D. Silvia non apprezza la mia ciccia.
Si dice: per un rospo ci vuole una rospa.
Non vi preoccupate: rispetterò gli impegni di questa famiglia.
Dio vi ascolti, fanciulla.
Quanto a me, desidero riempire la terra di Paietti.
Ora che per qualche tempo D. Paio ci ha lasciati
e la quiete è tornata in questa casa,
vi devo annunciare la mia partenza per la corte.
- Cosa corteggerete? - Corteggerò bene.
Desidero che il Re onori le vostre nozze colla sua presenza.
Partirò all'alba.
Lascio il governo della casa a tua sorella. È già abituata a governarla.
Se il tempo non ci farà scherzi, quest'anno avremo un eccellente vino.
I grappoli stanno diventando dorati.
Spero di tornare per la vendemmia,
se ciò non si avverasse,
non trascurare i lavori del frantoio.
Parto orgoglioso e fiducioso in te.
Andate tranquillo, padre mio. Tutto andrà per il meglio,
Ne sono certo. Non aprite a nessuno.
Le strade sono piene di vagabondi
e non siete ben custodite.
Benediteci, signore.
Benedico voi e gli altri della casa.
Abbi cura di tua sorella, Susana.
Sforzati perché non si affatichi.
Andate in pace, signore. Che Dio vi accompagni.
Abilità nella salamoia, vigilanza al bestiame
e catenaccio di notte.
Svegliati, Silvia.
- Andiamo al fiume? - Ci sono camicie da lavare.
Andiamo al fiume.
Io potrei morir d'amore, oh io potrei...
Zitta, iellatrice, Nessuno muore d'amore.
- Hai lavato i fasciatori, sorella? - Già li ho lavati.
- E le camicie? - Sono candide.
Io potrei morir d'amore, oh io potrei...
Zitta chioccia. Che tua madre ti mariti.
- La macchia di sangue della camicia? - Svanita. È bianca.
Delizie del matrimonio.
Io potrei morir d'amore, oh io potrei...
Zitta, menagrane, lava. Il tuo amico è allegro. Suona la zampogna?
Piangerai molto, ma non morirai.
Dovrai lavare latte d'uomo e di bimbo partorito, come le altre.
Ci mancava pure questo. Va e viene e nessun lupo se lo mangia.
- Cambia la musica. - C'è miglior musica?
Senti un po': ti ho visto arrivare sul tardi. Tuo padre ti picchia.
- Se lo sapesse. - Tua madre lo sa.
Sta zitta. Chi le lava i panni ed accudisce ai pargoli?
Zitta, iellatrice, ci attacchi la lebbra.
Sono innamorata.
E chi non lo è? Credi di esserlo tu sola.
Io sola.
Disgraziata. Che amore ti vuole così.
Guarda che il vento ti porta via la camicia. Che il fiume la porta via.
- Lasciala, sono innamorata. - Disgraziata.
Sorella,
cos'è questa luce nell'aria che sembra schivare la luce?
- Mai un giorno mi è parso così calmo. - Davanti a cosa?
Davanti alla notte.
L'aria è ferma, fosca.
- Forse la notte non arriverà. - Gesù!
Non raccontare storie di terrore.
Niente è più pauroso che il silenzio quando gli uomini non sono a casa.
Senti?
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