İlk 134 satır.
Fermata Ponte Mammolo.
Oh, la prima volta che ho visto Alice era l'estate del 2001.
Non capivo un cazzo di niente.
C'avevo 17 anni e facevo la maturità insieme allo scudetto della Roma.
Perché, a te te piace il calcio?
Ma non è la festa dell'uscita del DVD di Evangelion?
In quei giorni ero appena tornato dal G8 di Genova,
dove c'avevano gonfiati come zampogne, sparato in faccia,
ammazzato di botte nel sonno e alla fine torturato per tre giorni.
A onor del vero ho pijato solo due pizzoni dalla Forestale come l'Orso Yoghi,
ma siccome questo non fa sembrà reduce sopravvissuto,
me faccio carico del dolore collettivo, che è più dignitoso.
Questo per dire che stavamo in un turbinio di emozioni
in cui non capivamo un cazzo.
Un momento Manu Chao te diceva che per campà bene
te dovevi fà 300 bombe al giorno.
Quello dopo Tiziano Ferro diceva che te dovevi buttà dal ponte di Ariccia.
Mao Zedong diceva: "Grande è la confusione sotto al cielo,
la situazione è eccellente".
Non so, ma se se riferiva alla confusione ormonale,
io stavo al top.
Ricordo che, sul finire di quell'estate caleidoscopica,
ero a un concerto con l'amica mia Sarah, che me dice…
Zero, questa è Alice. È un'amica mia, parlaci mentre vado a comprà le birre.
Ciao, piacere. Alice.
Non parlava col riproduttore vocale,
ma è un botto che non ce parlo e non so più imitarla.
Ma forse parlava davvero così, perché comunque non se sentiva un cazzo.
Erano passati tre secondi da quando s'eravamo salutati
e io ero già innamorato.
Non c'ho paura di usà 'sta parola.
Ero così innamorato che pensavo: "Sai che c'è?
Io non le dico proprio un cazzo di niente.
Sennò divento rosso come un'aragosta, lei pensa che sò un sottone,
invece devo sembrà super truce, che non me ne frega un cazzo".
La mia educazione sentimentale
era influenzata da una scritta gigante al quartiere mio,
che era la sintesi perfetta tra la tradizionale omofobia di borgata
e la misteriosa eterofobia che nessuno ha mai visto con esattezza,
ma che me lasciava comunque piuttosto confuso.
Se semo visti tre o quattro volte quel mese
e se saremo detti 15 parole, perlopiù sfumature grammaticali di…
- Esci a fumare? - Non fumo.
"Vieni a fumare?"
"No, te ricordi che non fumo? Sò sempre io. Piacere."
Vabbè, comunque c'avevo un sacco di elementi
che me inducevano a pensà che forse ero ricambiato.
Mo per esempio, dal vivo non se dicevamo un cazzo,
ma se scrivevamo tutta la notte su MSN, che era l'antenato rustico di WhatsApp
per consentire l'accoppiamento pure a noi sociopatici,
lasciandoci un margine di interpretazione della realtà.
Ah, t'ha aggiunto lei! A Chicco, questa te se vò scopà!
Non dà retta, non dà retta.
Ci dicevamo cose intime, come due che se conoscono da sempre.
Tanto dietro lo schermo se arrossisci non se vede.
Quindi sembravo super disinvolto, tutte risate, battute brillan…
Ma cosa cazzo fai il brillante?
Cosa fai il brillante se dal vivo, tutte le volte che le devi dì ciao,
cominci a sudà come un kebab
e te guardi le scarpe come se c'avessi le battute scritte sui lacci?
'Sto rapporto virtuale, però, era un appuntamento fisso così intimo
che Alice era l'unica al mondo che sapeva che nella vita volevo fà i fumetti.
Calcola che m'aveva addirittura chiesto
se le scrivevo una storia per i bambini del suo doposcuola.
