The first 200 lines.
- Pronto? - Ti ho svegliata, Mina?
- Mi manchi. - Te ne sei andato che non è neanche un'ora.
Dai, esci con me in pubblico, per piacere.
Non mi va più che facciamo tutto di nascosto.
- Devo dormire, Serafin. - Non riattaccare.
Ti faccio addormentare io.
Traduzione di SUSI
- Che ci fai qui? - Ciao. Sto lavorando.
Devo ripagare Bartosz per quella storia della cucina.
Non dovresti trovare tuo padre?
Sì. Ma ho un po' di paura.
Può darsi che la prenda male, e non vorrei succedesse.
E la moglie soffrirà. Era molto carina.
- Ti hanno tormentato quando eri piccolo? - No. Che domande fai!
- Perché sei venuto qui? - Mi hanno beccato ieri sera.
- Che hai fatto? - Suonavo il clarinetto al bar.
- Suoni il clarinetto? - Sì.
- Al lavoro! - Ok.
- Che posto è questo? - Un'officina.
Da dove arrivano le bici?
Sono riciclate, dimenticate da qualche parte...
- Rubate allora, no? - Parlane col capo...
- Ehi! Su, allora! - Va bene!
Serafin.
Sai come si chiama questa in norvegese? "Sykkelpumpe".
Serafin. "Kom, jeg pumpe opp deg med min sykkelpumpe".
Significa: "Vieni che ti pompo con la mia pompa della bici".
Ho la sensazione che tu preferisca non parlarne.
No, non se ne presenterà certo l'occasione in maniera naturale.
È l'anno dell'anniversario, questo.
E avevamo pensato a fare un bel regalo alla comunità, da parte nostra.
Quindi abbiamo pensato al problema delle lumache.
Quindi, vorremmo affidarvi una campagna pubblicitaria:
"Immobiliare toga contro la lumoca". Funziona, eh?
Piuttosto creativo.
- Ma non si dice lumaca? - Lumoca.
- Ma non dovrebbe essere lumaca? - Non importa. Fa rima bene così.
Non intendevo certo criticare. Volete affidarci una campagna lumache?
Vi aiuteremo a metterla su.
Non serve a nulla ripulire il proprio giardino, se il vicino non fa niente.
Le lumache non riconoscono i confini di proprietà.
Se ognuno fa la sua parte, ci libereremo di questo problema.
Mi sembra davvero... molto ben pensato.
Vero? Bene allora. C'è altro di cui vuoi parlare?
No, avevo però...
In effetti mi è stato chiesto di parlarti di una cosa,
se ne avessi avuto l'opportunità.
Ma non so bene come dirtelo.
- Non ti preoccupare. - Ha a che vedere con le visite alle case.
La tua agenzia domina il mercato, si potrebbe dire.
Sì... vero.
E mandate sempre la stessa agente, per ogni visita.
- Mina. È bravissima. - Sì, molto brava.
Ma alcuni si chiedono perché ci sia sempre la stessa agente.
Perché è bassa?
Bassa?
Mi pare che una discussione del genere sia meschina.
A quale discussione ti riferisci? Io non ho detto niente...
Già. A cosa ti riferisci?
Al fatto che è bassa. Sempre che sia questo il problema.
Penso solo che...
- Sì. È che... - Il fatto è che...
Io devo seguire certi principi. Sono fatto così e ne sono orgoglioso.
Quando la mattina mi guardo allo specchio, devo vedere determinati principi.
Bene, perché anche io sono così.
Ma questa gente prepara la casa con cura e attenzione.
In fondo sono le nostre case e ci sentiamo in diritto di far domande.
La cosa sta diventando imbarazzante. Perché non lasciamo perdere?
- Mi sembra solo di aver... - Mi dispiace.
Salve!
Tutto bene?
Sì, sì. Tutto a posto.
È sicura?
- Dovrebbe sdraiarsi un attimo. - No, è pieno di lumache.
- L'accompagno dentro. - Non c'è bisogno.
- Sono un medico. - È un dottore?
Si sieda qui, un po'.
- Che bella casa. - Trova?
Autentica. E bella.
- Vive da sola? - No, con mio marito.
- Perché non ci pensa lui al giardino? - Non gli piace il giardinaggio.
Le prendo un bicchier d'acqua.
- Come si chiama il suo medico? - Schreiner. A Majorstuen.
So chi è.
È contenta di lui? Può sempre venire da me.
È più comodo avere il medico in zona.
- Non ci rimarrebbe male? - No. È una cosa normale.
Questo è il mio numero.
Mi telefoni se sente qualcosa, ok?
Si riguardi.
- Che voleva quella donna orribile? - Non era orribile. Mi ha aiutata.
- Certo... - Henry, dobbiamo parlare.
Dobbiamo prenderci del tempo per capire come vogliamo organizzare la cosa.
Organizzare cosa?
Tutto.
Nel modo migliore per entrambi.
Potresti anche telefonare, un paio di volte all'anno.
