ആദ്യത്തെ 200 വരികൾ.
Attenzione al sole, fa male qua.
lo ho sempre paura, fa molto male il sole alla pelle.
Perché secondo me ustiona...
- (Donna) non va bene, è un po'... - (Prete) Incattivito.
Ma lo abbiamo incattivito noi. Sembra uno di quei ragni...
che prima faceva quelle belle tele, ma che sì è arrabbiato.
- (Donna) Sì bisogna andarci piano. - (Prete) Sì sì, è arrabbiato.
Ma non solo il sole. Le acque sono arrabbiate, il fuoco è arrabbiato,
la terra è arrabbiata e l'aria è arrabbiatissima, furibonda.
Però sto aspettando che cosa mi devi dire.
Lei intravede una cosa di cui mi devo difendere?
Da una sola cosa, la paura. Difenditi dalla paura ma non averne paura,
perché se hai paura della paura, già sei fregata.
- (Donna) Ho capito. - (Prete) Per poterla far fuori del tutto...
fatti invadere dall'amore.
- (Donna) Quindi è un perdersi. - (Prete) E' un trovarsi! Cioè...
si perde l'autonomia, sì acquista la libertà.
- (Prete) Qua... - No? Niente.
- Qua ce né poca di libertà. - E' vero.
- (Prete) I concetti... - Troppo pieno.
- (Prete) Qua c'è la libertà. - Qua sì.
- (Prete) "Respiro" come dicevi tu prima. - $ì, nella natura c'è molta libertà.
E poi la libertà che noi non abbiamo fino a che non ci lasciamo prendere dalla libertà,
è solo l'amore.
Alle é di mattina, alle 6 e mezzo.
- Mi aspettavo almeno una telefonata... < (Donna) No, hai ragione.
< (Donna) Scusami se non ti ho avvertito. < (Uomo sospira) Mamma mia...
< (Donna) E' cambiato. < (Uomo) Cosa è cambiato?
Roma. Anche tu, anche questa casa.
E l'unico problema è... come faccio?
Ora arriva Cerasella, la mia assistente, fra un paio di ore. Quindi...
Tu vuoi dormire proprio bene?
Che se no mettiamoci di là ti sistemo il divano di qua...
- No mi dà un'ansia... - (Uomo) Questa stanza non la vuoi proprio.
E mettiti di qua, io metto un foglio di carta sulla porta...
e dico all'assistente di venire più tardi.
Levati le scarpe, o mettiti come vuoi.
< (Uomo) Ciao, a più tardi. - Ciao.
- (Sottovoce) Salvatore! C'è Beppe al telefono! - Ma che è?
- (Donna sottovoce) C'è Beppe, lo scenografo. - Ma non si dorme mai qua dentro?
Pronto? Ehi ciao Beppe. Sì, sto lavorando.
Oggi pomeriggio non è possibile.
Perché sto cercando di finire proprio la terra. I pianeti già li ho finiti tutti,
E' rimasta la Terra che ha bisogno di 1 - 2 giorni di lavoro serio.
Allora? Che ha detto?
Vuole le scenografie per dopodomani.
Stamattina è arrivata pure Rossella, la proprietaria di casa.
lo gli devo pure 4-5 mesi di affitto arretrato che non gli ho dato.
lo spero che con questa roba di Beppe... ci devono arrivare parecchi soldi.
Ulisse? Sono Rossella.
Ma guarda... mi hai riconosciuta!
In carne ed ossa. Volevo vederti, fi devo parlare.
Ah un po' importante. Molto differente come oggetto di vita.
Mi fa piacere, ma io sto partendo. Mi hai beccato mentre andavo via.
Abbiamo una cosina giù a Terracina, sto praticamente fuori.
Fra un paio di settimane torno, e possiamo incontrarci qua a teatro.
Va bene, allora ci sentiamo fra un paio di settimane. Va bene.
Ciao Rossella a presto. Sì, ciao ciao.
Pronto? Sì, volevo parlare con Davide.
Ho capito. E' partito? Sì, una sua amica... Rossella.
Pronto? Chi? No, qui il proprietario è Tronchi, Tronchi Mario. Arrivederci.
Simone! Sono tornata a Roma. Sì, da poco. Come stai?
< (Simone) Dove sei? - Sono vicinissima.
Vicino dove? Vicino qua, allo studio?
E dove... da dove vieni? Dove sei stata?!!
