ആദ്യത്തെ 200 വരികൾ.
Un caso doping non è mai
uguale.
Specialmente con una vicenda come la mia.
Nel momento dove tu vinci le Olimpiadi, tutto cambierà.
Mi sentivo al massimo di quello che potevo raggiungere.
Bloccato per doping, il marciatore italiano Schwazer.
Quello che è stato fatto a Schwazer è senza pietà.
Come atleta l'hanno ucciso.
Io avevo dei momenti
dove non sapevo come arrivare al giorno dopo.
Avevo paura che lui va fuori di testa.
"Mamma mia", ho detto. "Qua c'è qualcosa che non funziona."
Ho fatto quello che mi ha chiesto,
perché mi sono fidata di lui.
Non credo.
Questo crucco comunque ha da mori' ammazzato.
Poi ho capito che non era una storia di sport.
Era una storia di mafia, una storia spaventosa.
Se qualcuno riuscirà a dimostrare che Alex Schwazer è stato incastrato,
crolla il sistema antidoping.
Tu dici che io sono sempre dopato, mettiti in discussione.
Io non ti lascerò da solo come t'hanno lasciato gli altri.
Il diavolo e l'acqua santa si univano per un obiettivo comune,
quello di fare un grande risultato alle Olimpiadi di Rio.
Io sono per la radiazione a vita.
Lo stesso allenatore ha detto:
"I responsabili di questo omicidio sportivo
devono essere ricercati all'interno della IAAF".
È una sofferenza atroce quella che abbiamo sopportato.
Per lo sport, sono molto più colpevoli di quello che ho fatto io.
Lui adesso ha l'idea di avere a che fare con delle entità spietate.
È un grande talento, spaventa per questo,
perché si è visto che è imbattibile.
Il mio rapporto con la fatica nasce da ragazzino.
Che però non è mai stata percepita come una cosa
di sofferenza.
Ma più di una sfida interiore che tu hai.
E si andava a fare anche delle vette.
Cime di 3.500 metri di altitudine, a 11, 12 anni.
E per me era una cosa naturale.
Io sono convinto che se un ragazzino
dice che ha camminato per dieci ore,
dichiarano che è pazzo.
Invece per me, allora, era normale.
E mi piaceva tantissimo andare in un posto
dove non tutti ci arrivano.
E credo che questa passione per la distanza
è un po' nata lì.
La marcia ha una cosa
che pochissimi altri sport hanno:
che tu devi fare fatica,
ma devi rispettare anche due regole.
Il contatto con il terreno e lo sbloccaggio del ginocchio.
Difficile, direi.
Un marciatore che deve fare la 50 km marcia per tre ore e 40.
Però in quel momento, pensare anche
"Come appoggio il piede?
Come è la spinta?"
È un... livello di difficoltà ancora maggiore.
E questo ha la marcia.
E affascina, secondo me, per questo motivo.
Io sono andato alle Olimpiadi di Pechino per vincere.
Non ti puoi lasciare emozionare troppo
dall'atmosfera olimpica,
perché sei lì per
concludere la tua missione.
Volevo andare in gara, essere nel primo gruppo, da subito.
Sempre.
Non fare una gara di rimonta,
perché quando vuoi vincere devi stare davanti.
Da noi era la notte
e mi ricordo che ero da sola.
E ho guardato la gara, ovviamente,
stando sveglia tutta la notte.
L'ho visto partire in gruppo.
Ho detto: "Sì, beh, se sta in gruppo, sta bene.
Se parte da solo, magari crolla".
Sono arrivato alla gara con l'unico problema
di una forte infiammazione a entrambi i tibiali.
Tutti pensano che è stata una gara facilissima,
senza nessun problema.
Ero qui, guardavo, "Come sta, come non sta?
Come stanno gli altri?"
Un po' così. Ero molto tesa.
Però la verità è che io, a metà gara, volevo fermarmi.
E non lo sa nessuno questo.
In quel momento lì ho pensato a tutti i sacrifici che ho fatto.
E a darmi dei piccoli obiettivi.
E mi sono tirato su pian piano,
pensando prima da chilometro a chilometro,
poi da giro a giro,
poi da avversario ad avversario.
Visto che erano sempre in meno davanti, no?
Eravamo in tre.
Stavamo per passare a un rifornimento.
In quel momento lì, ho detto:
"Se adesso parto
e stacco gli altri due, e sono davanti,
supererò anche il dolore che ho ai tibiali".
Perché una volta...
