Il cacciatore

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시즌 1

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Il Cacciatore (2018) S01
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게시일: 2019-07-19
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처음 200줄입니다.

Erano giorni di inferno.

Giorni di morti ammazzati per strada, blitz, interrogatori,

macchine blindate, scorte, sirene.

Giorni terribili.

Tre omicidi in due giorni.

Ancora la Sicilia, ancora Palermo.

Dopo Falcone, dopo Borsellino

dopo le bombe del 1993,

la mafia corleonese aveva vinto su tutti,

eliminando nemici, amici,

poliziotti, magistrati, giornalisti,

uomini di Stato e civili.

I Corleonesi controllavano le strade,

maneggiavano esplosivi

e un esercito di 28.000 uomini pronti a sparare.

Un disegno per precipitare il Paese nella paura

nello stesso momento in cui Cosa Nostra

con gli arresti di Riina, Madonia e Santapaola,

ha accusato duri colpi.

Nel 1993 lo Stato era in guerra

e io, giunto alla metà dei miei giorni,

mi trovavo in un bosco scuro senza via d'uscita.

- Li conosci? - Li ho fermati tre mesi fa.

Li rifornisce Giuffrida.

Non so che cazzo si è messo a spacciare.

- Andiamoglielo a chiedere. - Scordatelo.

Con tutto il rispetto, ma non me la fotto l'indagine.

Aspettiamo che si muove lui e poi andiamo.

- Quante volte ti ha fregato? - Appunto, troppe.

Ogni perquisizione ci manda contro quelle balene.

E poi niente, non troviamo mai un cazzo.

Andiamo, stavolta vengo anche io.

- Guarda che non cambia niente. - Scommettiamo?

- Non ci posso fare niente. - Lo so.

Hai presente la favola della Bella e la Bestia?

- Ho fatto un'associazione. - Ha sempre scritto favole.

Polizia, aprite!

Minchia, apriti!

Dai!

Che minchia è tutto questo bordello?

E allora? Che te ne pare?

Che dico alla stampa?

Deve raccontare delle sorelle se no non fa ridere.

Hai ragione, funziona meglio.

Non fare quella faccia! L'arresto è tuo.

Se non lo sanno, glielo dico io, tranquillo.

Controlla se arriva Andrea.

Quella stronza fa la spia a mia moglie.

- Dottore, sta arrivando. - Minchia!

- Dottor Donà, la aspettano. - Arrivo, arrivo.

Fumatelo tu, te lo sei meritato.

Almeno qualcuno se li gode.

Sai quanto costano quelli?

Costavano tanto.

Costavano come la sua Mercedes,

la villa di lusso in montagna.

Come i quattro cellulari che dalla Procura

passavano alla sua famiglia.

Costavano come le mie indagini su Patanè,

un imprenditore corrotto che tentavo di arrestare da mesi

mentre Donà mi negava la richiesta d'arresto

e in gran segreto ci andava a cena.

Era una prova pesante di collusione.

Ma io cercavo molto di più

prima di denunciarlo al Consiglio Maggiore della Magistratura.

Purtroppo giravo a vuoto da mesi e non avevo più tempo.

Dovevo denunciarlo ora perchè sentivo che se n'era accorto.

Abbiamo eluso l'azione di una famiglia un po' protettiva.

Cordiale, lucido, mai un'esitazione nella voce.

L'uomo perfetto che gira ogni obiezione a suo vantaggio.

Sanitopoli, invece?

Sembrava che l'operazione dovesse creare un terremoto

tra imprenditori e politici. Invece ora tutto tace.

Prevedeva le mie mosse.

Lei è della stampa e coi terremoti mediatici ci campa.

Noi evitiamo i terremoti mediatici per lavorare in pace.

Certamente

io gli assomigliavo e infatti

volevo il suo posto.

Che c'è? Stiamo cominciando.

No.

No. Ancora no.

Non dico una minchia.

Tutto a posto.

Perchè ti metti questa cravatta?

- Non ti avevo detto di metterla. - Anche tu la porti.

- Io ce l'ho per lavoro. - Appunto.

Mi piacerebbe sapere che lavoro devo fare io.

Sei nervoso?

Tony, parla chiaro, c'è la fila per un'occasione così.

Devo sapere che lavoro devo fare.

Se il lavoro lo hanno dato a me significa che è importante.

E si fidano.

- Io mi posso fidare di te? - Sì.

Ascoltalo senza fargli domande.

- Piacere, Tony Galvaruso. - Antonio!

- Sì, Tony è da Antonio. - Accomodati.

- Mi fai spazio? - Sì.

- Prendi qualcosa? - No, sto bene così.

Allora, Antonio...