Eh sulla luna, ci mancava che stavi pure te sulla luna.
- Vengo fra 10 minuti. < (Simone) No domani.
< (Simone) Ho da fare, devo lavorare, devo... - Sono a due passi da te.
Ho capito, fanne 4 così fi allontani, e ci vediamo domani.
Tanto grande Roma, proprio qua devi venire? Non sì può venire, va bene?!
Possibile che sei l'unica persona che mi fa incazzare? Vediamoci domani.
Dopo il tramonto. Quando chiude l'orto botanico.
- Ho capito. - Hai capito? Va beh.
- Ti saluto. Ciao, sta bene. - Ciao.
- (Monica) E quello è il filo. - (Salvatore) Aspetta eh!
- Levati va, abbiamo capito... - (Donna) lo non lo so fare!
Mettiti là, mantieni là aperto.
- Dove? - Là.
Eh così, vai più giù. Vai vai.
< (Donna) Ancora. - Quanti ne sono?
Tre.
- (Salvatore) Dove stai? Non ti vedo. - Continua, sto qua!
- (Salvatore) Mettiti qua. - Eh, sto qua.
No, mettiti dall'altro lato, devì mantenere aperto.
- (Monica) Ma come... - (Salvatore) Prendi un po' di là.
- Sto qua! - (Salvatore) Qui è pieno di fili, che hai fatto...
Monica, ti presento Rossella. Lei è la proprietaria della casa.
- (Rossella) Ciao. < (Monica) Ciao.
- E' venuta qui a Roma per qualche giorno... - Ho le mani sporche.
< (Salvatore) Sta lavorando... - Ciao.
E' venuta a Roma per un po' a vedere un po' che sì dice, eccetera.
E poi va via, si va a fare un viaggio...
< (Monica) Un viaggio? - Mah non lo so.
< (Monica) Dove? - Non lo so.
- E' un po' liquido. < (Salvatore) Tutto liquido...
No è vero! Non è solido.
Non è una cosa vera. E' un'ombra!
- E' un'ombra? < (Salvatore) Ombra ombra.
Ora andiamo a prendere anche un gelato, lo vuoi?
< (Rossella) No... - Non lo vuoi il gelato?
Ma le vedi tutte queste luci tu?
< (Rossella) Mi è sembrato di vedere un'ombra. - Ma che ombra?!
Dietro di te!
< (Bambina) Sono la bambina invisibile! < (Monica) Aspetta...
Adesso ti pizzico.
- (Monica) Vieni qua che ti ho sporcato! < (Citofono)
Non mi toccare. Sono tutta sporca, vedi?
- Monica, un po' di silenzio... - (Monica) Eh?
Ci sta tua suocera per la bambina.
< (Monica) Sta giù? E' arrivata? - $ì, ha citofonato adesso.
Questa quando te la sei fatta?
Va beh. Fai vedere...
- Ahia... - Vai benissimo così.
Dai, vieni.
Eccoci!
Scusa il ritardo eh! Straordinario di un'ora.
Ma che c'è, perché fai così? Andava benissimo fino a 2 minuti fa!
Lo so, però... Andiamo va...
- Simone? < (Simone) Chi è?
- Sono Rossella. < (Simone) E allora? Vuoi passare qua?
- Sì. < (Simone) Portami... le sigarette.
< (Simone) Ce l'hai ì soldi? - ì sì.
< (Simone) Ci vediamo tra un po'. Ciao. - Ciao.
Cecé che fretta c'è?
Tanto ho solo 20 minuti di ritardo.
Devo andare a Capannelle, dobbiamo ancora andare a prendere Rosellina,
Puoi andare pure più piano.
Madonna Monica, non ti ci mettere anche tu con questa fretta.
Fammi il favore...
Sono venuta per... per non morire.
Eh va beh, intanto a morire c'è sempre tempo e poi?
Poi sono venuta per rinascere, non ci riesco.
Dì la verità, è inutile che giri intorno alle parole: perché sei venuta...
Sono venuta perché ti voglio bene.
- Va bene, e poi? < (Rossella) Sono venuta per capire...
quanta distanza o quanta vicinanza c'è,
e se i punti di arrivo sono ancora simili.
Ma sei sempre alle stesse cose: la vicinanza, la lontananza...
Dobbiamo essere più concreti.
Con questa storia ci siamo riempiti la testa di chiacchiere.