Non che io lo facessi molto, ai miei tempi.
Ecco.
Senti, mamma.
Non so come dirlo...
Sei incinta?
Sei incinta, cocchina! Ma che bello!
Pensavo avessi perso i poteri psichici quando hai avuto me.
Proprio così. Ora tiro a indovinare, infatti.
Sai chi è il padre?
Dai!
Come ti manterrai, quando avrai perso il dono della veggenza?
- Succede sempre? - Sì, di solito sì.
- A te è successo, vero? - Non preoccuparti troppo.
Cerca di essere positiva.
È scomparso così, all'improvviso?
È successo in maniera graduale. Più tu mi crescevi in pancia, meno vedevo.
Davvero?
- Non è certo una cosa che abbiamo scelto. - No.
E ora te la sei di sicuro tolta di torno.
Lo sai chi è il padre, vero? Dimmelo.
Su, andrà tutto bene.
Tomasz!
Mina vuole vedermi oggi!
Perfetto.
Ok, ragazzi.
Prima classe.
Da buttare.
Seconda classe.
Da confezionare.
Aspetta, aspetta, aspetta! Ne ho una uguale in Polonia, anche lo stesso colore.
- Da buttare. - Cosa? Ma va benissimo.
- È vecchia. Non la vorrà nessuno. - Dalla a me, allora.
Prima classe.
Seconda classe. Prima classe.
Da dove volete cominciare oggi?
Non saprei.
Magari rivediamo gli obiettivi della volta scorsa?
Vorrei dire che non ho quasi chiuso occhio ieri notte.
- Eri preoccupato? - No, stavo lavorando a un montaggio.
Interessante. Immagino che il tempo voli in quel caso.
Quando ho finito, poi, non ero per niente stanco...
Succede sempre così.
- Ma ora sono a pezzi. - Non è un problema.
Una cosa però la possiamo discutere ora. Che dici?
- Va bene. - Il tempo è vostro.
A dire la verità, ci sentiamo un po' cretini.
Ne abbiamo parlato anche ieri sera, a casa.
Veniamo qui da quasi un anno.
E ci ha fatto un sacco di bene.
Sembra quasi che vogliamo smettere, ma non è così.
Perché sei stato perfetto, Knut Egil. Sei...
...favoloso. Davvero.
Solo che non ci pare giusto che...
utilizziamo il tempo passato qui con te...
...partendo da presupposti sbagliati.
- Vogliamo... - Anitra, Jørgen.
Questi muri hanno sentito cose che non potreste mai immaginare.
Il fatto è che io e Jørgen abbiamo deciso di separarci.
Quindi, quello di cui parliamo durante questi incontri...
dove siamo e dove dovremmo essere, sembra assurdo.
Quindi è deciso?
Sì. È già un po' che cerchiamo altre case.
- Già un po'? - Solo alcuni mesi.
Quindi non siete stati del tutto onesti per quanto riguarda il vostro scopo finale.
Vergogna.
Beh, non è poi che sia deciso del tutto. Anzi, forse sì. Ma noi siamo fatti così.
Ma è un po' stupido star qui a recitare una parte.
Abbiamo perso un sacco di tempo su quello.
Qui dentro si basa tutto sulla fiducia.
Non siamo certo qui solo per fare un piacere a me.
Ci dispiace molto. Te lo avremmo dovuto dire prima, ma...
- Diventava sempre più difficile - Succede quando si rimandano le cose.
Forse si può imparare qualcosa da questa situazione.
Non è che siamo sempre stati sicuri al 100 %.
Infatti. All'inizio io pensavo: non esiste.
Ma poi, dopo alcune sedute con te...
Mi hai portato, anzi ci hai portati, a sentire che...
Yes, può succedere!
C'è stato un momento in cui ho pensato chiaramente:
- Ora, Anitra, devi andare a casa e deciderti. - Io ho pensato molte volte:
se solo fossimo venuti qui da te prima, allora...
Perché queste sedute mi hanno sicuramente portata a vedere in maniera diversa...
...in maniera molto diversa, molte cose.
Ho pensato spesso...
sono proprio scemo!
Tutti questi pensieri strani e distruttivi che mi girano in testa.
In quei casi pensavo:
se avessimo contattato Knut Egil prima, le cose ora sarebbero state diverse.
Non è che si può far molto ora. Ma spero che...
se io o Jørgen troviamo un'altra persona con cui vivere,
verremmo da te in tempo.
Io penso proprio che verrei non appena incontro qualcuno.
- Prima che ci siano problemi. - Tutti e due? Con i nuovi compagni?
Sarebbe strano?
Ci penseremo quando succederà.
Sì. È una cosa che dovrai vedere.
Certo, se tu pensi che non vada bene, non lo faremo.
Posso?
Prendiamoci due minuti, allora.
In effetti io ho bisogno di fare pipì.
- Accendino. - Sì.
- Mi dispiace. - È andata così.
Se vuoi venire da solo, sai bene che non ci sono problemi.
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