C'era 'sto ragazzino
che era terrorizzato dal girare in quartiere,
perché c'era un bambino bullo famoso come "il principe degli sgambetti".
Ma alla fine mamma lo rassicurava dicendo che, crescendo,
i bulli finivano per restare ignoranti
e invece lui sarebbe diventato un grande scienziato.
Infatti il ragazzino cresceva e diventava un grande scienziato,
ma intanto era cresciuto pure il bullo, che ora era "il principe del taglierino"
perché te dava tutte coltellate.
E quindi lo scienziato continuava a vivere nel terrore lo stesso.
Fine.
Dai, Zero! Non je puoi fà legge 'ste cose ai bambini!
Tutta la prima parte è carinissima, però mettici un po' di speranza.
Ci vuole un po' di speranza.
Avevamo un approccio pedagogico diverso, ma secondo me tra noi c'era chimica.
Una chimica che però non s'è mai sbloccata.
È rimasta una specie di balletto equilibristico.
Praticamente, io scrivevo sotto dettatura di un avvocato.
Allora, tu devi giocà nelle zone d'ombra del diritto.
Devi usà parole sufficientemente ambigue
per cui se vuole vederci interesse, lo può fare.
Ma se quell'interesse non è ricambiato, tu devi poter negare sempre.
Faccio un esempio.
Se io te dico: "Ao', sò contento se se beccamo".
Se vuoi capì, capisci, ma se tu me rispondi:
"Guarda, io c'ho già il ragazzo",
io devo sempre potè dì: "Ao', ma io mica t'ho invitato a uscire!
Ho detto: 'Sò contento se se beccamo'".
Può pure volè dì che un giorno vado all'ASL, te vedo e penso:
"Potevo finì dietro a un vecchio incatramato di muco che scozza per terra,
invece m'è capitata Alice.
Meno male, va'. Sò contento".
Capito? Se io invece te dicevo:
"Te va di uscì con me?" e te me rispondevi:
"Guarda, me sei tanto simpatico, ma anche no",
quella era l'umiliazione totale, assoluta, atomica.
È l'imperatore giapponese che dichiara la resa dopo le atomiche,
col popolo sbigottito che je dice…
Ma col cazzo! Non puoi dì che te arrendi!
Te sei l'imperatore!
Mica è la gara di tiro con l'arco al Club Mediterranée di Castel Volturno!
Abbiamo perso la guerra!
Mo te devi ammazzà e spanzà come Mishima.
Pezzo de merda!
Capito? Non se potevamo sbilancià, era proprio l'ABC della sopravvivenza.
Ma io ero sicuro che pure lei la pensava così.
Ma poi pensa se la dichiarazione va bene e dice di sì.
Se sei esplicito, te la devi accollà fino in fondo.
È così, eh! Chi fa il primo passo, firma una cambiale.
M'hai detto che usciamo e dopo tre mesi non usciamo più?
Un appuntamento è un'ipoteca di sangue!
Ho pure i campioncini così scegliamo la carta da parati.
Per la stanza dei bambini pensavo blu turchino. Te che dici?
Quindi niente,
rimaneva 'sto rapporto dilatato, che se scrivevamo, ma non se parlavamo.
Seminavamo, ma non raccoglievamo mai.
Tanto se una cosa deve succede, succede.
Tutta 'sta fretta di fà succede le cose ce l'ha messa il capitalismo.
E infatti, poi c'ha dato la cocaina per stà al passo.
Allora andavamo lenti, perché pensavamo che la vita fosse così,
che bastava strappare lungo i bordi, piano piano,
seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati
e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere.
Perché c'avevamo 17 anni e tutto il tempo del mondo.
Come Achille e la tartaruga.
Ao'!
Mica hanno scopato, Achille e la tartaruga.
Lui sta con Marika di Cinecittà e lei con un'altra tartaruga di Villa Ada.
No, te lo volevo dì, eh.
Chissà se hanno mai avuto rimpianti 'st'altri due deficienti.
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