Behind the Clouds

Behind the Clouds (Achter de wolken)

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Achter de wolken 2016 1080p NF WEB-DL DDP5 1 x264-playWEB
A Commentary by Pinguoin

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Published on: 2021-10-17
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The first 200 lines.

Frederik, piove.

Com'è bello il suono della pioggia sul tetto.

- Nonna? - Arrivo.

Arrivo.

Allora?

Stai bene, mamma.

Davvero, sei stupenda.

C'è tanta gente.

Sì. Prego.

Frederik non era un uomo comune. Non era uno qualsiasi.

Era una persona unica ed eccezionale.

Non molti sanno, per esempio, che Frederik sapeva dipingere.

E che da giovane ha preso il dottorato all'Università di Leuven.

Ma desiderava più di una vita da accademico. Molto di più.

E sappiamo tutti cosa ha realizzato.

Ho imparato molto da Frederik.

Come dirigere un'azienda,

come gestire gli affari, come trattare i dipendenti.

Ma ciò che ricorderò più di tutto sono le nostre cene ogni mese.

Ordinava sempre una tartare.

Eppure, ogni volta che uscivamo a cena, chiedeva il menu,

studiava ogni piatto e fingeva di doverci riflettere bene

prima di dire: "Prendo una tartare, signorina".

Una volta gli ho chiesto perché volesse sempre leggere il menu

se sapeva già cosa voleva. Mi ha risposto:

"Werner, dovresti fare ogni cosa con l'entusiasmo della prima volta".

E in quanto suo successore, tengo stretta questa filosofia.

Cara Emma, negli anni hai dovuto sopportare la sua assenza.

Tutti i congressi, i seminari, i viaggi di lavoro.

Ma sai meglio di tutti, cara Emma, quanto eri importante nella sua vita.

E quanto teneva a te.

- Che cos'è? - Qualcosa da mangiare per domani.

- Vai a letto, mamma, sei stanca. - Siamo tutti stanchi.

- Sicura di non volere che resti? - Vai a casa, tesoro.

- A domani, mamma. - Ciao, tesoro.

Stai bene, mamma?

Sogni d'oro.

Ok, pronto?

Non ne ho voglia.

Ti verrà.

Torniamo nella tua stanza?

- Prova ancora. Ce la puoi fare. - Ho detto che non ne ho voglia.

Presto sarò un vegetale.

Non riconoscerò più la tua faccia sciupata.

- Karel, capisco… - Non capisci niente.

SENTITE CONDOGLIANZE

VORREI VEDERTI

PERCHÉ?

DOVE?

NELLO STESSO LUOGO DI 50 ANNI FA

CINQUANTATRÉ ANNI, TRE MESI E SEI GIORNI

Ora, sì.

- Sì. Attenta. - Maledizione.

Non imparerò mai.

- Quel parcheggio è troppo stretto. - Ti ho detto di curvare di più.

- Ho fatto come dice l'istruttore. - Allora fai pratica con lui.

Nonna, non fare così.

Metterò la minigonna, sarà più efficace.

Magari ti bocciano solo per rivederti le gambe.

Dai, facciamo pausa. Continuiamo dopo. Prendi le chiavi.

Sì, è a posto, soprattutto in compagnia. Ma a volte quando siamo soli…

- Ecco a voi. - Grazie.

Beh…

A volte sembra che non abbiamo niente da dirci.

È strano, no?

O che non gli interessano le cose che interessano a me.

C'è la tartare?

Ti piace molto?

- Da uno a dieci? - Sì, ad esempio.

- Sei più. - È a malapena sufficiente.

Sette, allora. Non lo so.

- Gliene hai mai parlato? - Non proprio.

Ingrasserò con tutti questi problemi di cuore.

C'era un uomo al funerale.

Forse l'hai visto. Ha lasciato una freccetta sulla bara.

- Era un amico del nonno? - Più o meno.

Non lo vedevo da più di 50 anni.

È stato carino a venire al funerale.

- Vuole rivedermi. - Come mai?

Non l'ha detto. Mi ha scritto su Facebook.

Facebook? Sapevo che eri iscritta ma non rispondi mai ai miei post.

Noi ci…

…conoscevamo bene.

Non so cosa fare.

Forse ti farà bene parlare del nonno.

E poi io vorrei rivedere i miei amici di adesso tra 100 anni.

Sai che intendo. Mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto.

È già qui.

- Ma che cavolo. - Quello è Bjorn?

Sembra più un brutto rinoceronte.

- Vai, tesoro. - Ciao.

- Tieni, finiscila tu. - Sì.

ANIME ESTRANEE DI GERARD VERFAILLIE

COSTA D'OPALE, AGOSTO 1966

CON GRANDE AFFETTO DA LONTANO, GERARD

Sì, avanti.

