200 บรรทัดแรก
Cazzo.
Ma che cazzo, cazzo, cazzo. Uffa...
Per favore non dire quello che mi dici sempre quando bevo troppo.
Ne è valsa la pena?
Vaffanculo.
- Oh, cavolo. Oh, cavolo! - Sì.
- Oh, cavolo! Sì. - "Oh cavolo", eccome. Abbiamo scopato.
- Siamo dei depravati. - Oh, siamo proprio due bei porcelloni.
Dunque, che cosa ne pensi?
Mi chiedo cosa direbbe Tia.
Se è seccata per il giardiniere che vi ho portato via, figurati per il tuo uccello.
Non hai portato via niente. Sono io che l'ho dato in giro
come si danno i dolci a Halloween.
Quando ti metti a darlo in giro a Halloween, ti arrestano.
Non guardare! Dov'è il mio reggiseno?
Reggiseno. Okay.
Sarà qui, da qualche parte. Presto. Il reggiseno dove sarà? Reggiseno...
Eccolo. È qua. Evviva, l'ho trovato. Adesso ce l'hai.
- Cazzo, che casino. Sai, credo... - L'ho trovato.
...di sapere perché l'ho fatto:
cercavo la prova che la mia vagina funziona ancora.
Beh, funziona, Gaby. Come una macchina ben oliata.
Davvero?
Sì, è umida e ospitale come la Florida.
Ehi, chiamala come tutti gli Stati che vuoi,
- ma Florida no, cazzo. Hai capito? - Scusa, hai ragione.
Ecco il tuo vestito. Mettitelo.
- Certo che me lo metto. - E io indosserò la mia bella vestaglia.
- Che bellezza. - E tutto tornerà normale.
Dove cazzo è finita la manica?
- Sta calmo. - Eccola.
- Tutto normale. - Sai, Gaby,
basta reagire.
- Non facciamone un dramma. Siamo adulti. - Bravo.
Papà, vieni giù?
Che faccio, esco dalla finestra?
Sì.
Ehi!
Non fa niente se ieri hai cercato di baciarmi.
È un filo strano perché sei più grande di me,
ma comunque, tutto okay.
- Senti, Alice, io non... - Nessun problema.
Per favore, possiamo non riparlarne assolutamente mai più?
D'accordo. Come vuoi.
Bene. Ehilà! Ma guarda, Alice, sei in cucina. Alice è in cucina.
- Ehi. - Gaby!
- Gaby è in cucina. - Cazzo, hai dormito qui da me?
- Nella stanza degli ospiti. - Adoro quella stanza.
- Molto carina. - Ma che cos'hanno?
- Vuoi il caffè? - Sì.
- Per favore, con doppia panna. - Sì. Non stare lì.
- Grazie. - Di niente, figurati.
Lo versi anche a me? Lo prendo nero.
Okay, io vado.
Ho fatto i pancake, se li volete.
- Ciao. - Ma che gentile.
Cazzo, eccome se li voglio, i pancake.
Paul. Ehi, buongiorno.
- Buongiorno. - Ciao.
Quelle cazzo di caramelle di Liz mi hanno messo a tappeto.
Senti, mia figlia arriva prima del previsto. Mi accompagni a casa?
- Certo. - Bene, vado anch'io.
- Okay. - Ci vediamo.
- La mia bella stellina. - Si sente che hai sbevazzato.
Beh, come tutti noi.
Io farò finta che a me non sia successo. Bene. Ciao.
Dunque, ora è meglio che vada. Grazie.
- Ciao, Gab. - Ciao.
Allora? Com'è andata a letto?
Cazzo! Secondo te chi altri lo sa?
Io non lo sapevo. Era una battuta.
Porca puttana! La festa è stata un disastro su molti fronti, Paul.
Sì, infatti... Dovrai correre ai ripari.
Ma non è un problema mio.
Quanto ci metterà Gaby ad accorgersi che mi ha piantato qui?
Se il tuo taxi se ne va via senza di te, devi urlare!
Paul sa che noi abbiamo fatto sesso.
Fantastico.
Ma dai, volevo dirglielo io.
Senti, so di aver rovinato la tua grande serata e ti prego di scusarmi.
Ma che ti salta in mente?
Charlie ha detto di sì, e la mia proposta di matrimonio è una storia eccezionale,
completa di lacrime, vomito... Bernadette Peters è venuta!
Non devi neanche più farci il regalo di nozze.
Anzi, devi farcelo. Sono molto arrabbiato.
Non baderò a spese.
D'accordo.
Senti, adesso devo continuare questo giro di scuse.
Okay. Buon divertimento.
Ti invio delle idee regalo fuori lista.
Ciao, a presto.
Possiamo fare che accetto le tue scuse,
e ci scordiamo tutto quello che è successo?
Sei sicura di non volere un regalone come Brian?
Hai commesso un errore. Cazzo, tutti sbagliamo.
Non è una tragedia.
Tutti devono perdonare e dimenticare e darsi una mossa, cazzo.
Certo.
Scusa. Ho già un po' di casini di mio, adesso.
