Tony Arzenta

Tony Arzenta

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Tony Arzenta - ita sdh
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ആദ്യത്തെ 200 വരികൾ.

Venite, andiamo di là.

- Anna, è arrivata la torta. - Andate, vi raggiungo subito.

Bambini, c'è la torta di là.

Carlo! Sbrigati, tocca a te tagliarla.

Fai come ha detto la mamma, vai.

- Non voglio la torta perché mi fa ingrassare. - Soffia.

Auguri, Carlo!

Cominci a servire.

- Ecco qui. - Carlo.

Tanti auguri, giovanotto.

Cento e cento di questi giorni.

Basta così, per te c'è l'aranciata.

- Mi dà l'aranciata? - Per piacere. - Per piacere, mi dà l'aranciata?

Avevi detto che dovevo tagliarla io.

Ecco, tieni.

Devi proprio andare?

Sì, stai tranquilla.

- Non farò tardi. - Promesso?

- Io non resisto. - Hai aperto questo club per mungere chi vuole dimagrire.

Approfittane anche tu, ne hai bisogno.

Io me ne frego della ciccia. Il caldo mi dà solo la voglia di fare l'amore.

Non pensarci neanche, qui dentro ti viene un infarto.

- Ne vale la pena. - Non scherzare! Vedessi le tue vene sul collo.

Vabbè, ma non perché ho paura. Gli affari hanno la precedenza.

Dammi un cognac.

E' più schifoso di quello che fabbrico a Beirut.

- Com'è andata? - La visita è andata male.

- Avete mollato? Dovete stare lì giorno e notte. Filate! - Va bene.

Io vado a casa.

Ti telefono più tardi.

Ehi! Sì.

Ho capito. Me ne frego, io faccio quello che mi pare!

Senti, accettano o si strozzano!

- Franco! - Sì? - Vieni subito! - Sì.

No, voglio tutta la zona! Ho parlato cinese? Ficcaglielo bene in testa.

Avanti. Sennò se ne pentiranno sia Gusto che Cutitta!

Ehi, ma tu...

Non è stato facile farlo andare a letto.

Voleva incidere la tua voce nel registratore che gli hai regalato.

Mi sarebbe piaciuto.

Lo faremo domani.

A Gesmundo non bastava la sua gabbia.

Voleva volare in alto, riempirsi il becco.

Non ha pensato che io ho un bravo cacciatore.

Il tuo cacciatore è stanco di sparare ai piccioni.

Nick, non c'è niente da ridere. Stavolta smetto.

Bene. Parliamone in ufficio.

- Gesmundo è stato l'ultimo. - Davvero?

Che ti metti a fare?

- Ti è venuta paura? - C'è sempre una pallottola che mi viaggia contro.

Non mi è mai importato niente.

- Ora sì? - Devo smettere, Nick.

Se continuo, quella pallottola arriva

e mio figlio da grande dovrà restituirla.

Non deve fare la mia vita per vendicarmi.

Che male c'è? E' una nostra legge d'onore, non puoi cambiarla.

Te la lascio. Questa legge non mi sta più bene.

Carlo deve vivere tranquillo. Perciò mi fermo.

Tony, sai che dal giro non si esce. Stai dentro o ti ammazzano.

In particolare tu sei dentro fino al collo.

Hai sempre avuto ordini dall'alto. Sai nomi, cifre, posti.

E' un discorso vecchio. Quante volte vi siete affidati a me?

- Vi è mai successo niente? - Dammi retta, pensaci meglio.

Su cosa decisa, non si torna indietro. Me lo hai insegni tu.

Va bene, ne parlerò con gli altri a Parigi.

- Forse non tutti saranno d'accordo. - Dipende da come lo chiedi.

Ogni uomo ha due destini.

Quello che ci aspetta in cielo lo decide Dio, nessuno può cambiarlo.

Ma il destino sulla Terra è faccenda nostra.

Io sono fiero che tu abbia scelto di seguire la via giusta.

Perciò hai la benedizione di tuo padre.

A Catania avrai la benedizione di Dio da don Mariano.

L'ho avvertito che riparti oggi.

Andiamo, non facciamo aspettare tua madre.

La prossima volta porta Anna e Carlo e lasciali un po' qui. Ti prego.

- Li vediamo così di rado! - Li porterò.

E' una promessa. - Certo, mamma.

- Buongiorno. - Ciao, Domenico. Tony viene subito.

Volo 239 per Milano. Imbarco immediato, uscita numero tre.

Gli aerei non partono mai in orario.

- Forse ha trovato traffico. - C'è ancora tempo.

Eccolo.

Vai avanti tu.

- Tony! Ce l'ho fatta per un pelo. Sono contento. - Volevo salutarla.

Tuo padre ha detto che vivrai in grazia di Dio d'ora in poi.

- Lo speravo da tanto. - Don Mariano, stia vicino ai miei genitori.

Tranquillo, andrò a trovarli il più spesso possibile.

Ma adesso devi andare.

- Grazie per essere venuto. - Grazie a te per essere tornato, Tony.

- L'incontro è alle nove. Mancano otto minuti, sbrigati. - Sì.

- Salute a tutti. - Bene arrivato. - Grazie.

Quando si dice un'ora, deve essere quella. Non sto ai comodi di nessuno.

Con questi scioperi, è difficile essere puntuali.

- Questa doveva essere una riunione ristretta. - Già, solo gli intimi.

- Isnello lo è. - Se ci tieni tanto al tuo cervellone...

- Siediti e non parlare, avvocato. - Sì.

Chi recita il Requiem per Gesmundo? Nick, un tuo uomo lo ha inchiodato.

Come suo? Arzenta non è solo di Gusto, lavora per tutti noi.

