ആദ്യത്തെ 200 വരികൾ.
Alla fine degli anni '90,
16 bambini furono portati via dalle famiglie naturali
e non vi fecero più ritorno.
Seguirono 15 anni di processi controversi passati alla cronaca come il caso
dei Diavoli della Bassa modenese.
Per tutelare la riservatezza e l'integrità,
l'identità dei minori è stata protetta attraverso l'utilizzo di nomi di fantasia.
Ti dispiace se stiamo io e te soltanto qui?
Tu sai che c'è la telecamera.
- Sai anche che faccio il giudice come mestiere. - Sì.
Io ho sentito che sarebbero successe delle cose un po' particolari.
Delle cose un po' brutte, ecco.
Saresti in grado di dirmi qualcosa di queste cose?
Te la senti?
Dimmi tutto.
Comincio dall'inizio o... ?
Dove vuoi tu. Io sono qui che ti ascolto.
Un giro di pedofili che organizzava festini scattando foto...
Un mercato squallido, gestito dai genitori di bimbi dai 4 agli 8 anni.
Incontri sessuali consumati in abitazioni private
o in piccoli cimiteri di campagna.
È stato individuato grazie ai racconti di bambini
ai medici e agli psicologi della USL di Mirandola.
Nel processo, sono emersi fatti ancora più gravi.
Bambini bruciati, schiacciati e uccisi nelle bare.
Cari genitori,
voi, in tre anni e mezzo, mi avete fatto del male.
Molto e io ho sofferto.
Però, adesso, soffrirete voi.
Nel 2015, il giornalista Pablo Trincia si imbatte nel caso
e, dopo anni di inchiesta, realizza il podcast "Veleno".
Perfetto, Pablo, partiamo.
Tra il 1997 e il 1998, in due paesi dell'Emilia-Romagna,
16 bambini furono allontanati dalle loro famiglie
e affidati ai servizi sociali della zona.
L'accusa era delle più gravi.
I genitori, i parenti e alcuni vicini
avevano abusato sessualmente di loro per mesi,
coinvolgendoli in una lunga serie di rituali satanici
all'interno dei cimiteri.
Gli adulti vennero condannati a decine di anni di carcere
e non rividero mai più i loro figli.
I bambini crebbero in nuove famiglie e non tornarono mai più a casa.
Voglio mia figlia!
I DIAVOLI MI FACEVANO MALE.
Io non credo mai più in una giustizia.
Non potevamo tollerare che ci portassero via i bambini.
I nostri figli.
Sono capitata al telefono con la psicologa e dice:
"Lei i suoi figli non li vedrà mai più."
Eravamo vuoti, eravamo senza niente.
Bisognava reagire comunque
perché loro avevano torto, avevano già torto.
- La bambina aveva 9 anni... - Mi manca.
- Quando... - È la mia vita.
Se uno guarda dall'alto questa storia, vede due schieramenti.
Da un lato, le famiglie coinvolte,
a cui vengono tolti i bambini.
Dall'altra parte, gli operatori dei servizi sociali,
la magistratura, le psicologhe e le famiglie affidatarie.
Ho visto, in questi anni, una mistificazione della realtà.
Parlo soprattutto per questi bambini.
Perché penso a quanto dev'essere per loro difficile
dover di nuovo ribadire la verità.
Non potersi distaccare mai da questa vicenda.
Essere messi in piazza con le loro cose più personali.
Siamo abituati a pensare che, con i nostri figli,
ci sia un legame che niente e nessuno può distruggere.
Ed è questo che fa paura di questa storia.
Perché metti in discussione la solidità dei rapporti familiari.
Quanti bambini abusati, da grandi, continuano a vivere in quel dubbio.
"Ma i miei genitori mi avranno voluto bene veramente?"
La risposta è no.
Se vuoi la verità, devi cercarla costi quel che costi.
Perché la verità la negano a me e la negano ai miei figli.
Sentivo le lacrime scendermi.
Anche quando avevo voglia di urlare,
pensavo: "se urlo, cioè mi...
mi picchiano ancora più forte."
Io dico che ce n'è una, di verità.
Bisogna solo avere il coraggio di accettarla.
VELENO
- Qual è il suo nome? - Federico Scotta.
Perché non ha voluto essere ripreso di spalle?
Non ho voluto essere ripreso di spalle perché non ho nulla da nascondere.
Non ho paura di essere ripreso.
- Quanti anni ha? - 26.
- Lei lavora? - Io, no.
Sono disoccupato, sì.
È stato licenziato?
Sono stato licenziato per questo motivo, nato nel 1997.
- Dove abita? - Abito in un camper.
- Come mai? - Perché questa causa mi ha rovinato.
Non ho più potuto pagare un affitto per mantenere una casa.
Vai, vai, su!
Lei vede un futuro per sé e per i suoi figli?
Sì, un futuro abbastanza lontano per una causa che sarà lunga.
Però, penso sicuramente che, prima o poi, potremo rivedere e riavere i nostri bimbi.
Il 1997.
Era l'anno che questa vicenda, o meglio una serie di vicende intrecciate,
iniziarono a convergere in un'unica storia,
per poi emergere pubblicamente.