Allora, o mi dici che vuoi o mi fai incazzare.
Non è possibile che tu sei l'unica persona che mi fa incazzare.
- Avanti. < (Rossella) Vorrei fare del teatro.
- E brava. < (Rossella) Ma non del teatro sadico.
Rossi che dici?!
Quale sarebbe ancora un testo che tu potresti rappresentare.
Il testo è la realtà. L'unico testo che si può rappresentare.
Solo che questa realtà ci sfugge, non sappiamo come acchiapparla.
Ecco vedi che... ci manca... ci vorrebbe uno scatto di fantasia,
< (Rossella) Sì, è vero. - Una... trasversalità più...
Tutte parole già vecchie, usate riusate, trasversali...
< (Donna) Sì pronto? - Ester ciao, sono Monica.
- Fai scendere la bambina? Grazie. < (Ester) La bambina non è ancora pronta.
Ester sono le 6, te lo avevo detto che dovevo andare in un posto, ho già fatto tardi.
Se sali un attimo, ti devo parlare.
Va beh apri.
- (Monica) Ciao. - (Ester) Ciao.
Ciao Rosellina... No non chiudere! Sta venendo Salvatore.
< (Monica) Ciao amore. < (Salvatore) Permesso, buongiorno!
- (Ester) Buongiorno, prego. < (Monica) Chi ti ha dato quel vestito?
Eh? Nuovo?
- (Monica) Glielo hai dato tu? < (Ester) Vieni siediti, ti devo parlare.
< (Monica) Buonasera signora. - (Ester) Prego.
< (Monica) Qua? < (Ester) Come... sì sì lì.
Abbiamo un po' fretta, dimmi! Mi hai detto che mi dovevi parlare.
< (Ester) Dove devi andare? < (Monica) C'ho da fare delle cose.
Stai 5 minuti, beviti un caffè.
Sono le 6 e mezza, capito? Ti avevo detto che passavo alle é e...
e sono le é e mezzo. Salvatore, scusa.
Devi prendere la bambina e andare a casa. Non capisci mai quello che dico io.
Eh forse non sei chiara! Dimmi chiaramente cosa...
Te l'ho detto, ho saputo che tu fai tardi la sera e ti porti la bambina con te.
- Ma che mi metti l'investigatore dietro? - (Pupazzo grufola)
Chi ti ha detto che faccio tardi tutte le sere...
Non ho capito questa cosa che mi fai le domande su quello che io devo fare.
< (Ester) Ma insomma basta! - Non sì ferma più.
Guardi deve tirare giù questa cosa qui. Basta che tira giù il pantalone e basta.
Purtroppo ho saputo il lavoro che fai. E non mi sta bene che la bambina...
sta fino alle 2 di sera... non ha amichetti piccoli perché sta solo con ì grandi...
Rosellina ha un sacco di amichetti! Non mi sembra affatto una bambina sola,
io penso che poi alla fine una mamma sappia meglio della nonna quello che deve fare.
ll fatto che tu mi venga a dire sempre! quello che devo fare con Rosellina,
a me non va molto anche perché tu sei la nonna, non sei la madre.
lo voglio cercare di essere gentile.
Il fatto che io abbia un lavoro perché non sono una persona ricca,
< (Monica) significa che io mi lavoro... - E dai Monica, che cos'è, eh?!
Una cerca di essere gentile, se poi mi deve criticare tutto, anche i capelli,
e i vestiti non vanno bene... lo lavoro onestamente!
< (Monica) Forse è meglio che ce ne andiamo. < (Ester) Tu sai come la penso io, giusto?
- E sai come la penso io. Siamo diverse. - Sì, d'accordo che siamo diverse,
ma qui c'è di mezzo un bambina, c'è di mezzo "mia" nipote.
Eh e c'è di mezzo "mia" figlia, non ho capito la trascuro?!
Tua figlia per modo di dire! Perché tu non sei in grado di crescere una figlia, capisci?
- Cosa? - (Ester) No, non sei capace.
- (Monica) No, basta. < (Ester) Scusami eh!
- (Monica) Mi hai stufato basta. < (Ester) Non sei all'altezza!
- Come deve finire? < (Ester) Deve finire che io parlerò con Paolo.
- E parla con Paolo. < (Ester) E metto l'avvocato!
Perché cercherò di togliertela, va bene?
- Perché non mi piace affatto. - Tu non puoi assolutamente fare...
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