Kampen for tilværelsen

Kampen for tilværelsen

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Season 2

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Kampen for tilværelsen S02E03
A Commentary by MovieTeam
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Published on: 2017-10-23
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The first 200 lines.

- Si può parlare e basta? - Sì.

- Non sei cattolico? - No, non formalmente.

- È un problema? - No, no. Comincia pure.

Allora...

In verità io... da un bel po' ho...

- un forte desiderio di scomparire. - In che senso, scomparire?

Partire, andarmene.

- Hai problemi di soldi? - No.

Problemi con tua moglie? Un'amante?

No, niente del genere.

Un paio d'anni fa ero proprio giù.

Niente aveva senso.

Allora lessi di uno che era uscito per comprare il pane.

Ed era scomparso. È da lì che ho cominciato a rimuginarci su.

Un paio d'anni? Perché non l'hai fatto?

Una cosa del genere va organizzata per filo e per segno.

Si deve trovare il momento giusto.

Se no ti beccano.

Sì, e va tutto all'aria. Come pensi di farlo?

- Ho una barca, segreta. - E i documenti? Il passaporto?

- Tutto organizzato. - Soldi e cibo?

- Nella barca. - Dove andrai?

Non ho una meta precisa. È il pensiero che mi piace.

Capisco.

- Capisci? - Sì, è chiaro.

La depressione è passata?

Sì, direi di sì.

Questo progetto, in un certo senso, mi ha tenuto su. È stato una specie di hobby.

E di cos'è che vuoi parlarmi?

Ho una famiglia.

Mia moglie è morta lo scorso anno.

Ora sono solo con un bambino piccolo e una figliastra.

Dovrei lasciar perdere il progetto.

Ma ho paura che rimarrò senza niente.

Ci ho passato così tanti anni, l'ho immaginato, preparato, mi da dato piacere.

Del bambino possono occuparsene tutti. La più grande non è neanche tua.

- Al piccolo non farà nessuna differenza. - Un po' di differenza gliela farà.

- Quanto ha? - Un anno.

Allora no, non se ne accorgerà nemmeno. I bambini sono tosti, rimbalzano.

Se sei convinto. Ma non so, due bambini da soli...

Portateli dietro, allora.

Non sarebbe più una sparizione, allora. Sarebbe più come un... viaggio.

Eh, sì. Non ci guadagna nessuno se metti il tuo sogno nel cassetto.

- Anche tu devi avere una vita tua. - È bello che tu lo dica.

- Pensavo ti saresti scioccato. - Noi preti ne sentiamo di cotte e di crude.

- Forse però non una cosa del genere. - Invece sì.

Non è così rara.

- No? - Tipico norvegese. E belga, anche.

- Ti è servito parlarne con me? - Sì. Mi ha fatto bene parlarne.

Non ci sono molti posti in cui si può parlare di cose del genere, in maniera anonima.

- Mi piace che non puoi vedermi. - Sì, è organizzato bene.

Visto che ci siamo, posso chiederti un piccolo favore?

Puoi rispondere a qualche domanda? Per migliorare il nostro servizio.

C'è solo da fare delle croci.

- Due minuti, al massimo. - Nessun problema.

Allora vado. Lascia il foglio sul sedile quando hai fatto.

Traduzione di SUSI

Hennie, basta con lo zucchero, è troppo.

- Sveinung, non ora! - Line, vuoi un uovo?

Mamma è stata un po' brusca. Scusa.

Ti ricordi quella volta al lago Sognsvann, Sveinung,

quando ti si è posata una farfalla sulla mano?

Certe volte una melodia è un po' come quella farfalla.

Arriva danzando nell'aria, così, dal niente.

E forse ti si posa sulla mano.

E tu stai zitto zitto e non osi respirare...

perché hai paura che svanisca.

Può essere così, quando scrivi una nuova canzone.

Basta poco perché svanisca.

- Capisci un po' quello che voglio dire? - Scusa se ti ho disturbata.

Non è colpa tua. La colpa è mia.

Sveinung, metti via quel giornaletto. Mamma sta dicendo una cosa importante.

Dovete capire che anche per mamma è una cosa nuova e strana.

Non sapevo di esserci portata.

Non sapevo di poter fare una cosa bella,

e di poter far battere un po' più in fretta i cuori, forse.

Ora che ho la bambina dentro di me.

Dentro la mamma c'è crescita ovunque, ora.

Certe volte è un po' come se la bambina

mi cantasse le melodie.

È così.

Capisco bene se non lo capite, perché non lo capisco neanche io.

Mi chiedo solo se...

se potrete scusare la mamma, se sarà una mamma un pochino peggiore per un po'.

E se forse penso un po' più a me e meno a voi.

A voi ci ho pensato per tanto tempo, forse ora posso pensare un poco a me. Ok?

Sì?

Che belli che siete.

Siete così belli, tutti! Vi voglio proprio bene.

Anche a te, maritino mio, che sei il papà migliore del mondo.

- No. Non è vero. - Sì, sì. Lo sei. Accettalo. Sì.

È bello che abbiamo parlato di queste cose.

Se abbiamo tutti considerazione l'uno per l'altro, andrà tutto bene.

Ma mamma deve farci capire chiaramente quando ha bisogno di essere lasciata in pace.

Facciamo così: se vi volto le spalle,

allora significa che la farfalla e la mamma devono essere lasciate in pace.

- Perché non ti metti un cappello? - No. Non c'è bisogno del cappello.

Vuoi che usi un cappello? Forse è più chiaro?

Sì. Allora metterò un cappello.

