Les 200 premières lignes.
"Se le tue foto non rendono,
è perché non eri abbastanza vicino."
FOTOGRAFO DI GUERRA
Per me è un mistero.
Non so cosa lo spinga
ad essere così.
È proprio un lupo solitario.
E a volte bisogna anche esserlo
per lavorare così bene
e per dare così tanto di sé.
È difficile coordinare l'attenzione,
le emozioni e l'energia.
Devi avere una sola idea in mente.
E lui la ha.
Mi sembra troppo schematica e fredda.
Quella in basso è migliore,
con la gente che compiange il morto.
Facciamo questa in doppia pagina.-OK.
Provoca una tristezza incredibile.
Anche questa andrebbe bene, uno
che vaga triste su strade distrutte.
Sì, ci starebbe proprio bene.
E a Goma è stata la follia totale,
con un milione di profughi, di cui
migliaia sono morti e sul
suolo vulcanico non era possibile
seppellirli. Montagne di cadaveri!
Eh sì, le montagne di cadaveri...
È forse molto cruda, ma va bene così
non penso che sia da ritoccare.
Guardate che foto!
Pensi che dovremmo prendere questa?
Questa qui la ingrandirei.
Anche questa è una foto super,
col camion che rovescia i cadaveri.
Si può ingrandire e sistemarla là.
Si capisce che i cadaveri
sul camion non sono in Africa?
Non si deve vedere questo mucchio, ma
quello con la carriola. sostituiamo?
Perché qui si ha l'impressione
di vedere un reportage sull'Africa,
di nuovo orrori in Africa, ma la sua
idea è: "orrori in tutto il mondo".
Usa lo zoom qui sopra. Appare
la testa del povero uomo! Fantastico!
Va bene, poi ce la riguardiamo.
Virgola. Così è più corto.
Con la caduta del muro si passa da
guerre tra stati a guerre tra popoli.
Anziché armi ultramoderne,
carabine e machete...
James Nachtwey,
il più celebre fotografo di guerra,
ha rappresentato come nessun altro
i nuovi conflitti e le loro vittime.
Quante persone mancano al villaggio?
E quanti sono i morti?
Dodici.
Possiamo andarci? Va bene!
È arrivato mio figlio!
Oh, figlio mio! Oh, figlio mio!
Quando ho deciso di fare il fotografo
era per essere fotografo di guerra.
Era l'inizio degli anni settanta,
durante la guerra in Vietnam.
Le immagini che ci venivano da là
mostravano cosa succedeva veramente,
il che era in contraddizione con i
discorsi dei politici e dei militari.
Erano documentazioni dirette,
che denunciavano fortemente la guerra
mostrando come era ingiusta e crudele
con le immagini di cosa succedeva.
Quelle foto mi hanno proprio colpito.
Lo scopo della mia vita è diventato
il proseguimento di questo impegno.
Ho avuto bisogno di molto tempo,
prima di sentirmi sicuro di poter far
questo lavoro. Prima di cercare
di convincere gli altri,
dovevo convincere me stesso.
È stato nel 1980:
una notte mi svegliai e capii
che avevo imparato abbastanza
ed era tempo che andassi a New York
presso una rivista per farmi assumere
come fotografo, fotografo di guerra.
Mi sono sentito pronto per missioni
all'estero, in paesi in guerra.
Ho ricevuto da subito incarichi.
Era un'epoca eccitante ed emozionante;
mi sentivo testimone della storia,
non da un punto di vista accademico,
non a distanza,
ma proprio in quanto testimone di
gente comune nel corso della storia.
Era un sentimento appagante, quello
che cercavo come fotografo.
Era proprio quello che volevo.
C'erano dei pericoli
e c'era sempre un lato avventuroso,
nell'affrontare i pericoli, nel
sentire le vere emozioni della gente.
Era un po' come se fossi a teatro, io
stesso sul palco mentre il dramma
si scriveva minuto per minuto.
Bisognava capire, anticipare,
partecipare emozionalmente e
intellettualmente a quanto accadeva,
per poterlo seguire.
Ho dovuto anche imparare a sviluppare
un punto di vista personale,
per esprimere ciò che provavo.
Ho dovuto chiarire i miei sentimenti.
Attraverso la scelta delle immagini,
ho imparato a scoprire il mondo,
e anche me stesso.
Allora, abbiamo delle maschere,
ma sono solo per l'odore.
Non ho bisogno della maschera.
Ci saranno un centinaio di morti.
Una volta dentro troverete
criminologi e antropologi,
si presenteranno da soli.
Vorremmo che passaste di qua,
l'odore è fortissimo, siete avvisati.
Guardate gli spari sulle pareti
ma non fate foto, chiaro!
Non ne abbiamo ancora il permesso.
E cosa dovrebbero provare questi fori?
È la prova che qui hanno sparato.
Dicono di contare le teste...
L'antropologo riunisce gli scheletri.
Che ore sono? Siamo in orario!
Avete una maschera? -Non mi serve.
Non c'è male!
Grazie la prendo! - Avete tempo!
Sono diventato giornalista per caso!
E io l'ho scelto pensando che
sarebbe stato divertente! Non è male
essere corrispondente di guerra!
Viaggiare, vedere il mondo, esserci!
Oh, ragazzi
Ma poi succedono delle cose
che ti fanno ripensare a ciò che fai
e a perché lo fai,
ti fanno capire come la tua missione
sia seria e importante.
Il modo
con cui mostri un avvenimento sarà
decisivo nel suo impatto sul mondo.
Allora devi lavorare per bene,
devi sapere quello che stai facendo.
Sono convinto che la gente tuttora,
vedendo le fosse comuni...
dubiti ancora sulla loro autenticità.
Qualcuno ha appena gettato dei fiori!
Guarda alle tue spalle!
Dissi: "Mio fratello è sordomuto!"
Lo fecero cadere dal rimorchio,
gli presero i soldi e lo uccisero.
All'altro mio fratello hanno tagliato
il braccio con un coltello da pane.
A mio zio volevano togliere il figlio
dalle braccia ma lui non lo lasciava.
Gli hanno sparato alla testa
e il bambino è caduto a terra.
A me hanno dato due minuti,
puntandomi un'arma alla gola.
Volevano dei soldi.
Durante una guerra,
le norme civili elementari
sono sospese.
Nella cosiddetta "vita normale" è
inimmaginabile entrare in una casa
toccata dalla morte di un familiare,
per starci a lungo a fare delle foto.
Sarebbe semplicemente impensabile.
Non avrei potuto fare queste foto
senza essere accettato da loro.
È semplicemente impossibile
fotografare momenti come questi
senza la complicità dei protagonisti,
senza che loro ti accolgano,
ti capiscanoe ti vogliano con loro.
Capiscono
che lo straniero delle fotografie
mostrerà al mondo quello che succede,
dando loro una voce,
che altrimenti non avrebbero.
Sanno di essere vittime
di un qualche tipo di ingiustizia e
di violenza gratuita.
Lasciandomi fotografare,
lanciano il loro appello al mondo e
al nostro senso del bene e del male.
Cerco d'avvicinarmi a loro con tatto.
Voglio mostrar rispetto per loro
e per la loro situazione.
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