Non sono venuto da Copenaghen per perdere tempo con argomenti puerili.

- Se dobbiamo discutere l'eredità di Gesmundo, discutiamone. - Certo.

Avrei deciso di continuare io il suo lavoro.

Aveva fatto molti sbagli, specie in Sudamerica.

Posso rimediare.

- Se arrivo fino alle Antille... - Un momento!

Vacci piano, là ci sono io.

Nick, se ci pestiamo i piedi tra noi, va tutto a rotoli. Lo sai, no?

Non pesto i piedi a nessuno.

- Tu devi annaffiare le Antille solo di alcol. - La gente è stufa di bere.

Ha bisogno di tirare. No?

Tu gli dai il bicarbonato invece della cocaina. Sei un salutista.

A proposito di Arzenta?

- Che c'entra Arzenta? - Già!

- Dimenticavo. Vuole appendere la pistola. - Che vuole fare?

Vuole uscire dal giro e fa sul serio.

- Neanche a parlarne. - Sarebbe uno sbaglio.

- Forse lo convinciamo. - Che dici a uno che ha queste idee in testa?

- Devi farlo stare zitto e basta. - Ah!

Ho capito. E' un amico, gli parlo io.

- Sbrigati o fai tardi a scuola. - Vengo, mamma.

- Vai a prendere le chiavi dell'altra macchina. Non svegliare papà. - Sì.

Buongiorno.

- Che cerchi? - Le chiavi della tua macchina, quella di mamma non parte.

Vieni qua.

Poi vengo a riprenderti io. Di' alla mamma di tornare presto.

- Papà viene a prendermi a scuola. - Va bene, dammi le chiavi.

Papà ha detto che tu devi tornare presto.

- Come è stato? Come è potuto succedere? - Non lo so.

- Sia la moglie che il figlio? Sei sicuro? - Sì, tutti e due.

Macaluso stava a un centinaio di metri.

Questa vergogna ci resta addosso per sempre. Ammazzare degli innocenti!

Montava sempre lui su quella macchina. Forse bisognava prevederlo.

Ora studia come rimediare.

Che almeno muoia l'unico che doveva morire e senza sbagli!

Certo, stai tranquillo. Intanto tu mettiti al sicuro.

- Ho già avvertito gli altri. - Me ne infischio di loro! Non ho paura.

Se occorre, affronto Arzenta e non dirmi di scappare.

Non ti ho detto di scappare, ma di stare attento.

Un po' di prudenza senza inutile orgoglio, nient'altro.

In fondo hai dei figli anche tu.

Già!

Come Arzenta.

Antonio.

Accompagna i miei e don Mariano alla stazione.

Che Dio ti benedica, Tony.

- Bada a te, mi raccomando. - Vai pure, stai tranquillo.

Lascia che il Signore faccia giustizia.

Combatti la tentazione di sostituirti a lui.

L'ira del Signore è molto più grande della tua e così la sua giustizia.

Levati, guido io.

- E' scarico, sono finiti i colpi. - Usa la pistola, sporgiti!

Tu pensa a guidare e schiaccia l'acceleratore!

- Dov'è? - Non c'è più.

E' là, torna indietro! Presto!

Uno, due, tre, quattro, cinque.

Questo è il bottone di... No. Pronto? Pronto?

Mamma, non si accende nessuna luce.

Apri, sono Domenico.

- Che hai saputo? - E' tutto fermo.

La polizia finge di non capirci niente.

- Che è successo a Gusto e Cutitta? - Sono spariti.

Però hanno sciolto tutti i cani. Devi sgombrare da qui.

Lo so. Prima o poi lo faccio.

Che cosa aspetti?

Troppi ricordi qui, io sarei impazzito.

Da solo non ce la farai mai, ti serve chi ti dia una mano.

Io sono pronto.

- Se ti metti con me, ti tiri addosso tutti gli altri. - Per me...

Tu fai un fischio e io corro.

- C'è altro? - No.

- Devi deciderti per la raffineria di Besançon, è un affare. - Piantala!

E' una fregatura.

Fai luce là.

- Così. - Scusi, c'è il signor Sladowski.

Siediti.

Vai.

Ce n'è voluto perché smuovessi il sedere dalle spiagge delle Canarie.

Tu, Grunwald e quei siculo-milanesi state tirando troppo la corda.

Non bisogna tirarla sennò finisce come quella storiella dell'impiccato.

- Ammazzatevi tra voi, ma rispettate gli impegni presi sennò... - Che?

Vi do tempo fino a domani sera. Non voglio interferenze in Germania.

Né a Colonia né a Francoforte né ad Amburgo.

Se provate a fregarmi, vi blocco le spedizioni da e per Marsiglia.

Va bene, mi muoverò io stesso per sistemare tutto.

- Champagne? - A cose fatte e se c'è qualcosa a cui brindare.

Una ragazza magari?

Sei sempre più entusiasta quando il tuo ometto torna a casa, vero?

Muoviti! Non ti tengo qui per fumare, bere e fare i solitari.

Vai a riempirmi la vasca.

Parto domattina presto, non voglio svegliare la mia bambina.

Le si sciuperebbe il suo visino da troia.

Pronto? Sì, Marcel.

Sì?

Se sono così vigliacchi da scappare, vadano a farsi fottere tutti e due!

Me ne sbatto! Arzenta è uno sputo che non mi si attacca alla scarpa.

D'accordo, ciao.

Continui a fare il tifo per Arzenta?

Certo, una volta mi ha dato una mano.

Soltanto una mano e nient'altro?

- Per te due si incontrano solo per andare a letto. - Per che cosa sennò?

Tu sei brava solo in quello.

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