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Опубликовано: 2019-12-28
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Первые 200 строк.

Andavo su per la montagna davanti al mio gregge

Battendo sulla tazza e rattoppando il mio mantello di pelle di montone

Quando una grande lupa grigia venne da me

Portò via una delle mie pecore, la migliore del gregge

Forza correte, 7 cuccioli, corri, cane pastore

Se prendete quella lupa, vi godrete una buona cena

E se non la prenderete assaggerete il mio bastone

E corsero 7 leghe attraverso la terra arata

Dopo quelle 7 leghe, la lupa s'era stancata

Ti supplico pastore, nel nome di Dio e della tua anima

Richiama questi cani e io salirò sulla montagna

Cani, prendete l'agnello, portatelo al gregge

Non vogliamo un agnello morso da una lupa

Vogliamo solo fare un mantello da pastore con la tua pelle

Da dove vieni?

Lascia che guidi i tuoi sogni.

Allevia, come la tenera chioma degli alberi aggrappati alla terra allevia la linfa e il respiro del vento.

Per alleviare la voglia della coppia.

Per strade controverse, il vagabondare non avrà legami apparenti.

Sulle sue tracce, i segni più antichi dell'intero complotto e della persecuzione lasciano la loro impronta.

Si dilungano sul sentiero sfuggente di promesse irrealizzabili, assorbite, come divinità, in una speranza letale.

Nella loro muta ed inflessibile privazione, sono creati come uomo e donna:

lingua sciolta sotto gli artigli e le ali spiegati di grandi uccelli,

dell'agonizzante costume,

dell'antica leggenda di una rappresaglia insanguinata.

Ammirate quant'è folto, con semplici gorgoglii e cristalli di memoria,

il deserto dell'amore in continua espansione, attraverso ingiuste colpe condivise.

Buona sera.

Buona sera.

Quant'è bella!

- Come una Mora! - Sembra una principessa.

Sarà una Mora incantata?

Nei tempi passati c'erano molte More incantate.

La leggenda dice che quando qui c'erano i Mori,

si lasciarono alle spalle molte More incantate, con immensi tesori,

E alcune persone sanno come disincantarle.

Ma non è cosa per me né per te.

Sembra proprio una principessa.

Se fosse una Mora incantata sarebbe dei giorni di Maoma.

Gli antichi dicevano che ai tempi di Maoma...

Sapete chi era Maoma?

Maometto era un re,

il re degli Arabi,

di Damasco… sapete dov'è Damasco?

Damasco era la capitale della Siria,

che è vicino Gerusalemme.

E da lì venne Maometto,

che come dicevo era un re arabo.

E più tardi, fu servitore

di un ricco arabo di Damasco.

Di Damasco!

E più tardi divenne un servo e poi un carovaniere.

Poi il suo padrone morì e lui sposò la vedova.

Essendo ricco,

con la salute che aveva e la fama che venne ad avere,

divenne il re degli Arabi.

Più tardi, un comandante del suo esercito,

di nome Tarik,

gli disse di conquistare la penisola iberica.

Sapete dov'è la penisola iberica?

È il Portogallo e la Spagna.

Lui non lo mandò qui a conquistare la terra.

Lo mandò qui perché avevano una religione, il cui Dio era Allah.

Come i nostri missionari,

che marciarono in Angola e Mozambico

per espandere la loro religione.

Con le truppe radunate in tutta l'Africa,

Tarik combattè contro gli iberici...

nella battaglia di Guadalete, così dice la leggenda.

Dopo di ché, Don Rodrigo, re dei Visigoti,

perse la battaglia di Guadalete.

E poi gli antichi, con quella danza dei Pauliteiros,

fecero una canzone chiamata "Don Rodrigo perse la guerra".

Don Rodrigo era il re,

Pelagio era un principe ma Don Rodrigo era il re

e fecero una canzone su di lui che diceva:

Don Rodrigo fu invitato

C'è pane e vino E c'è un agnello pronto ad arrostire

Ma tanto vale non invitarlo Non invitarlo

Gli antichi si prendevano già in giro.

Così venne il tempo dei Mori.

E la gente diceva che le More portavano con sé un filo d'oro

e arrotolavano questo filo d'oro e,

se non commettevano errori dicendo quelle parole che sapevano,

il filo sarebbe uscito e avrebbe fatto una matassa

e alla fine appariva la Mora incantata.

Se sbagliavano le parole la Mora sarebbe stata di nuovo incantata

e non sarebbe servita a niente.

Ognuno al suo mestiere.

Se sapessi come disincantare una Mora,

ne prenderei una bella come quella che è appena passata.

Ma non conosco le parole.

Le More devi disincantarle in piena notte

e la notte fonda mi terrorizza. Quando il lupo è fuori, io rimango dentro.

Una vecchia ballata diceva che un tesoro è sepolto

dalla Roccia del Colombaccio fino alla Roccia dei Mori,

ma da parte mia non lo voglio, non saprei come spenderlo.

- È tornato tuo marito? - Sì.

- E cosa ti ha portato? - Un ventaglio. - E quanto è costato? - Un quarto di reale.

Oh mio piccolo ventaglio

che costi un quarto di reale...

Ricordo ancora quelle cose... le danze di quei giorni.

Quando lo zio St. Roque... ti ricordi dello zio St. Roque?

Quando scolpiva i santi sulle scogliere?

Sì, ha scolpito dei santi sulle scogliere...

E mentre scolpiva il naso e gli occhi,

ci faceva saltellare su una gamba sola...

sì, ci faceva saltellare su una gamba sola,

altrimenti il santo non avrebbe fatto miracoli.

