The first 200 lines.
La cosa più bella della vita si chiama "piressia"...
più volgarmente chiamata "febbre".
Quando il termometro segna almeno 37,5
hai la giustificazione per non andare a scuola o al lavoro.
"Scusate, ho la febbre". Che meraviglia!
La febbre odora di casa dei nonni...
di Vicks Vaporub, di carta dei fumetti.
Di minestra con il formaggino.
La febbre è la malattia più simpatica del mondo.
Quando ero bambino, amavo le lampadine Osram.
In un attimo la tua faticosa vita da scolaro si metteva in pausa.
Ecco. Purtroppo io non ho la febbre.
Ho una malattia molto più antipatica. l poeti la chiamano "male di vivere".
Negli anni '80 la chiamavamo "esaurimento nervoso".
Oggi la conosciamo come "depressione".
Per fortuna, sono in buona compagnia.
Sono stati depressi anche Van Gogh, Baudelaire, Leopardi,
Balzac, Churchill, Lincoln, Caravaggio, Flaubert...
Michelangelo, Napoleone, Dickens, Edgar Allan Poe...
e quasi tutti i cantautori italiani.
Non è facile trovare un metodo per uccidersi efficace e indolore.
Ho studiato e ho scelto una soluzione ibrida.
Sonniferi per un sonno profondo e vasca per affogare.
Un gol a porta vuota. So che cosa pensate.
"Perché, Diego? C'è tanta gente che ti vuole bene!" In realtà non è così.
Negli ultimi mesi spesso ho chiesto aiuto alle persone che "mi vogliono bene".
Nessuno mi ha dato retta. Ve lo dimostro, chiamo papà.
SQUILLI DI CELLULARE
- Pronto? - Ciao, papà.
"Ciao, Diego. È urgente?" - Sì. Direi di sì.
Chiama tua madre che non ha mai un cazzo da fare.
Faccio come dice.
Ciao, amore. Ti posso richiamare domani?
Ho la gatta in calore e i maschi sono impazziti.
Certo. Impedisci questo bunga bunga felino.
Ciao, amore.
Vado sul sicuro. Chiamo Loredana, la mia migliore amica.
SQUILLI DI CELLULARE
- Ciao, zio Diego. - Giada, ti ho svegliato?
No, ripassavo Geografia.
Mamma è collassata sul divano. - Se resuscita, dille che la saluto
e che le ho voluto tanto bene, che le voglio tanto bene.
Anch'io ti voglio bene.
"Notte." - Buonanotte.
Le voglio bene come a una figlia.
A proposito di figlia, io ne ho una mia. Laura.
Ciao, papà. - Shanghai.
Papà, ascolta.
Ho una "call" con Shanghai adesso. Al mattino i cinesi sono molto operativi.
Ti chiamo domani. Ho uno "slot" libero tra le 12 e le 12:15.
- Va bene? "È meglio di niente."
Provo con Luca e Simona. Sono una sola entità, stanno insieme da sempre.
Diego, un attimo. Devo chiederti il permesso?
- Sì! Luca, che succede?
"Tragedie per niente!"
Un'oliva ascolana non è una barretta di plutonio. Che mi può fare?
La carne rossa fa venire il cancro! Poi fritta!
Vabbè.
Sentiamoci in un altro momento. Qui a ore pasti è sempre complicato.
Mai mettere insieme una fisioterapista vegana e un commercialista onnivoro.
Colpa mia e di Luca Carboni. Anni fa li ho portati a un suo concerto.
Su "Farfallina" è impossibile non baciarsi.
Riprovo con un parente stretto. Alessandro.
Ciao, fratellone. Com'è la situazione?
Sempre triste, "il mondo ce l'ha con me, non mi capisce nessuno"?
Più o meno.
Adesso non posso, ho dei turisti a bordo. Ci vediamo domani alla mostra.
Già. In effetti, alla mostra. Ciao.
L'ultima spiaggia. La mia ex moglie, Giulia.
Diego, scusa. Sono molto nervosa, sto facendo l'inventario.
Se non stai morendo, ci sentiamo domani.
Sai? È proprio così.
"Non fare la vittima."
Dio padre onnipotente ed eterno, grazie per avere inventato il divorzio.
Amen. Amen.
Lo ammetto, questo era un tentativo disperato.
Dunque ci siamo. Addio, ragazzi. Grazie dell'attenzione.
Metto un po' di musica.
Titoli di coda.
Se mi vuoi bene, baciami. Tienimi stretta a te.
- Avvocato, permesso? Baciami, grande...
SALTO DI PUNTINA Buongiorno!
- Preparo la colazione? - Baciami, grande...
Chissà che sarà! Si è incantato "l'en plein".
Si è incantato, avvocato.
Signor avvocato!
Signor avvocato! Signor avvocato!
- Aah! Fermo! - Che cazzo urli!
È mezzo nudo, anzi tutto. Si vede tutta la natura!
Sono nella vasca da bagno. Come devo stare?
- Che cazzo guardi? -Niente. - Vai! -Avvocato...
Lei non è depresso, è proprio matto. Non si dorme nella vasca!
Io dormo dove cazzo mi pare. Vai a preparare la colazione!
"Ostregheta"!
Il giorno dopo che ti sei suicidato è strano, non sarebbe dovuto esistere.
Non pensavo di continuare a vivere su questo pianeta.
Quindi ora devo affrontare le conseguenze delle mie azioni.
Ieri sera ho fatto tre giri dell'isolato.
Poi ho pensato: "Che mi frega di trovare parcheggio, tanto muoio".
Poi uso l'auto solo nei week-end. In studio vado a piedi.
