The first 200 lines.
L'IMMAGINE MANCANTE
Nel bel mezzo della vita, l'infanzia riaffiora.
È un'acqua dolce e amara.
La mia infanzia io cerco, come un'immagine smarrita.
O piuttosto è lei che mi reclama.
È perché ho cinquanta anni...
...o perché ho vissuto tempi turbolenti dove paura e speranza si alternavano?
Il ricordo è là, ora.
Mi sbatte alle tempie, vorrei scacciarlo.
Con della terra e dell'acqua, con i morti, le risaie...
...con mani piene di vita, possiamo creare un uomo.
Non ci vuole molto, basta solo volerlo.
Il suo vestito è bianco, la cravatta scura.
Vorrei tenerlo contro di me: è mio padre.
Ricordo i vecchi tempi a Phnom Penh, le grandi feste nella nostra casa.
Mi ricordo le risate e i canti.
C'erano profumi di caramello, pesce, spezie, mango.
Si ballava, si parlava all'infinito con gli zii e le zie.
I miei cugini portavano della fruttai, guava e jackfruit (giaca).
Era il tempo dello studio e dei libri.
Amavo ascoltare mio padre recitare poesie la sera.
Ne ricordo soprattutto la dolcezza.
Poi venne la guerra
I bombardamenti si sono intensificati negli anni '70.
Ricordo i primi morti, la nostra paura, la tristezza di me bambino.
Ci sono tante immagini che passano e ripassano nel mondo...
...che pensiamo di possedere perché le abbiamo viste.
Quando scopriamo un'immagine su uno schermo...
...che non è un quadro, un sudario...
...allora quell'immagine non manca.
Phnom Penh era stata accerchiata dai Khmer Rossi...
...per porre fine all'ingiustizia e allo sfruttamento.
Entrarono nella capitale il 17 aprile 1975.
Non c'erano grida di gioia ma una silenziosa attesa.
Io c'ero.
Ricordo lo sguardo di questi giovani combattenti come se noi non fossimo stati lì.
Era stato dato loro un ordine: non toccare mai il nemico con le mani.
Sono io il nemico, io che ho 13 anni.
La banca centrale è saltata in aria con tutte le sue banconote.
Non si può tornare indietro.
La città è impura, la città è corrotta.
Essa viene evacuata in poche ore.
2 milioni di persone sono buttati per le strade...
...abbandonano le loro case, i loro cari, i loro ricordi.
Di fatto, il vecchio mondo!
Viva il più glorioso 17 aprile, giorno di gioia traboccante.
La rivoluzione è così pura che non vuole gli esseri umani.
Ora Phnom Penh può essere filmata.
Come nella profezia di Puth Tomniey.
Le case saranno senza abitanti, le strade senza passanti.
Scale, nessuno le salirà.
Fiumi di sangue scorreranno.
Molto presto siamo stati separati.
Ci siamo diretti verso la campagna in piena stagione secca.
Avevamo fame e sete.
Siamo andati di mano in mano, come animali...
...in vagoni per bestiame, poi su carretti.
La deportazione di Phnom Penh è un'immagine mancante.
Immediatamente, i Khmer Rossi vengono contati...
...poi separati le donne, gli uomini, gli adulti, i bambini...
...vietato qualsiasi ricordo, qualsiasi effetto personale.
Improvvisamente non ci sono più individui, ma solo numeri.
Tagliano i nostri capelli.
Confiscano orologi, occhiali, giocattoli, libri.
Tingono di nero i nostri vestiti, cambiano i nostri nomi.
Noi siamo il Nuovo Popolo...
...borghesi, intellettuali, capitalisti da riabilitare, da distruggere.
Bisogna abbracciare la condizione proletaria.
Ecco il nuovo paese chiamato Kampuchea Democratica.
Una fabbrica dai fumi inquietanti.
Dighe e risaie in calcestruzzo.
Nessun uomo.