Okay. Ti posso aiutare?
Ma certo. Dai, siediti.
È esattamente con te che speravo di parlare.
Bene.
Davvero non hai colto il sarcasmo?
Per niente. No.
E poi dici cose strane, perciò ho pensato che potesse essere vero.
Ma se c'è qualcosa di cui vuoi parlare...
Abbiamo finito.
Ma che cazzo?
- Ehi! - Ciao, papà.
- Ciao, tesoro. Entra. - Ciao.
- Eccoci. Dammi, ti aiuto. - No, ce la faccio.
Che c'è? Tesoro,
- non guardarmi in quel modo. Sto bene. - Va bene.
Certo.
Dai, vieni a sistemarti.
Io mi farei il caffè. Lo prendi anche tu? Ho il latte intero.
Il latte non lo bevo più.
- Cerco di essere vegana. Non dire niente. - Una bella pretesa.
Posso offrirti qualcos'altro?
Magari, che so, della soia?
Papà, vorrei parlare con te, prima che andiamo dalla neurologa.
D'accordo. Ma posso dirti una cosa io?
Certo.
Ho riflettuto molto su di noi, sul nostro rapporto,
- e... - No, papà, non è il caso.
Ascolta, se c'è qualcosa tra noi che andrebbe discusso
e che invece abbiamo taciuto, non trattenerti, perché posso affrontarlo.
Papà, il passato è passato.
Io ci ho messo una pietra sopra e sono molto felice di essere qui.
Ne sono felice anch'io.
- Bene. - Ma devo farmi un caffè.
Ho bevuto e fumato, la notte scorsa.
- Serata goliardica? - No, festa di fidanzamento gay.
Quindi più o meno.
Tesoro, abbiamo una sega?
L'ho imboscata dopo il tuo tentativo col parquet.
- Touché. - Perché non sei al lavoro?
- Ho dato buca. - Vai in pensione lunedì.
Hai paura che mi licenzino? Voglio farti un portaspezie.
Non ne ho bisogno. Tengo le spezie nella dispensa.
Lo so. Infatti i miei biscotti sanno di dragoncello.
Sai, hai un tempismo perfetto,
perché devo parlarti. Siediti.
Allora, devo avere la sicurezza che quando tu andrai in pensione,
ti troverai qualcosa che ti terrà fuori da questa casa
perché mi serve il mio spazio.
Altrimenti, e lo dico con tanto amore, ti ammazzerò.
Ma con tanto amore.
- Tantissimo amore. - Certo.
Visto che tutti pensano che tu giochi a golf, perché... Guardati.
- Eh, già. - Potresti imparare a giocarci.
Senti...
- Capisco che tu sia spaventata. - Già.
Cristo, siamo sposati da quasi 30 anni.
- Pazzesco. - E, mi ci è voluto un po', ma ti conosco.
- Bisogna lasciarti il tuo spazio. - Sì.
Ed è questo il segreto della nostra unione.
- Esatto. - Già.
Però...
mi sono fatto un culo pazzesco lavorando in quel cazzo di ufficio per una vita.
Adesso tocca a me stare a casa. Me lo merito.
Quindi, se tu non vuoi che ci pestiamo i piedi, a me va benissimo.
Però trovatelo tu qualcosa da andare a fare fuori di qui.
Chiaro?
Cazzo, ma lo pensi sul serio, quello che hai detto?
Certo. Ma con tanto amore.
Oh, mio Dio.
Tia, bella, dobbiamo parlare.
Ehilà!
- Ehi! Oh, ehi. Ciao. - Ciao.
Quel coso andrebbe messo più in alto.
Così è scomodissimo.
Oh, no. È un buon allenamento.
Così poi salto meglio sul tuo batacchio, no?
- Oh, per favore, Gaby. - Rilassati.
- Non devi stressarti, sai? - No?
Ne ho parlato con Tia e non ha fatto una piega.
Come, hai parlato con Tia?
Ci siamo fatte una chiacchierata a cuore aperto e le ho detto
che stavo di merda per tutta la faccenda di Nico,
e che avevo alzato il gomito.
In più mettici che il tuo è un cazzo sicuro.
Non ti è chiaro? Tra noi non scoppierà mai l'amore,
quindi hai quello che viene chiamato un cazzo sicuro.
Beh, non so se è sicuro.
Per me invece è un maschiaccio.
Alla Neil Diamond, tipo.
Pensi che il tuo pene sia un maschiaccio come Neil Diamond?
Ho sbagliato personaggio.
L'importante è che Tia mi ha perdonata
e ha detto che ci capisce: siamo esseri umani
e non dobbiamo pentirci di certe cose.
- Io non mi pento. - Io sì.
È che cazzo... Adesso è tutto così incasinato tra noi.
E Alice ha qualcosa che non va,
ma non me ne parla.
Con te lo farebbe, ma mi imbarazza...
Dai, ma che dici? Figurati se non ti aiuto. Le parlo io.
Tra l'altro, sai, è stato bello parlare di nuovo con Tia.
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