All'epoca, un ragazzo 22enne
di nome Federico Scotta
era sposato
con la giovane Lamhab Kaenphet.
Avevano due figli, Elisa, di tre anni e Nino, appena nato.
Vivevano a Mirandola,
una cittadina di provincia della Bassa modenese,
nel cuore dell'Emilia.
Federico era impiegato in un'azienda biomedicale.
Mentre Kaenphet faceva la casalinga.
7 LUGLIO 1997
Il 7 luglio 1997, alle 4:30 del mattino,
sentiamo suonare il campanello.
Si alzò Kaenphet e andò a rispondere al citofono.
Fuori alla porta, c'erano due o tre poliziotti.
Mi sono detta: "O Dio, cos'è successo?"
Hanno detto:
"Dobbiamo perquisire la casa."
Ho detto: "Va bene, ma posso sapere cos'è successo?"
Non hanno detto nulla in quel momento lì.
L'ispettore Pagano ci fece solamente vedere il decreto di perquisizione
ma non ci spiegò perché stava perquisendo casa nostra.
Spostarono i mobili, ribaltarono dentro e fuori gli armadi.
Nel materasso, sotto il materasso.
Dentro i giochi dei bambini.
Insomma, andavano a rovistare da tutte le parti.
Poi trovarono le fotografie in cui eravamo tutti assieme.
E ci dissero: "Queste le dobbiamo sequestrare."
Mi chiama mio fratello alle 7.
Ero ancora a letto quel giorno, dovevo andare a lavorare.
Mi dice: "È successa una cosa allucinante.
Mi hanno detto di seguirli.
Ci hanno ribaltato tutta la casa, hanno cercato delle prove.
Hanno parlato di intercettazioni telefoniche.
Ma non riusciamo a capire il perché di questa cosa."
Gli dico: "Ma non è possibile, cos'è successo?"
E lui dice: "Guarda, non lo so.
Siamo qua, stiamo aspettando, e non saprei dirti."
Alle 8, siamo arrivati in commissariato.
Viene giù l'ispettore Antimo dicendoci di salire al piano superiore
perché ci dovevano notificare un atto.
Allora, io e mia moglie ci guardammo.
Dicevamo: "Vai prima tu e poi vado io, oppure prima io e poi tu."
E Antimo Pagano ci disse: "No, dovete salire tutti e due."
C'era questo tavolo dove c'era il questore
e un responsabile del servizio sociale di Mirandola.
Lui disse:
"C'è qui un decreto del tribunale dei minori
nel quale, in via del tutto urgente e provvisoria,
si dispone l'allontanamento di Elisa e di Nino."
È bruttissimo, bruttissimo.
Perché io volevo uscire.
Volevo uscire e andare a vedere dov'erano i miei figli.
Non ti fanno uscire, no.
Dicevo: "Io non firmo niente
e poi voglio capire esattamente che cosa succede."
"C'è un bambino che ha fatto delle rivelazioni alla psicologa
dicendo che voi avete portato i vostri figli...
a essere abusati per far delle fotografie che vengono messe su Internet."
Quando tornammo giù dai nostri figli,
era rimasto solo il passeggino vuoto.
Usciti dal commissariato,
Federico e Kaenphet incontrarono una donna in lacrime.
Francesca, la loro vicina.
La Polizia aveva fatto irruzione nella sua casa
alla stessa ora del mattino.
Le accuse erano le stesse.
Anche sua figlia Marta, di otto anni, era stata allontanata dai servizi sociali.
Francesca era un'amica.
Era una figura importante a livello di amicizia per me e per Kaenphet.
Vederla lì, sentire che anche a lei è capitata la stessa identica cosa...
Sono rimasto sconvolto.
Francesca era una giovane donna del sud.
Separata dal compagno, aveva questa bambina che manteneva da sola.
Quindi, quando sono subentrate le accuse, era disperata.
Loro non ci davano delle spiegazioni concrete.
Quindi, per poterle avere,
Federico decide di attivarsi e di chiamare tutti i giornali che conosceva.
Di lottare con tutte le sue forze per poter avere delle risposte.
Protestano e si proclamano innocenti
perché, dicono, con la pedofilia, loro non c'entrano.
Sono marito e moglie, lui 23 anni, lei 22,
ai quali sono stati sottratti la figlia di tre anni e il figlio di sei mesi.
Con loro una 44enne, alla quale è stata tolta la figlia di otto anni.
Io sono pulita e mia figlia è pulita.
Io non mi muovo di qua finché non mi danno mia figlia.
CI TAGLIAMO LE VENE. LE MADRI DAVANTI AL COMMISSARIATO.
Noi vogliamo di nuovo avere i nostri bambini a casa con noi
perché ci sono stati tolti ingiustamente.
Ci arrivarono le voci di questo sit in.
E ci occupammo di loro, non dico giornalmente, ma quasi.
Perché ogni giorno rivendicavano la loro innocenza.
E, di conseguenza, si raccontavano tante cose.
E, quindi, noi scrivevamo quello che era il loro racconto.
I giornalisti del posto cercarono di capire le circostanze
che portarono all'allontanamento dei bambini.
Scoprirono che la famiglia Scotta era seguita dai servizi sociali
già dalla nascita di Elisa, tre anni prima.
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