Anzi, ci andavo. Forse ieri sono stato poco diplomatico.
Avvocato, oggi è il mio ultimo giorno di lavoro.
Si tenga l'incompetenza e le promesse di farmi socio.
Noi non siamo amici. Ho finto, per convenienza.
Adesso che la guardo bene, ho capito a chi somiglia. Don Chuck castoro.
Lo ricorda? Due gocce d'acqua!
Con permesso.
Non ero depresso per colpa del lavoro o altro.
Ho speso diecimila euro a rate di 50 minuti da uno "strizzacervelli".
- Ma non ha capito che ho. - Ciao, Diego. Solito espresso schiumato?
Non lo so.
Quando sei depresso, anche la domanda più banale ti mette in crisi.
Sì. Magari ripasso dopo.
Vedete? La gente non capisce, scappa. Eppure fino a poco tempo fa, era diverso.
- Salve, regina della torrefazione! - Ciao, Diego.
- Solito espresso schiumato? - Sì, come sai schiumare tu.
- Io non ci credo che hai 26 tatuaggi. - Lo giuro su Lady Gaga.
Quel giorno li ho contati. A ventidue mi sono distratto e ho perso il conto.
Ma nonostante tutto questo e altro, sono comunque entrato in depressione.
Dicono che ogni giorno che ti svegli, c'è un bivio
che può portare la tua vita in una direzione nuova.
Per me, è più difficile. Sono un abitudinario.
Faccio la stessa strada tutti i giorni da anni, senza mai alzare lo sguardo.
Senza mai guardarmi intorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Ciao. Benvenuto.
- Buongiorno. - Io sono Massimiliano.
- Diego. - Vuoi del tè?
- Ho sfornato questi biscotti. - Ecco che era quel profumo!
Lingue di gatto.
Senti che odore! Le faccio con doppia dose di albume.
Così vengono croccanti fuori e morbide dentro.
Bene! Volevo chiedere...
- Che cosa vendete qui? - Qui? Praticamente niente.
Senti, aspetta qui. Torno subito.
- Dammi del tu. Che profumo!
- Ciao, Massimiliano. - Arrivi sempre quando sforno i biscotti.
Telepatia gastronomica. Ciao. Edoardo, piacere.
Diego. Piacere.
Allora? Si chiacchiera?
- In che senso? - Non hai letto l'insegna?
- "Chiacchiere". - Nel senso di...
Chiacchiere.
Ma non è obbligatorio. Molte persone che vengono qui neanche sanno perché lo fanno.
Anch'io non so perché sono entrato. Oggi è una giornata particolare.
Ieri mi sono suicidato.
Questo suicidio non deve essere stato un successo.
Ovviamente no.
Mi fai vedere se giochi meglio di come ti uccidi?
- Non gioco da una vita. Però ero forte. - Dicono tutti così.
No, ho vinto il campionato. - Quale?
- All'oratorio. - Ma va'!
Senti, toglimi una curiosità. Che hai scritto nella lettera?
Quale lettera?
Di solito i suicidi scrivono un'ultima lettera.
- Uno a zero! Dai. - Non ho scritto lettere.
- Ho fatto qualche telefonata. - A chi?
Alle persone a cui...
Due a zero! Partita a senso unico.
- Dai! - Persone a cui voglio bene.
- Mia figlia, mio padre, la mia ex moglie. - Era l'estremo saluto?
- Oppure volevi essere salvato? - Non lo so.
Mi ha salvato il tappo della vasca. La gente che amo mi ha lasciato affogare.
Tre a zero. Sospendiamo qua. Volevi ammazzarti, non peggiorerei le cose.
Qui c'è un negozio di idraulica.
A un euro e settanta cambi il tappo e la prossima volta andrà meglio.
Io spenderei di più e siliconerei la vasca.
Ha ragione. In certi casi, è meglio non rischiare.
- Non scherzate. - Dai, lo capisco.
Ti piace essere compatito. Lo capisco, è bellissimo.
Però magari i tuoi amici avevano un problema.
- Poi tu ci sei sempre stato per loro? - Certo, io gli voglio bene.
A volere bene non ci vuole niente. Faccina, due cuoricini e gli vuoi bene.
- Fare del bene, quello è un'altra cosa. - Cambia l'insegna, metti "Cazziatoni".
È stato un piacere, ora devo scappare.
Mio fratello fa una mostra di quadri. Se non vado, mi ammazza.
Perfetto.
Ti ammazza tuo fratello, una cosa in famiglia.
Basta ironizzare sul mio suicidio! Ho fatto male a dirlo.
- Sono depresso da due anni. - Solo? Io da venti.
No. Tu sei triste quando non ti prendono a un provino. È un'altra cosa.
La tristezza ha un motivo. La depressione, no. Giusto?
Non ci avevo pensato.
- Vabbè, scappo. Devo qualcosa? - Là dietro.
Girati. Io ci prendo sempre qualcosa per le bollette.
Offerta libera, quello che vuoi. - Ho venti euro.
Metti. Quello che vuoi.
- Metti, su! - Grazie.
- Arrivederci. Ciao.
Maestro. Tornerà?
Sì. Torna, torna.
Mi fa piacere che lei me lo chieda. Forse non ricorda, è troppo giovane.
Eravamo sette a cinque per me.
Cinque a quattro con un break di vantaggio e l'arbitro mi chiama un fallo di piede.
- Un fallo di piede! - Ciao, papà.
Ciao. Stavo...
Raccontando della semifinale contro Bertoni.
È stato un furto.
Da quarant'anni la racconti! Digli del lungolinea.
Non c'era l'occhio di falco.
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