Lo tirava per le lunghe, ci stancavamo e abbassavamo la gamba.

Ci metteva un sacco, noi abbassavamo la gamba e lui ci sgridava.

Diceva che era colpa nostra se non faceva miracoli.

Mi ricordo... non ricordi lo zio St. Roque?

Sì, certo.

Fece un sacco di statue di santi, scolpite nel legno.

Sant'Antonio che tiene il suo bastone, alla finestra.

Sulla scogliera, scolpì nella pietra...

Fece la statua di Sant'Antonio...

Gli piaceva molto St. Antonio.

Ricordo ancora il nome di alcuni di quei santi.

St. Callisto.

- Era molto affezionato a S. Callisto. - S. Callisto gli piaceva tanto.

E St. Gregorio.

Ci faceva tenere su una gamba.

Noi bambini eravamo stanchi e lui non ci lasciava riposare,

altrimenti i santi non facevano i miracoli. Mi ricordo.

Molti di quei santi erano ancora lì non molto tempo fa.

E sono fatti piuttosto bene.

E anche la finestra.

La finestra, com'era allora, piena di tutti quei santi,

varrebbe una fortuna oggigiorno.

C'erano almeno 4 o 5 santi scolpiti nel legno della finestra.

Era molto ben fatta. La finestra aveva una specie di stella rotonda.

E i santi erano su entrambi i lati del legno della finestra.

Se la finestra non fosse stata distrutta, sarebbe valsa una fortuna.

I ragazzi ci tiravano le pietre, per via dei santi.

Perché erano veramente maleducati.

E la croce che fece al falò?

Sembra che sia stata zia Sendinesa a romperla.

E su quel dirupo che chiamano "la macina". Dove c'era la meridiana.

- Mettevamo una pietra al centro e l'ombra segnava l'ora. - Come una meridiana.

Me lo ricordo.

Era il nonno di Isabel.

- Non ti ricordi? - Sì, mi ricordo...

Ricordo ancora quando faceva ballare un gruppo di bambini

sul tetto di mio cognato Filipe,

che abbiamo ereditato dalle sorelle... del padre di Augusto.

Ricordo quando tenevamo le sue pecore per lui.

Ci aspettava ogni pomeriggio quando tornavamo.

E quando aveva tempo, scolpiva un santo.

Portava in giro una piccola fiaschetta piena di vino.

Sì, sempre. Sempre.

Grazie.

È buono.

Oggi fa freddo.

Ma guarda, che bella vista,

queste piante, quest'erba tenera.

Mi ricorda la storia dell'asinello.

Conosci la storia dell'asinello?

Vuoi che te la racconti?

Te la racconto. Ascolta.

C'era una volta un asinello

che pascolava tranquillamente su un soffice prato.

E accanto a lui il suo padrone riposava beato come pochi.

Ma poi, uno strano rumore arrivò alle orecchie di entrambi

e il padrone chiese: "L'hai sentito o stavo sognando?

Sono i ladri, te lo dico io, e ti prenderanno".

L'asino, masticando lentamente, gira il suo docile sguardo e dice al padrone accanto a lui:

"Se un ladro mi porta via, dovrò portare un'altra sella sopra questa?"

"No", rispose il padrone, "se i ladri ti prendono e te ne andrai coi ladri, non fare pensieri stupidi,

perché porterai una sola sella in groppa".

E l'asino disse: "Allora corri pure, perché il pericolo è vicino e certo.

Io invece resterò qui a pascolare, se il fagotto che porto non sarà né magro né grasso

perché dovrei voler fuggire?"

Quindi l'asino insegnava a chi fa lo stupido e subisce i colpi della vita

che è sciocco galoppare in lungo e in largo solo per finire dove abbiamo iniziato.

Quindi vi dico: "Che sia alto o piccolo, non avrà mai il mio voto.

Perché quando il mio voto è dato, colui la cui mano riceve il voto crescerà

e quando sarà cresciuto dimenticherà di avermi mai stretto la mano."

Dato il dolore del villaggio e i suoi mezzi ristretti,

ho osato promettere all'eroe una vittoria contro le orde del male.

La mia stessa vita.

La mia vocazione ha guadagnato quello spirito che nutre la fede dei narratori.

Non sapevo che conducendo il giovane emissario verso un incerto vagabondare,

mi stavo condannando all'abiura di tutti i miei poteri.

Prese sia il mio corpo che il mio silenzio, ed entrambi vagammo per inferni miserabili

col sorriso benevolo di chi ha dimenticato le formule per sbroglire gl'incantesimi.

Ho creduto d'essere donna quando lo cacciai dalla comunità dove commerciava con i vivi e i morti

promettendogli una destinazione molto più estrema.

Non sapevo che quell'escursione reale sarebbe stata fatta attraverso l'interno del mio corpo

in tutte le sue terribili metamorfosi.

Come una patria, ancora una volta evocando le sue leggende di splendore e disgrazia,

sussurrai furtivamente, inseguì la pace e la fecondità di un'altra storia.

Quando la volpe insegue i polli,

è un male per i genitori, e peggio per i figli.

Ora ascoltate: siamo riuniti qui per il bestiame scomparso.

Cosa facciamo?

Dovremmo cercare le impronte, per scoprire com'è scomparso.

Ma dove sono le impronte? Io non ne ho viste,

il bestiame non è agitato, non ho visto lupi. Solo Xaíco s'è lamentato che ne mancasse uno.

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