Le prime 200 righe.
Non so se la storia che voglio raccontarvi
Non so se la storia che voglio raccontarvi
Non so se la storia che voglio raccontarvi
corrisponda a verita' in tutti i suoi dettagli.
Molte sono le parti che conosco solo per sentito dire
e ancora oggi, dopo tanti anni, ci sono misteri rimasti insoluti
e numerose domande rimaste senza risposta.
Tuttavia, penso sia mio dovere raccontare le strane vicende
accadute nel nostro villaggio perche' esse potrebbero, in parte,
chiarire alcuni processi maturati nel nostro paese.
Tutto ebbe inizio, se ben ricordo, con l'incidente di cavallo del dottore.
Dopo la lezione di dressage, nella tenuta del barone,
il dottore stava tornando a casa per visitare eventuali pazienti.
Arrivato allo spiazzo davanti alla casa,
il suo cavallo aveva urtato contro una fune poco visibile,
tirata tra due alberi.
La figlia del dottore aveva visto l'incidente dalla finestra,
aveva chiamato la vicina, che aveva informato l'intendente.
Alla fine, il dottore, ferito, con dolori atroci,
era stato trasportato all'ospedale in citta', a piu' di 30 km di distanza.
La vicina di casa, una donna sola di 40 anni,
faceva la levatrice.
Da quando la moglie del dottore era morta di parto,
ella era diventata per lui indispensabile,
sia come governante che come sua infermiera.
Dopo essersi occupata dei due figli del dottore,
era andata a scuola a riprendere suo figlio, Karl.
- Siete stata da Anni? - Non sai salutare?
Buongiorno, signora Wagner, vogliate perdonarlo.
- Buongiorno, Klara. - Siamo cosi' preoccupati...
- Martin dimentica le buone maniere. - Non fa niente.
- Come sta il dottore? - Non sta bene.
- Dovra' rimanere in ospedale? - Non lo so.
- Vado a trovare Anna, forse posso esserle d'aiuto. - Certo.
- Ti sei divertito al coro? - Si'.
Fai sentire a tua madre come canti bene.
- Buongiorno, signor maestro. - Buongiorno.
- Bello. Vieni, andiamo. - Arrivederci.
- Buongiorno, signor maestro. - Buongiorno. - Buongiorno.
Sei stato bravissimo.
Georg: Chi arriva per primo!
Non so perche', ma se ben ricordo, allora mi sembro' strano
che il gruppo di bambini che stava intorno a Klara,
invece di sparpagliarsi e correre a casa,
come accadeva sempre dopo la scuola,
si dirigesse in blocco verso l'uscita del villaggio.
Se vuoi, ora ti ritaglio degli altri animaletti,
come la settimana scorsa.
Che ne dici?
E se li coloriamo insieme?
Oppure li ritagliamo usando una bella carta colorata!
Ti ricordi quella dorata che ho ricevuto come regalo per Pasqua?
Non fare cosi'.
Non fare cosi'.
- Ora preparo qualcosa da mangiare, la levatrice... < E se non torna piu'?
Cosa? Oh, andiamo!
Non essere cosi' stupido!
Passera', come quando uno prende freddo e si ammala.
Ti ricordi lo scorso inverno?
Anche tu non sei stato bene, no?
E poi...
Sst!
- Ciao, Anni. - Come stai?
Possiamo aiutarti?
Da dov'e' uscita questa fune? ll dottore che ha detto?
ll dottore non era in grado di parlare,
aveva l'articolazione della spalla compromessa.
Ho chiesto a sua figlia, ma non ne sapeva niente.
Lui passava di li' ogni giorno.
- Avete controllato la fune? - Si', certo.
E' sottile, ma resistente.
Se non ci si fa caso, e' quasi invisibile.
- Ah... - Huber: Sono desolato, signora.
- Voi suonate troppo bene per me. - Smettetela di scusarvi.
Concentratevi, invece. Giovera' a tutti e due.
A essere sincero, voi suonate troppo velocemente per me.
Non sono Federico il Grande.
Federico non avrebbe potuto suonare Schubert.
Riprendiamo dall'inizio della variazione.
Tesoro, se ti piace la musica,
siediti accanto a me e girami le pagine.
Se ti stai annoiando, vai nella tua camera.
ln ogni caso, lontano dalla mia vista.
Mi innervosisce vederti gironzolare mentre suono.
Che ore sono?
- La bambinaia, dov'e'? - Con i gemelli, suppongo.
- Sono le 20:40. - Le 20:40?
Dovresti gia' essere a letto da un pezzo.
- Ha terminato tutti i suoi compiti? - Naturalmente, signora. - Bene.
Allora, vuoi girare le pagine o no?
- Si'. - Allora vieni.
Ora riprendiamo dal tema.
Le variazioni dovete studiarle meglio, senno' non e' divertente.
Mi impegnero', signora baronessa.
Allora dalla... battuta 9.
Vi prego di perdonarci, padre.
Vi prego, perdonateci.
Nessuno seduto a questa tavola ha toccato cibo stasera.
Calata la notte, dopo che si era fatto buio,
voi non eravate ancora rincasati
e vostra madre e' andata in giro per il villaggio a cercarvi, in lacrime.
