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Published on: 2016-12-30
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The first 200 lines.

QUELL'OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO

- Buongiorno, signore. - Buongiorno.

Vorrei una singola Siviglia-Parigi per stasera...

...e una cuccetta di seconda.

Per stasera non ho più niente.

Comunque, non ci sono singole da Siviglia a Parigi.

Posso darle, se vuole, due posti per domani fino a Madrid...

...e, da lì, una singola e una cuccetta fino a Parigi.

Va bene...

Senta, ho un baule e tre valige.

Può farmele ritirare a casa a spedirmele a Parigi?

- Nessuna difficoltà. Provvedo subito. - Bene.

- In prima, ha detto? - Sì.

Dov'è?

Se n'è andata, signore.

Da molto?

Solo da cinque minuti.

Venga.

Ha perso sangue.

Niente... Dal naso. Lo butti nel fuoco.

Se n'è andata a piedi nudi.

Butti, butti tutto.

Benissimo.

Belle mutandine, signore.

Nel fuoco!

Un po' bagnate. Deve aver avuto paura.

Domani si torna a Parigi. Prepari tutto.

Benissimo, signore. Ero stanco di questa cucina all'olio.

Prima lavoravo in un ristorante.

Avevamo un vecchio cliente tedesco che citava sempre un filosofo del suo Paese:

"Se vai con le donne, non dimenticare il bastone".

Non è allegro.

Alla banca.

Che noia! Anche qui!

Un altro attentato.

Su, torniamo indietro. Faremo tardi.

Il suo posto è qui.

Ci rivediamo a Madrid.

Bene.

- Questo è il suo posto. - Grazie.

- Molte grazie. Buon viaggio. - Di niente.

Buongiorno, signora.

Buongiorno.

Mi scusi, lei va a Parigi?

Sì.

Abitiamo nello stesso quartiere. L'ho vista spesso per strada.

Abito in Rue Rembrandt, vicino al parco.

- E io in Rue Murillo. - Beh, allora...

- È un viaggio lungo. - Sì.

È più forte di me: non so abituarmi all'aereo.

E poi, oggi, uno prende l'aereo per Bruxelles...

...e, grazie a due bravi giovanotti, si ritrova in mezzo al deserto, vero?

Mi scusi, signora, temo che lei occupi il mio posto.

- Mi dispiace, io... - No, la prego. Resti, se preferisce.

- Non la disturba? - Affatto.

Devo viaggiare nel senso di marcia, se no ho male allo stomaco.

Va a Parigi?

- Sì, con mia figlia. - Anche lei? - Sì, anch'io.

Senta, non l'ho vista nell'ufficio di mio cugino a Palazzo di Giustizia?

Possibile, sono un magistrato. Come si chiama suo cugino?

Foucade. Edouard Foucade.

Lo conosco benissimo: una persona molto autorevole.

Permette? Vincent Dolard.

Piacere, Mathieu Faber.

Molto lieto. Mi ha parlato spesso di lei.

Molte grazie. Buongiorno.

No, la ringrazio. Non è il caso.

Anche lei è francese?

Sì, vivo a Parigi.

Per caso era alla corrida domenica scorsa?

Sì. Impossibile prendermi per un altro!

- Vuole "Le Monde"? - No, grazie. L'ho già letto.

Già 3 minuti di ritardo.

È sempre così.

Non puoi andartene così! Non hai capito niente!

Non andartene!

Ma non è possibile!

Grazie.

- Vuole qualcosa da leggere? - Grazie.

Lei va direttamente a Parigi?

- No, mi fermerò 3 o 4 giorni a Madrid. - Bene.

Signore, perché ha gettato dell'acqua alla signora?

Zitta, Isabelle.

Non è educato fare domande.

No, signora, la prego. La bambina ha ragione.

Dopotutto, non è un gesto molto comune.

Vero, signor Dolard?

Certo, devo dire che... No, in effetti non è molto comune.

Anche se non cade sotto i rigori della legge...

direi che, stia tranquillo, non sono pazzo...

e lei non ha niente da temere.

Senza sembrare indiscreto...

darei volentieri qualcosa per conoscere le vere ragioni del suo gesto.

Sa che lei è curioso?

- Sono professore di psicologia. - Ah!

Lei insegna alla Sorbona?

No, do lezioni private.

Capisco.

Signor Faber,..

apparentemente lei è una persona normale. Suo cugino Edouard è un mio amico.

Così, penso che il suo gesto, anche se un po' strano, abbia una motivazione.

Converrete che è meglio innaffiare una donna anziché assassinarla.

Senza dubbio, sì.

