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WOMEN TALKING - IL DIRITTO DI SCEGLIERE
Questa storia è finita prima che tu nascessi.
Madre.
Ancora.
Quando ci svegliavamo con i segni di mani invisibili,
gli anziani ci dicevano che era opera dei fantasmi,
o di Satana.
O che mentivamo per attirare l'attenzione.
O che era frutto della sfrenata immaginazione femminile.
Lo fecero per anni.
A tutte noi.
Ti sentivi priva di forza di gravità.
Ti sentivi sempre più lontana da ciò che un tempo era reale.
Sembrava una messa al bando,
come se la realtà non volesse più che noi ne facessimo parte.
Mi chiedevo spesso chi sarei stata se non mi fosse successo questo.
Mi mancava la persona che avrei potuto essere.
Ora non più.
Perché è il giorno del giudizio,
e un invito alla preghiera.
Tutte e due le cose.
Ne prendemmo uno.
Vidi il suo volto.
E poi lui fece i nomi degli altri.
Forza.
Infine, gli stupratori furono condotti dalla polizia, in città,
per la loro stessa incolumità.
Quasi tutti gli uomini della colonia andarono in città
a pagare la cauzione per gli stupratori.
Ci diedero due giorni per perdonare gli stupratori prima che tornassero.
Se non li avessimo perdonati, ci avrebbero fatto lasciare la colonia
e negato l'ingresso nel Regno dei Cieli.
Non fare niente.
Restare e combattere.
Andarsene.
QUEL CHE SEGUE È UN ATTO DI IMMAGINAZIONE FEMMINILE
Le bambine della nostra colonia non ricevevano un'istruzione.
Sapevamo a malapena leggere o scrivere.
Ma quel giorno... imparammo a votare.
Il voto era pari tra restare e combattere, o andarsene.
Quindi tre famiglie, tra cui la tua e la mia,
furono scelte per decidere cosa avrebbero fatto le donne della colonia.
Tua madre aveva chiesto ad August, l'insegnante della scuola,
di redigere il verbale della nostra riunione.
August era da poco tornato nella colonia.
La sua famiglia era stata scomunicata anni prima.
August amava tua madre fin da bambino.
Prima di iniziare,
tua nonna Agata ci disse di onorare il servizio reso l'una all'altra.
Dovevamo rappresentarlo.
Così come Gesù aveva lavato i piedi ai discepoli all'Ultima Cena,
sapendo che la sua ora era giunta.
Avevamo solo 24 ore per immaginare in quale mondo potevi nascere.
È insito nella nostra fede il perdono.
Abbiamo sempre perdonato chi ci ha fatto del male, perché ora no?
- Perché ora sappiamo la verità. - Saremo scomunicate.
Obbligate a lasciare la colonia nel disonore, se non li perdoniamo.
E se saremo scomunicate, non avremo il nostro posto in Paradiso.
Come potete temere questo?
Sono paure legittime.
Come le affrontiamo?
La cosa importante è stabilire se vogliamo perdonare gli uomini.
Così da varcare i cancelli del Cielo.
Ridi quanto vuoi, Salomè,
ma saremo costrette a lasciare la colonia, se non li perdoniamo.
Come potrà il Signore trovare le donne se lasciamo la colonia?
Se Gesù è in grado di risorgere, vivere migliaia di anni,
poi ridiscendere dai Cieli per raccogliere i suoi seguaci,
riuscirà a trovare qualche donna che ha lasciato la colonia.
- Non divaghiamo. - D'accordo, non divago.
Io non posso perdonarli.
Non li perdonerò mai.
Nemmeno io posso farlo.
Ma vogliamo accedere al Regno dei Cieli, alla nostra morte.
- Qui abbiamo tutto ciò che desideriamo. - No.
Desidera di meno.
A nessuna di voi importa entrare nel Regno dei Cieli?
Ci sarà qualcosa per cui vale la pena vivere in questa vita,
non solo nella prossima.
Autje!
- Ci vediamo presto, stai tranquilla. - Scusa.
Andrà tutto bene.
Tua nonna diceva sempre:
"Scopri quel che puoi fare per gli altri,
e accantona ciò che non puoi fare."
Credo sia più facile, quando sei anziana come lei.
Quindi, dobbiamo decidere adesso se restare e combattere o andarcene.
Queste sono le scelte che ci si presentano.
Non accadrà che non faremo niente.
Vorrei parlarvi delle mie due cavalle, Ruth e Cheryl.
Quando il cane di Dueck le spaventa lungo la strada che conduce alla chiesa,
il loro primo istinto è di fuggire.
Le mie cavalle non fanno riunioni per decidere cosa fare.
- Scappano. - Ma, Greta, noi non siamo animali.
Siamo state vessate come animali.
Forse dovremmo reagire come animali.
Nella mia vita ho visto cavalli affrontare cani feroci
e provare a calpestarli a morte.
Gli animali non scappano sempre.
È così che vogliamo insegnare alle nostre figlie a difendersi?
- Scappando? - Non scappare, andarsene.
