The first 200 lines.
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Re Lear
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Traduzione: LeleUnnamed, xandra, mezzio, cerasa
Revisione: LeleUnnamed
- Kent. - Mio signore.
Vieni.
Mi pareva che il re prediligesse il duca d'Albany al Cornovaglia.
Cosi' anche a noi; ma ora, nella spartizione del regno,
non e' chiaro quale dei duchi egli voglia prediligere.
Le parti sono cosi' equilibrate che nemmeno l'esame piu' attento
saprebbe indicare quale scegliere tra i due.
Questo non e' vostro figlio, mio signore?
L'ho cresciuto a mie spese, signore.
Riconoscendolo sono arrossito cosi' spesso che ormai ci ho fatto il callo.
Non riesco a concepire...
Signore, ci riusci' la madre di questo giovanotto.
Nonostante sia venuto al mondo piuttosto alla sprovvista,
crearlo fu uno spasso,
e il bastardo va riconosciuto.
Conosci questo nobiluomo, Edmund?
No, mio signore.
Il signore di Kent. D'ora in avanti consideralo un mio onorevole amico.
E' stato via nove anni, e dovra' presto ripartire.
- Non esagerare. - Perche' mai dovrei farlo?
Arriva il re.
Intrattenete i signori di Francia e di Borgogna, Gloucester.
Si', mio signore.
Intanto noi esporremo i nostri piu' segreti propositi.
Datemi quella mappa.
Sappiate che abbiamo diviso il nostro regno in tre parti;
e' nostro proposito
scrollare ogni incombenza dalle nostre vecchie spalle,
per affidarle a piu' giovani forze,
mentre noi, liberati dal fardello,
ci trasciniamo verso la morte.
Figlio nostro di Cornovaglia e voi, non meno caro figlio di Albany,
abbiamo ora la salda decisione di dichiarare
le diverse doti delle nostre figlie,
cosi' da prevenire fin da subito
ogni futura contesa.
I principi di Francia e di Borgogna,
rivali illustri nell'amore della nostra piu' giovane figlia,
hanno ormai protratto a lungo l'amoroso soggiorno in questa corte,
e qui debbono avere una risposta.
Ditemi, figlie mie,
poiche' siamo sul punto di spogliarci di ogni potere, rendita,
e di ogni cura di Stato,
quale di voi diremo che ci ama di piu'?
Si' che la nostra generosita' possa estendersi
la' dove l'affetto naturale gareggia con il merito.
Goneril,
primogenita nostra, parla tu per prima.
Signore...
io vi amo piu' di quanto possa esprimere la parola.
Voi mi siete piu' caro della vista,
dello spazio
e della liberta';
al di la' di quanto puo' essere valutato ricco o raro,
non meno di una vita,
piena di grazia, salute, bellezza, onore;
tanto quanto un figlio amo' mai il padre
o un padre si senti' amato.
Un amore che rende povero il fiato e incapace la parola.
Oltre ogni misura...
io vi amo.
Di cio' che esiste tra questi confini,
da questa linea...
a questa, una terra ricca di ombrose foreste e di campagne,
con abbondanti fiumi e vaste praterie,
rendiamo te signora:
ai discendenti tuoi e di Albany...
resti in perpetuo.
Cos'ha da dire la seconda figlia, la carissima...
Regan,
sposa di Cornovaglia?
Parla.
Io sono fatta della stessa lega di mia sorella
e mi stimo al suo stesso valore.
Trovo nel mio cuore
lo stesso suo sincero atto d'amore,
ma il mio e' ancor piu' sconfinato,
poiche' mi dichiaro ostile a ogni altra gioia
che derivi dal piu' perfetto equilibrio dei sensi,
e trovo l'unica mia felicita'
nell'amore di vostra cara altezza.
A te e agli eredi tuoi rimanga per sempre
questo ampio terzo...
del nostro bel regno, non inferiore per estensione,
valore e bellezza,
a quello destinato a Goneril.
Ora la gioia nostra,
ultima nell'eta' ma non nel cuore, il cui giovane amore
i vigneti di Francia si contendono col latte di Borgogna.
Che sai dire per ottenere un terzo
piu' opulento di quello delle tue sorelle?
Parla.
Niente, mio signore.
Niente?
Niente.
Dal niente non verra' fuori niente.
Parla ancora.
Infelice che sono, non...
non so portare il cuore alle labbra.
Amo vostra maesta' secondo il mio dovere: ne' piu' ne' meno.
Suvvia, Cordelia, correggi un po' le tue parole,
se non vuoi compromettere le tue fortune.