Quella donna era la peggiore delle donne, la peggiore della Terra.

La mia sola consolazione è pensare che, quando morirà,..

...Dio non la perdonerà mai.

Il suo caso m'interessa molto.

Anche a me, onestamente.

Se volete, posso raccontarvi come sono andate le cose.

Si stava processando un gruppo di terroristi, i nomi li ho dimenticati.

Io aspettavo mio cugino,..

come faccio spesso, alla fine dell'udienza.

- Ciao, come stai? - Non c'è male.

- Vuole un caffè, signore? - No, grazie, cara.

Allora? Sono stati condannati a morte?

Figurati! Il prete ha avuto 8 anni e gli altri, 3. Deplorevole!

I giurati erano di certo stati minacciati.

- Da chi? - Dal G.A.R.B.G.

G.A.R.B.G.?

G.A.R.B.G.!

G-A-R-B-G Gruppo Armato Rivoluzionario del Bambin Gesù.

Già!

Gli stessi che hanno commesso l'attentato nella Chiesa di S. Damiano.

Precisamente! E con 15 morti.

Allora, mangiamo a casa tua?

- Tutto pronto. - Andiamo.

- Buongiorno, Martin. - Buongiorno, signor Foucard.

Allora, cosa si mangia?

- Uova strapazzate ai tartufi. - Delizioso!

- E poi pollo al gambero. - Pollo al gambero?

Sento già che sarà squisito!

Posso dare un'occhiata in cucina?

- Mi piace vedere i cibi prima di mangiarli. - Sì, vengo con te.

- Buongiorno, signore. - Buongiorno.

Lei è la nuova cameriera?

Sì, sono arrivata stamattina.

- E come si chiama? - Conchita.

- Spagnola, immagino. - Sì, signore.

- Parla molto bene il francese. - Vivo in Francia da 10 anni.

Mi scusi.

Quella ragazza non sembrava avere una grande esperienza.

Scommetto che si tratta della stessa persona che ha innaffiato.

Sì, esatto.

Congratulazioni.

Facilissimo! L'avrebbe capito un bambino di 5 anni.

I terroristi di oggi sono affascinati dal pericolo, è chiaro.

Qualcuno ha delle ragioni politiche, ma la maggior parte ama il rischio.

Vedrai che presto i giornali ne parleranno nelle pagine sportive.

No, no, no! L'altro bicchiere per il vino rosso.

Molto bene, cara. Grazie.

Mi scusi, non ho l'abitudine.

Ormai la banda Bonnot ha chiuso. Almeno quelli avevano un ideale.

Con le loro pistole a tamburo hanno terrorizzato Parigi per giorni.

Ma erano disinteressati, generosi.

Certo, ma erano dei banditi! Eh!

Grazie.

Sono sicuro che non ha mai fatto lavori manuali. Hai visto? Ha mani bellissime.

Desidera, signore?

Sì. Dica a Conchita di portarmi una Chartreuse.

Gialla o verde?

Verde, è più stimolante.

È anche lievemente afrodisiaca...

- Ne sa di cose! - Grazie, signore.

Avanti.

- Buonasera, signore. - Aspetti un momento.

Chiuda la porta.

Venga qui.

Si avvicini.

Volevo chiederle: prima, che faceva?

Ho lavorato in un ufficio, come telefonista e poi in provincia, nel guardaroba d'un bar,..

- ...ma me ne sono andata. - Perché?

Odiavo quell'ambiente. Sono stata educata all'antica, allora...

Le preparo il letto.

Di che regione è?

Sono andalusa, di Siviglia.

Conosco l'Andalusia, mi piace molto. Che cosa fa suo padre?

Mio padre è morto.

Lasci stare, venga qui.

Non desidero trattarla come una domestica.

Del resto, lei non è una domestica, lo si vede subito.

Si sieda, la prego.

- Sua madre abita a Parigi? - Sì, in periferia.

A volte mi sento perduta, mi creda.

Non riesco ad adattarmi.

A che cosa?

A tutto, alla gente, a quello che succede...

- E poi non mi va di lavorare. - Oh, però!

Lavoro per aiutare mia madre che sta tutto il giorno in chiesa.

Altrimenti... Altrimenti la mia sola passione sarebbe la danza.

Allora lei è ballerina.

Sì, ma non basta per vivere.

- Quanti anni ha? - 18.

Cosa pensa di me?

La conosco appena.

Ha dei capelli di seta.

Trova?

Devo andare a dormire.

No, aspetti, la prego.

Ho una cosa seria da dirle.

Ma insomma, dov'è Conchita?

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