- Hai una macchina? - Una Tipo.

- Di che colore? - Grigio scuro.

- E tua moglie? - Ha un motorino.

- Santina? - Mia sorella?

- Tua sorella Santina. - Ha una Escort.

Di colore blu scuro.

- E si può utilizzare? - Sì, volendo.

- Sono uscito i primi di settembre. - Il 28 di agosto.

Il 28 di agosto.

Non mi sono potuto organizzare

ma se c'è qualcosa che può essere utile...

- Hai un telefono cellulare? - No, no... è un problema?

Abbiamo finito.

- La Tipo è posteggiata fuori? - Sì, è quella.

- Iniziamo subito. - Andiamo, sbrigati.

Cammina!

Il greatest hits di Spagna ce l'avete? Non lo trovo.

Mi dispiace, è terminato. Possiamo ordinarlo.

- Quanto ci vuole? - Cinque giorni.

- Massimo una settimana. - Una settimana?

- Va bene, grazie lo stesso. - Si figuri.

Per un latitante il tempo è un concetto relativo.

Il killer, lo stragista, l'ammazzasbirri.

Boris Giuliano, Antonino Burrafato,

il giornalista Mario Francese,

morti che gli consentono di prendere posto in commissione,

la sede dove avvengono le decisioni.

Mandante delle stragi di Firenze, Roma, Milano, Capaci.

Nel 1993 eredita il potere militare di suo cognato, Totò Riina.

Armi e migliaia di uomini, cento omicidi all'attivo.

Nel 1993 Bagarella non solo siede in commissione,

è diventato la commissione.

Vediamo come guida questo picciotto.

Mi chiedeva del volo AZ72698 da Roma, giusto?

Sì, esattamente.

- È atterrato? - Verifico subito.

Guardi, glielo dico io. È atterrato.

Ah, ok. C'è altro che posso fare per lei?

È ancora in linea?

Avanti.

Dai, vieni.

Dai.

- Prima questi. - Stai scherzando?

No, hai perso la scommessa. Adesso ti tocca.

Era per dire.

Non posso andare in giro come una scimmia.

- Ma io sono seria. - Sono un Pubblico Ufficiale.

- Non posso andare in giro così. - Tutti devono vederti.

- Ma non esiste! - Zitto! Muto!

Forza, entra. Abbiamo poco tempo.

Non mi entra il dolce, tu lo vuoi?

Dipende. Chiediamo se hanno la banana split.

- Uh uh! - Ssh!

- Uh uh! - Basta!

Te lo giuro, l'ho sentito.

Quando ho pagato il conto ha detto King Kong.

Se tu fossi King Kong, io sarei bionda

e mi avresti trascinato sul tetto. Mica qua dentro!

Sul tetto?

Non è male questa idea del tetto.

Amore, non possiamo! Ho il volo tra cinque ore.

Cinque minuti bastano e avanzano!

Allora facciamo così.

Quando vieni a Roma, ci facciamo un bel giretto

sul tetto di casa mia.

È una terrazza bellissima, si vede tutta la città.

Che c'è?

Non so se riesco a fermarmi.

- Come no? Dai! - Non fare così.

Lo sai com'è quando lavoro.

Sai che facciamo quando finisce questa storia?

Ci facciamo un week end, io e te. Vulcano, Eolie...

- Ecuador, che pullula di banane. - Saverio, sono seria.

Una volta che vieni a Roma, porca miseria!

- Mi prometti che almeno ci pensi? - Prometto.

Tornando al discorso del tetto...

- Eccola! - Aiuto!

Tre, due, uno.

Un conto alla rovescia di tre giorni prima della mia partenza,

la mia vacanza.

La chiamavo così l'udienza fissata per denunciare Donà.

Qualche stretta di mano, qualche sorriso

e al mio ritorno una scrivania nuova nuova.

Saverio, vieni nel mio ufficio?

C'è un regalo prima che te ne vai in vacanza.

Ti mando a Palermo, la distrettuale antimafia,

c'è la riunione di tutte le procure.

Vai a rappresentare Termini Imerese

a rappresentare me. Te la senti?

Qualcuno di là non sarà contento.

Quando mi daranno i tuoi risultati, andranno loro.

Intanto ti fai le ossa, ti fai conoscere.

Questo è l'intervento.

Che dici? Glielo facciamo il culo o no?

Stiamo chiedendo all'antimafia

di farci leggere le loro intercettazioni sul territorio!

Sul nostro territorio.

E nostro è il diritto di sapere che cosa sentono.

- È difficile da mandare giù. - Ci chiedono di collaborare.

E noi lo chiediamo a loro. Vedrai, un modo lo trovi.

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