Preferisco resistere, sparare al cuore e seppellire ciascun uomo, che scappare.
Poi, semmai, affronterò l'ira di Dio.
Salomè, zia Greta parlava di andarsene, non di scappare.
Non voleva usare la parola "scappare".
Perdona mia madre per aver usato la parola sbagliata.
È un così grave peccato
che Salomè si è fatta carico di porvi rimedio per il bene dell'umanità.
"Andarsene" e "scappare" sono parole diverse con diversi significati.
Ciascuna dice qualcosa di noi.
August...
quali sono le tue considerazioni?
Anche tu hai una tua opinione?
Io penso...
Penso sia possibile andarsene da un luogo o una persona...
con uno stato d'animo...
e arrivare da qualche altra parte con un altro...
stato d'animo, del tutto inatteso.
Io voglio restare e combattere.
E se gli uomini ci piegheranno e saremo comunque costrette a perdonarli?
- Anch'io voglio restare e combattere. - Non ci sorprende.
Tu vuoi sempre combattere.
È così che vogliamo decidere il destino delle donne della colonia?
L'ennesimo voto, l'ennesima croce sulla nostra posizione?
- Credevo fossimo qui per fare di più. - Cioè perdonare passivamente gli uomini.
Qualsiasi altra cosa è una follia, ma nessuna di voi vuol sentire ragioni.
E perché sei ancora qui con noi, se è questo che credi?
Vattene, con tutte le altre inette!
È mia figlia, e la voglio qui con noi.
Il perdono che ci viene imposto è vero perdono?
Tieni queste assurdità per te.
- Autje, scendi da lì! - Autje, obbedisci a tua madre.
Fai la brava, non senti che le travi scricchiolano.
Vuoi far crollare il tetto?
In molte posavamo su di noi uno sguardo dall'alto.
Non so se fosse Dio,
e noi ci vedevamo attraverso i suoi occhi.
O se non riuscivamo a essere presenti a noi stesse.
Ai nostri corpi.
- Come ci sei arrivata lassù? - È stato un miracolo.
Un miracolo di Dio.
- Certo. - Di chi altri?
Nel posto da cui vengo io,
da cui viene tua madre,
non parlavamo dei nostri corpi.
Così, se accadeva una cosa simile, non avevamo le parole per parlarne.
E l'assenza di parole ci lasciava in una voragine di silenzio.
E in quella voragine di silenzio si annidava l'orrore.
La madre di Neitje si era impiccata dopo il protrarsi delle violenze.
Ci chiedevamo...
perché i nostri piedi ancora si muovevano quando i suoi non potevano più?
Cosa ci distingue da chi rimane indietro?
Questa cosa non finirà mai.
Moriremo e loro staranno ancora parlando.
O peggio, dovremo sopravvivere!
August, dovresti fare un elenco dei pro e contro di ciascuna opzione.
"Restare e combattere" e "andarsene".
Attaccalo al muro.
- Scrivi a caratteri grandi. - Perché? Non sappiamo leggere.
No, ma lo terremo come un reperto che altri troveranno.
Per primo metti "restare e combattere" e sotto scrivi "pro".
Chi comincia?
Iniziamo con i pro di restare e combattere.
A che ci serve? Questa è casa nostra.
RIMANERE - ANDARSENE PRO
Questo lo credi tu, non è così per tutte.
Scusate? Perdonatemi, se posso...
Potete parlare una alla volta,
così potrò capire cosa ha detto ciascuna e trascriverlo subito?
Dobbiamo alzare le mani come i bambini della tua scuola?
Chiedo scusa.
- Non dobbiamo andarcene. - Scusa...
Scrivilo e basta! Sotto i pro.
La geniale idea di Salomè è che se restiamo non dobbiamo andarcene.
Non dovremo cercare un posto dove andare,
o vivere nell'incertezza di non sapere dove andare.
- Non abbiamo una mappa. - È assurdo.
L'unica certezza che avremo sarà l'incertezza, ovunque saremo.
Neitje? Autje? Avete qualcosa da aggiungere all'elenco?
Non dovremo lasciare le persone che amiamo.
Possiamo portarle con noi, se ce ne andiamo.
Come?
Dovremmo trasferire l'intera colonia? Com'è possibile?
Possiamo ricreare un nuovo ordine qui, in un luogo che ci è familiare.
Non solo familiare, è un luogo che ci appartiene.
Serve scrivere i contro?
Non è evidente che dobbiamo restare e combattere?
Contro: non saremo perdonate.
Posso dire una cosa?
Prego.
Non sarebbe meglio, prima di stilare i pro e contro di "restare e combattere",
stabilire per cosa esattamente combattiamo?
È ovvio.
Combattiamo per la nostra incolumità, per liberarci dalle violenze.
Ma cosa significherebbe per noi?
Forse occorre un proclama che descriva
come vogliamo che diventi la colonia dopo che avremo vinto.
Forse dobbiamo capire meglio cosa vogliamo ottenere, non solo distruggere.
Restiamo o ce ne andiamo?
Ona, spiegaci meglio questo proclama a cui hai pensato.
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