...che sei davanti alle Olimpiadi,
dopo 40 km, non ti fermi più.
Impossibile.
E là ha incominciato. L'ho visto, proprio una grinta.
"Oggi voglio proprio farlo vedere a tutti."
E là ho capito:
"Mannaggia, oggi è proprio infuriato. Qua oggi può farcela".
Il mio allenatore m'ha detto: "Sei a medaglia".
"Non mi interessa la medaglia, oggi. Voglio vincere, oggi."
Poi quando l'ho visto entrare nello stadio...
M'è crollato tutto il mondo.
Una cosa impressionante.
Per una madre, è una cosa impressionante.
C'era questa piccola salitina, si entrava nello stadio.
Ho baciato il segno del lutto che mi ero messo qui.
Perché poco prima delle Olimpiadi,
è morto mio nonno,
che volevo averlo con me, in gara.
Si vede quando è entrato,
ha guardato in cielo e ha detto: "Nonno, ce l'ho fatta".
Per gli ultimi metri verso la gloria,
verso il successo straordinario in questa 50 km di marcia.
Sono gli ultimi metri per Alex Schwazer.
Saluta con la mano e taglia il traguardo in questo momento.
Medaglia d'oro per Alex Schwazer. 23 anni. Medaglia d'oro...
E...
ho pensato...
"Questo sarà il momento
più bello della tua vita."
Avrei voluto fermare il tempo.
Mi sentivo al massimo di quello che potevo raggiungere.
Sono emo...
Sono emozionatissimo.
Si vede. Ma lo sappiamo, perché tu sapevi di essere il più grande.
E l'ultimo giro fuori, mi sono messo a piangere perché...
Capiamo. È un'emozione troppo forte da raccontare.
Non lo so...
...io stavo bene, oggi...
...volevo vincere, perché...
Perché me lo merito, perché
sono uno che non imbroglia.
Ve lo posso assicurare.
E questo è già... già tanto.
Il momento più bello è quando finalmente, dopo la gara,
l'antidoping, le interviste, c'è la conferenza stampa,
torni nel villaggio olimpico e sei nella tua stanza.
Per un attimo, da solo.
E hai tempo per capire quello che è successo.
Prima non hai tempo.
E dopo non hai tempo.
Perché c'è il giornalista che mi chiede
se sono fidanzato con la Carolina Kostner.
Fosse stato per me, avrei voluto mantenere
la nostra storia privata.
Ovviamente, essendo un personaggio pubblico,
sapevo che questo sarebbe potuto essere.
Io ho conosciuto Alex
perché mi occupavo di Carolina Kostner.
Ero la sua manager.
Carolina aveva vinto molto meno di lui,
però era la fatina.
Era famosissima lei.
Per strada, la cosa che a lei disturbava molto
è che riconoscevano più lei,
anche dopo la medaglia olimpica di Alex.
Proprio perché, eh...
lo amava veramente.
Cosa non si fa per amore: dalla lunga marcia di Pechino,
alle lamine dei pattini sulla pista dello stadio del ghiaccio di Corvara.
Alex l'ho visto molto bene sui pattini.
Sarà il prossimo talento.
Noi non abbiamo mai percepito di essere una coppia diversa
dalle altre coppie.
Non abbiamo mai cercato cose straordinarie, no?
Sono i media che dipingono così.
Dev'essere interessante per il pubblico, no?
La principessa del ghiaccio e l'imperatore della marcia.
Carolina Kostner, Alex Schwazer!
Sono già famosi, ma si candidano ad essere
una delle coppie più popolari e alla moda del 2009.
Autentici nel raccontare il loro amore,
scoppiato un mese prima delle Olimpiadi di Pechino.
Vedere una coppia da fuori
e poi viverci dentro, sono due visioni completamente diverse.
Non era semplice gestire il fatto di avere degli obiettivi importanti
con una relazione, comunque,
che già era a distanza, ci si sentiva poco.
L'amore è molto importante.
Ehm... in pratica, è ogni giorno che vinci una medaglia d'oro.
Carolina è stata sicuramente un valore aggiunto per Alex,
per la sua comunicazione, per la sua promozione
di Alex e anche dello sport che faceva.
Alex Schwazer!
Era andato a Zelig , era andato a delle trasmissioni televisive
dove era uscita questa sua bellezza, questa sua simpatia.
Via!
Ma dai! - Il nostro tapis roulant!
Perché no? Vai, Sturmtruppen!
Io amo occhiali.
Io amo occhiali.
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