Mio buon signore, voi mi avete generata, allevata e amata.
Questi debiti io vi ripago al lor giusto valore:
io vi obbedisco, vi amo e vi onoro sopra ogni altra cosa.
Perche' le mie sorelle hanno marito, se dicono di amare solo voi?
Non mi sposero' come le mie sorelle, per amare soltanto mio padre.
C'e' il tuo cuore in queste tue parole?
Si', mio buon signore.
Cosi' giovane e gia' cosi' impietosa?
Cosi' giovane, mio signore, e sincera.
E cosi' sia!
La tua sincerita' sia dunque la tua dote!
Io qui rinnego ogni cura paterna,
e, d'ora in poi, sarai sempre un'estranea per me e per il mio cuore.
- Mio buon re... - Taci, Kent.
Non interporti fra il drago e la sua furia!
L'ho amata piu' di tutte e pensavo di affidare alle sue cure
quel poco che mi resta.
Va'! Sparisci dalla mia vista!
Chiamate il re di Francia! Tutti fermi? Chiamate il Borgogna!
Cornovaglia ed Albany, con la dote delle mie due figlie
spartitevi la terza. Se la prenda in sposa l'orgoglio,
che lei chiama sincerita'.
Investo voi due, congiuntamente, del mio potere, della dignita',
e dell'insieme dei privilegi che s'accompagnano alla maesta'.
Per quanto ci riguarda, a mesi alterni, con...
cento cavalieri al nostro seguito,
mantenuti a vostre spese,
dimoreremo a turno presso di voi.
Conserveremo unicamente il titolo
e gli onori che son dovuti al re;
vostri siano il potere, le rendite e il governo, amati figli.
Regale Lear, da me sempre onorato come mio re,
invocato nelle mie preghiere come mio gran patrono...
L'arco e' carico e teso, evita il dardo.
Scoccalo pure, dovesse la sua forcuta punta invadermi cuore.
Sia Kent villano, se Lear e' pazzo.
Che vuoi fare, vecchio?
Credi che il dovere debba temere di parlare
quando il potere si piega alla lusinga?
Kent, sulla tua vita, basta!
La mia vita l'ho sempre ritenuta un pegno contro i tuoi nemici.
- Via dalla mia vista! - Signore, frenatevi.
- No, guarda meglio, Lear. - Ah, per Apollo...
Ah, per Apollo, re?
Invano bestemmi i tuoi Dei.
Fai male!
Ascolta, rinnegato,
per l'obbedienza che mi devi, ascolta bene!
Per aver tentato di farci venir meno a un giuramento,
cosa che mai osammo finora,
ricevi dalla nostra autorita' cio' che ti spetta:
ti concediamo cinque giorni
per raccogliere quanto puo' servirti a ripararti dai mali del mondo;
al sesto dovrai volgere la tua odiata schiena al nostro regno.
Se al decimo giorno
troveremo la tua carcassa esiliata entro i nostri domini,
sara' per te la morte. Via, per Giove!
E non vi sara' revoca!
Ecco Francia e Borgogna, mio nobile signore.
Mio nobile signore.
Mio signore di Borgogna,
ci rivolgiamo per primo a voi, rivale di questo re per nostra figlia.
Quale minima ed immediata dote richiedete con lei per non rinunciare
alla proposta d'amore?
Regale maesta', non chiedo piu' di quanto ha offerto vostra altezza.
Offrireste di meno?
Nobilissimo Borgogna, quando lei ci era cara, tanto valeva;
ma ora il suo prezzo e' crollato.
Signore, eccola la': se in quella parvenza di sostanza, qualcosa,
o tutto, con l'aggiunta del nostro sfavore,
e nulla piu' possa compiacere vostra grazia,
eccola,
e' vostra.
Non ho risposta.
La volete, con i suoi difetti,
senza amici, appena nata dal nostro odio,
con in dote la nostra maledizione e resa estranea dal nostro giuramento?
- Prendere o lasciare. - Perdonate, regale signore,
ma a tali condizioni non c'e' scelta.
E allora lasciatela, signore.
Per la potenza che m'ha creato, v'ho detto le sue ricchezze.
In quanto a voi,
grande re,
io non vorrei alienarmi il vostro affetto al punto
- da unirvi a chi odio. - Supplico vostra maesta'
di rendere noto
che non e' stata macchia di infamia, delitto o vizio,
ne' atto impuro o disonorevole
a farmi priva della vostra grazia e del vostro favore.
Meglio se tu non fossi mai nata...
che non avermi meglio compiaciuto.
Signore di Borgogna, che dite a questa dama?
La volete?
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