L'intera società è organizzata in modo collettivo e militare...
...in unità di lavoro.
L'Angkar si prende cura di tutti voi, compagni.
Fratelli e sorelle, padri e madri.
L'Angkar è l'organizzazione, è tutti, ciascuno.
È il giovane Khmer Rouge o il capo del villaggio...
...il responsabile del centro di tortura o Pol Pot.
Deve sorvegliare questo popolo di sabbia, di polvere e di piedi scalzi.
Presto non ci saranno più volti, amici, amori.
Né padre né madre, presto non ci saranno più emozioni.
E anche le parole saranno trasformate.
Ciascuno sarà un combattente della rivoluzione o concime per le risaie.
Per resistere, è necessario nascondere in sé una forza, un ricordo.
Un'idea che nessuno vi potrà prendere.
Poiché è possibile rubare un'immagine, ma non un pensiero.
L'Angkar ti invita...
...a una sessione di studi e di ricostruzione di te stesso.
Compagni, presto saremo padroni dell'acqua, della terra e degli elementi.
Ogni ettaro produrrà 3 tonnellate di riso, o 5 o 7.
Allora saremo 10 milioni.
Non ci sarà né fame, né stanchezza, né ingiustizia.
Gli uomini più anziani saranno alimentati da una macchina.
L'Angkar prevede il futuro ed è ricco di astuzie.
Il popolo è il cervello dell'Angkar.
Viva la rivoluzione cambogiana, grandiosa e straordinaria.
Lunga vita alla nuova società senza ricchi né poveri.
Alziamo il nostro pugno, ripetiamo gli slogan.
L'Angkar stabilirà una società modello, unica al mondo, senza divisione di classe.
In questo mondo perfetto, le dighe sono di cemento.
Sono ricoperte di catrame, tutto è in ordine.
Alla sommità di questa utopia, c'è una bandiera rossa.
E naturalmente, la verità.
Compagno, tu sei molto libero.
Per ora bisogna obbedire, scavare senza sosta...
...spostare la terra, spostare le pietre.
Per mesi ho scavato una vasca in mezzo alle aride pianure.
Non ho mai visto acqua, mai.
Viva la Kampuchea Democratica che ha fatto un salto in avanti prodigioso.
Un salto in avanti meraviglioso, un grandioso, straordinario salto in avanti.
Lavoriamo con determinazione nei campi senza fare affidamento sul cielo.
Questi slogan non mi hanno mai lasciato, credo di sentirli ancora.
La mia vecchia società pensava solo a festeggiare.
Il collettivismo è il fertilizzante e il cibo.
Oramai una padella è individualista.
È vietato possederne una.
Così mettiamo tutto in comune.
Il nostro unico bene è il nostro cucchiaio.
Con la fame, si tiene in pugno un uomo.
Si tengono in pugno tutti, vivi o morti.
Quanto agli ammalati, ai disobbedienti...
...non vengono nutriti, o hanno solo metà razione.
Siamo noi a sperimentare la fame.
La fame è un'arma, il nuovo popolo è una pianta parassita.
Gli antichi popoli che ci guardano vivono nei granai.
Non hanno mai fame.
Per rieducare bisogna prima distruggere.
A Phnom Penh, viveva un popolo che andava cancellato.
Conquistare attraverso il vuoto è un'immagine d'abbagliante semplicità
I Khmer Rossi vogliono un popolo di ferro, un mero strumento della rivoluzione.
I leader dei Khmer rossi sono lo Stato universale e omogeneo.
Non si guardano mai l'un l'altro.
Ci sono naturalmente Pol Pot, Fratello Numero 1, riconoscibile per il suo ventaglio.
Lui e i suoi compagni, Nuon Chea, Ieng Sary, Khieu Samphan, Son Sen.
Alzatevi, dannati della Terra.
Noi, i dannati, noi che lavoriamo nei campi, in catene...