- Aksel. Ciao. Hai un minuto? - Certo. Facciamo la stessa strada, no?

- È per il musulmano? - Come hai fatto a saperlo?

Non bisbigliare. Non c'è bisogno di essere strani.

I musulmani sono persone come le altre.

Sono così preoccupata per Marit, ho paura che dica qualcosa che non va bene.

Può dire cose molto brutte, a volte. Lo sai che ha la sindrome di Tourette, no?

- Marit ha la sindrome di Tourette? - Lo sapevi.

- No. - Ma devi averlo notato.

Non sarebbe l'unica che usa parolacce.

Non sono solo le parolacce. Pensavo che lo sapessero tutti i genitori.

Non è che pensano solo a quello.

Potrebbe dire cose che non piacciono ai musulmani?

Sono nella stessa classe, e hanno anche alcuni amici in comune.

Immagino che i musulmani sopportino di sentire le stesse cose che sentiamo noi.

- Sono persone come noi. - Non proprio. Sono un po' più permalosi.

E piuttosto nervosi. Quel Mustafa ha picchiato sua figlia, proprio davanti alla scuola.

L'ha picchiata?

- Forse l'ha presa a schiaffi, non lo so. - Questo non va bene.

- Marit è una ragazza eccezionale. - Grazie. Ma può essere molto volgare.

Ah, beh, tipo?

"Fotti-fotti-fotti, scopa-scopa-scopa, figa-cazzo-satana."

Non sono parole strane.

No, ma le ripete diverse volte.

Non per questo diventano più volgari. E poi quasi ci si abitua ad ascoltarle.

- È irritante, ma sono solo parole. - Sì, solo parole.

I musulmani ci rideranno su.

Non è che abbiano tutto questo senso dell'umorismo.

- Ma sì, proprio come noi. - Sembrano sempre così seri.

No, no. Ho un amico in Marocco che passerebbe tutta la notte a raccontar barzellette.

- Da morire dalle risate. - Bello avere amici in posti così.

- Ogni tanto lo vai a trovare? - No, abbiamo perso i contatti.

Forse dovrei cercarlo. Sì, guardo su Facebook.

- Sono anche loro su Facebook? - Come noi, forse anche di più.

Andrà tutto bene.

Tutto bene. Fa' solo attenzione a certe combinazioni di parole.

Di sicuro non è pericoloso,

ma alcune parole non vanno messe una dopo l'altra, nella stessa frase.

Si tratta solo di mostrare rispetto per le cose che sono importanti per certe persone.

- Come "Allah", "Muhammed"...? - E, specialmente, "Il profeta".

- Profeta? Non si può dire neanche quello? - Basta non usarlo subito prima o dopo...

Marit non ha mai detto "il profeta".

- Beh, meglio. - Non sa neanche cos'è.

Allora non dirlo di fronte a lei.

Ma se lo dice, non può dirlo insieme alle altre parole.

Quindi, dire "il profeta" può creare problemi?

Di sicuro no. Se lo nomini e basta.

- Porca miseria! Ma perché sono così difficili? - Anche noi abbiamo cose simili.

Non diresti mai "scopa-scopa" e "il re" nella stessa frase.

- Ma potrei, se volessi. - Però alcuni si arrabbierebbero.

Non è un buon paragone, perché il profeta è più importante.

Nonostante tutto, ha a che vedere con Dio.

- Ha preso a schiaffi sua figlia? - Io non l'ho visto. L'ha detto Trine.

Bisogna che ci parli, allora.

- Non è che magari si arrabbia? - No, è uno tranquillo, è uno tranquillo.

Ti va di sentire?

Sì.

L'hai composta tu?

Eh? Anche il testo?

Ispirato da una poesia che ho letto.

Bella. Così poetica.

È un po' lenta. Ho problemi con le corde.

No... è bella così.

Sono proprio contenta che ti piaccia!

Andiamo su a divertirci un po'? Facciamo un salto al primo piano e...?

- Ora? - Sì.

- Ti ho sorpreso? - Un po', forse.

Sento che mi succede qualcosa, quando apprezzi la mia canzone.

È un po' perverso?

Un po', forse.

Eccitarsi perché ti lodano, è davvero perverso!

Oh...

Perché non la suoni ancora?

Era così bella. Forse anche più lenta?

Ti succede di essere preoccupata, Suzy?

Per cosa?

Non so. Il futuro.

No.

Perché non devi esserlo.

Se non hai voglia di lavorare, probabilmente non dovrai farlo.

Ma io voglio lavorare.

Era per fare un esempio.

Dici cose strane di questi tempi.

Non sono un tuo cliente? Perché dici che il prezzo è troppo alto?

- Non l'ho detto. - Sì: "Il prezzo è forse un po' alto."

- Forse il prezzo è un po' alto. - No, il prezzo è come deve essere.

Che stupidaggini!

- Arrabbiato? - Sì, si è arrabbiato un po'.

- Qual è il prezzo? - 13,2.

Troppo alto. Sono più che d'accordo.

Ciao.

- La conosci? - Sì, un po'.

È una tosta.

Sei caduto? Ti aiuto ad alzarti?

Ma è pesantissimo. Non dovrebbe aiutarsi anche un po' da solo?

Puoi tirarti un po' su da solo.

Così, sì. Tutto bene? Vuoi che ti accompagni a casa?

Ce la fai da solo? Sì, sì. Buona fortuna con... buona fortuna.

Grazie.

- Ora hai pensato a...? - Non è credibile.

- Qui fanno tutti del loro meglio. - Ma lui non è per niente credibile.

Trovo molto difficile immedesimarmi nel personaggio con uno che recita così male.

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