Credete che avremmo potuto gustare in pace il nostro pasto,
stando in pena per voi due?
Credete che ora potremmo mangiare e bere in serenita'
perche' siete tornati e ci avete raccontato delle scuse mendaci?
Non so quale sia la cosa peggiore:
se la vostra assenza o il vostro ritorno.
Stasera andremo tutti a letto affamati.
Concorderete con me che la vostra mancanza non puo' restare impunita,
se si vuole continuare a mantenere il reciproco rispetto.
A questa stessa ora domani sera, daro' a ciascuno di voi,
in presenza dei vostri fratelli, 10 colpi di verga.
E fino ad allora avrete il tempo di riflettere sulla vostra mancanza.
- Siamo intesi? - Si', signor padre.
- Si', signor padre. - Bene. Ora andate tutti a letto.
Non voglio avere alcun contatto con voi.
Vostra madre e io passeremo una triste notte
perche' sappiamo che domani dovremo percuotervi
e questo fa piu' male a noi di quanto a voi ne fara' la verga.
Ora lasciateci soli e andate a letto.
Quand'eravate piccoli, a volte,
vostra madre vi legava un nastro fra i capelli o al braccio.
ll suo colore bianco doveva essere per voi monito di innocenza e purezza.
Credevo che alla vostra eta'
foste ormai sufficientemente assennati ed educati
da poter fare a meno di un simile monito.
Ma mi sbagliavo.
Domani, dopo che la punizione vi avra' purificati,
vostra madre vi leghera' al braccio quel nastro e voi lo indosserete
finche' la vostra condotta non ci riportera' ad avere fiducia in voi.
Gendarme: Dov'e' ora la fune?
- Chi l'ha rimossa? - Non lo so.
Tu non eri qua?
- Hai accompagnato tuo padre fino in citta'? - No.
- Allora eri qua. - lo sono andata a scuola.
Quando sei andata a scuola, la fune era ancora qua?
Non ci ho fatto caso.
- Voi quando siete arrivata? - A mezzogiorno.
Preparo il pranzo per il dottore e per i bambini.
Lo aiuto da quando e' morta la moglie.
- Da quanto? - Da 5 anni, dalla nascita del piccolo Rudolph.
lo sono la levatrice, lavoriamo insieme.
- Non avete visto niente? - No!
- Da quanto tempo era la' quella fune? - Non l'avevo mai vista.
Nessuno ha mai visto quell'oggetto ne' prima ne' dopo.
Quindi si sarebbe legato intorno all'albero da solo
e, dopo la caduta del dottore, sarebbe scomparso da solo.
Giusto?
- Mamma! - Che succede?
Mamma, vieni.
- Mamma, vieni. - Scusatemi.
ll giorno che segui' l'incidente del dottore
non porto' alcun elemento alla soluzione del mistero.
Anzi, un secondo avvenimento, ben piu' tragico,
fece quasi dimenticare alla gente il triste fatto del giorno prima.
La moglie di un contadino mori' per un incidente sul lavoro.
La donna, inabile per una ferita a un braccio,
era stata dispensata dal lavoro nei campi dall'intendente della tenuta
e le era stato assegnato un compito piu' leggero nella segheria.
- Restate fuori, non ho ancora finito. - Contadino: Va' via!
Quello stesso giorno, io feci uno strano incontro.
La giornata era soleggiata e faceva molto caldo,
cosi' decisi di aggiungere al mio misero pasto qualche trota,
di cui era ricco il nostro torrente.
ll barone, bonta' sua, mi aveva concesso il permesso di pescare.
Martin!
Martin!
Martin, fa' attenzione!
lnsomma, Martin, sei completamente impazzito?
Vuoi romperti l'osso del collo?
- Buongiorno, signor maestro. - Che succede? Sei impazzito?
Hai visto quanto e' alto?
- Non mi hai sentito? Ti ho chiamato! - Si', signor maestro.
Allora?
Allora?
Mi hai visto e volevi impressionarmi, vero?
Allora, perche'... - Ho voluto dare a Dio la possibilita' di uccidermi.
Lui non l'ha fatto, dunque non e' in collera con me.
Che vuol dire?
- Che non vuole che io muoia. - Chi non vuole che tu muoia?
Dio.
Perche' Dio dovrebbe volere la tua morte?
Promettimi che non farai mai piu' una sciocchezza simile.
Guardami.
Promettimelo.
- Tu non hai fiducia in me, vero? - Si', signor maestro.
Bene.
Ora vai a casa.
Domani, dopo la lezione di pianoforte, parlero' con tuo padre.
No, la prego, signor maestro! La prego, non gli dica niente!
E' la'.
Attento, e' tutto marcio.
- Chi l'ha mandata qui? - Non ne ho idea.
Dovevamo raccogliere il materiale di scarto della segheria
e lei e' caduta.
- L'hai vista cadere? - No, in realta'.
Sai come succede, assegnano alla pulizia della sega
i braccianti che non sono adatti al raccolto.
Chi l'aveva scelta?
Di ritorno dallo strano incontro con Martin,
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