...noi che vaghiamo come fantasmi.
In quella capitale vuota per quattro anni, c'è solo il Comitato Centrale...
e il liceo Ponhea Yat trasformato nel Centro S21.
Qui si usa la frusta, la sedia elettrica...
...si tagliano teste, si costringe a mangiare escrementi, a confessare...
Tutto inizia con un ideale di purezza e termina con l'odio.
So che i Khmer Rossi hanno fotografato alcune esecuzioni.
Perché? Per avere una prova, per completare un dossier?
Quale uomo che ha ripreso questa scena vorrebbe che non fosse un'immagine mancante?
Io cerco questa immagine.
Se finalmente la trovassi, non potrei certamente mostrarla.
E poi... Cosa mostra un'immagine di morte?
Io preferisco quella di una giovane sconosciuta
che sfida la fotocamera, l'occhio del torturatore...
...e ci guarda ancora.
Sangue scarlatto che copre le città e le pianure di Kampuchea, la nostra patria.
Sublime sangue dei lavoratori, dei contadini.
Sublime sangue di uomini e donne, combattenti per la libertà.
Sangue diventato odio implacabile e lotta risoluta.
Tu ci hai liberato dalla schiavitù.
Eppure non si può filmare impunemente.
Guardo questi bambini con le loro mani, i loro volti, i loro corpi stanchi.
Questa giovane avanguardia lavora alla propria distruzione.
Di notte, raccontavo vecchie storie...
...di fantasmi, streghe, di viaggiatori perduti, bambini dispettosi.
Così mi hanno messo in cucina dove il cibo è buono.
Ho raccontato la storia del razzo Apollo diretto verso la luna...
...a quei rivoluzionari che discutevano di cifre e codici.
Sangue scarlatto che copri le città e le pianure, coprirai anche la luna?
Ho sognato di camminarci sopra come Neil Armstrong con passo leggero e infantile.
Un piccolo passo per l'uomo ma un grande balzo per l'umanità.
"Chi sono queste persone?" chiede un camerata.
"Quelli che camminano sulla luna sono gli americani, ho visto delle immagini una volta"
"Gli americani? Stai mentendo, è impossibile"
Il narratore ammette, il narratore viene ucciso.
Il passo da gigante per l'umanità non è nella propaganda capitalista.
È qui per noi che soffriamo la fame.
Viva il percorso di indipendenza e di piena supremazia
dell'Angkar rivoluzionario della Kampuchea Democratica.
Viva la sua straordinaria chiaroveggenza.
Sulla nostra Luna non c'è niente: terra screpolata e polverosa seppellisce tutto.
Mi ci sono voluti anni per imparare a camminarci, a piedi nudi sulle spine.
Acqua fangosa che scorre giù per la gola.
Sto sparendo a poco a poco, non sono più nulla.
È strano bere il fango.
I bufali ci guardano: "Questi uomini sono strani, bevono la nostra acqua".
La latta della Nestlé diventa la nostra unità di misura.
Può contenere 250 g di riso.
La carestia si diffonde rapidamente: ogni giorno dividiamo questi 250 g
in 7, 16 e poi in 25 parti. Condividiamo la fame.
Mia madre sta lottando per noi:
Costruisce una capanna con rami, foglie e liane.
Ogni giorno lei cammina due ore di modo che possiamo bere acqua pulita.
Ottiene il permesso di dare una mezza razione extra a mio padre.
Ma una notte ci dice:
"Non mangerò più cibo per gli animali. Io sono un uomo".
Egli smette di mangiare.
Io non riesco a capire, ce l'ho con lui.
Hanno trovato una lamiera.
Per portare il suo corpo nella fossa.
Mia madre non ha pianto, non una lacrima per i Khmer Rossi.
Quella notte, mi ha detto come mio padre avrebbe voluto essere sepolto dai suoi parenti
...dai suoi amici insegnanti, nel rispetto della tradizione e della pace.
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