Salve.

Venga pure. È bello rivederla.

Sta bene?

Vorrei dire…

…che ci dispiace molto per la morte di suo marito.

E credo di parlare a nome di tutti se dico

che siamo tutti qui per lei se ne avrà bisogno.

- Scusate il ritardo. - Non si preoccupi.

È giusto in tempo per la presentazione di Harry. Si sieda. Ok.

- Harry? Pronto? - Sì, sono pronto.

La presentazione? Sentiamola.

Giusto in tempo.

Non avresti voluto perderti i vermi di Harry, no?

No.

…una lezione sul mio hobby preferito,

ovvero la pesca notturna.

Ma prima di tutto, vorrei che osservaste

questi magnifici vermi.

DOV'ERI?

RIPROVIAMO DOMANI?

Condoglianze.

Inizia a piovere.

- Andiamo al riparo? - Sì.

Vieni, sotto la tettoia.

- Che c'è da ridere? - Non so. Rido di noi.

Siamo degli sciocchi?

Com'è bello il suono della pioggia sul tetto.

- Kebab. L'hai mai mangiato? - No.

Almeno ci asciugheremo.

L'ho letto sul giornale.

Dovresti vergognarti della tua freccetta.

Era il mio modo di dire addio. Ci abbiamo sempre giocato.

Questo lo so.

L'ho buttata via appena arrivata a casa.

E poi quel messaggio su Facebook.

Beh…

- Forse non sono stato molto educato. - Due parole.

"Vorrei vederti." Non ti sei nemmeno firmato.

- Ho pensato… - Non è maleducato, è…

- Da imbranato, forse? - Da pazzo, ecco come descriverlo.

Ho cancellato e riscritto almeno dieci volte.

Una lettera lunga, una corta? "Signora", "Cara signora"?

"Cara Emma"?

- Cosa si dice dopo tanti anni? - Non molto, a quanto pare.

Lo immaginavo diverso questo incontro.

Le cose non sempre accadono come ce le si immagina.

Alla tua età dovresti saperlo.

Era il mio migliore amico.

Ho sbagliato a venire.

- Ho detto qualcosa di male? - È stato un errore.

Scusa, Gerard.

È meglio se non ci vediamo più.

Mamma?

- Che ti è successo? - Sono andata in città.

Con questo tempo?

- Da sola? - Certo.

- Qui impazzisco. - Perché non mi hai chiesto di venire?

- È più divertente con qualcuno? - Sì.

Tieni.

- Non ho gli occhiali. - È scritto in grande, mamma.

- "Sala da ballo Parasol." - Ti è sempre piaciuto.

- Con papà. - Io e tuo padre non ballavamo.

- Conoscerai nuove persone. - Conosco molte persone.

Inoltre non ho tempo. Devo fare far pratica a Evelien.

Mamma, lo sai perché lo fa, vero?

- Per farti uscire di casa ogni tanto. - Questo non fa per me.

Ok, allora resta a casa e non parlare con nessuno.

E se vuoi andare in città, non chiamare nessuno. Fai tutto da sola.

Ora siediti.

Vado in garage e lo vedo seduto a terra accanto alla bici.

Faccio un panino e ricordo che lo preferiva al prosciutto.

Apro il frigo e vedo la salsa che metteva nella zuppa.

Qualsiasi cosa faccia o non faccia, non riesco a non pensare a lui.

Come se non sapessi chi sono senza di lui.

Che ti aspettavi, mamma? Ci vuole tempo.

Sì.

A volte mi chiedo se ne valga la pena.

Che vuoi dire?

Dai, mangia qualcosa.

Ha chiamato Werner. Per quelle azioni.

Non è meglio liberarsene? Che cosa te ne fai?

È il lavoro di una vita.

L'azienda non ti è mai interessata.

Di' al tuo Werner di preparare i documenti e di chiamarmi.

Non è il "mio" Werner.

Che cosa fai qui?

- Mi hai spaventata. - So che non è consono, ma…

- …posso entrare un po'? - Sai che ore sono?

- Ero già a letto. - Solo per parlare.

Non starò…

Stai bene?

- Dovrei denunciarti per violazione. - Ho voluto correre il rischio.

E lancio di sassolini come gli adolescenti.

- Un vecchio Romeo. - E tu sarai la mia Giulietta?

Sai com'è andata a finire, vero?

- Perché non hai chiamato? - Brucia.

- Non fare l'impressionabile. - Lo sono.

Avresti dovuto vederti.

Sei scomparso all'improvviso dietro il muro.

Scusa.

- Va bene così? - Sì, va bene.

Mi servirebbe qualcosa di forte.

Non è identica a suo padre?

La ragazza della foto che stavi guardando.

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