The first 200 lines.
Che c'è? Che cazzo c'è che non va?
Forse sono nata così.
Se nasci e tutti se ne fregano,
forse non fregherà niente a nessuno neanche dopo.
Non meriti di essere amata.
Sei nata così.
Mi sento sola, cazzo!
Mi sento davvero sola.
Mi sembra di essere una bambina.
Una bambina...
Ho bisogno di conforto.
Mi mancano i genitori.
Ma la domanda fondamentale è questa:
perché mi hanno messa al mondo?
Tutto bene?
Ok, allora...
Cazzo!
Porca puttana!
Che cazzo!
Ma che palle!
Non c'è campo.
Che palle!
È per questo che devi rispondere ora,
perché vado in mare e non avrò campo per una settimana.
Mi senti o no?
Mi senti?
Lasciamo perdere.
Che rottura di palle.
Ehi, sorella... Pronto?
Ehi! Come procede?
Meglio di ieri. Mi sa che la piccola sta per arrivare.
Cazzo, che palle!
Be', più va avanti,
più penso al fatto che mi uscirà da là sotto.
Non ci avevo pensato.
Oh, cazzo!
Sì, fa un po' paura.
Guardavo un filmato...
Non lo voglio neanche vedere!
E ho pensato: "Non posso mandarglielo!"
Io invece,
non ho mai guardato un parto o roba simile sul telefono.
Non lo voglio proprio vedere,
sennò non vado nemmeno all'ospedale.
Guarderò alla fine, quando sarà uscita da sola!
Mi dispiace, ma sua sorella non ha campo.
Riproviamo dopo, ok?
Principessa...
Certo.
Puoi fare una foto?
Certo.
Bella bambina!
Non so come ha preso peso,
con le schifezze che mangiavo: hamburger, panini...
Ma non sta nell'incubatrice,
quando è nata il peso era giusto.
È una bella bambina, una bambina normale.
Poverina.
Piccola...
Non le dia il biberon.
È confusa.
Pensa che sia per questo?
Non succhia allo stesso modo.
È anche il ciuccio.
Smetta finché non ha la montata lattea.
Non ha problemi a succhiare.
- Ma ha difficoltà a... - Certo.
Perché non ha la stessa forma del biberon.
Deve succhiare forte per far uscire il latte.
E si innervosisce.
Come ha detto ieri la signora,
forse ha difficoltà per il...
No. Guardi.
Ce l'ho, il latte!
Sì, infatti non serve il biberon.
Sicuro.
Brava, piccolina.
Ma se una volta prende il seno, un'altra il biberon...
Si confonde.
Esatto, per questo è nervosa.
Ma succhia bene. Il latte esce bene.
Guardi.
È un peccato.
- È meglio se la allatto. - Certo.
È più naturale ed è meglio per lei.
Non ricordo un solo momento di tenerezza con mia madre.
Neanche uno.
Ricordo le visite in prigione.
Veniva a trovarci dalla famiglia affidataria, completamente sfatta.
Ogni volta prometteva di disintossicarsi, di smettere,
così saremmo tornate con lei.
E tu aspetti, aspetti, ma non succede niente.
Pensi solo:
"Non mi ama abbastanza per smettere."
Poi me la ricordo
quando è uscita di prigione.
Siamo state bene prima che morisse.
Abbiamo preso un caffè.
Un caffè. Ho detto che ero adulta, una donna.
Credo di ricordare che non avesse tutti i denti.
Ricordo anche di aver pensato: "Non è cattiva."
Non vorrei vivere come lei.
Ma quella non era mia madre.
Mi ha messa al mondo, ma non è mai stata una madre.
Il dottore ha detto: "È una bambina eccezionale."
Davvero?
La testa di solito fa così.
Non riesce a stare dritta.
Ma lei fa così.
Cerca sempre il seno.
La mia bambina...
L'altro giorno, quando ha aperto gli occhi,
sono impazzita. L'ho detto a tutti.
Ho visto tanti bambini.
Ma di solito non aprono gli occhi il primo giorno.
Il dottore ha detto: "Ha gli occhi spalancati."
È vispa.
- Grazie! - In bocca al lupo!
Vieni, vieni presto!
Forse sta provando a dirti qualcosa.
Tu l'hai fatta correre tanto mentre era nella pancia,
e ora ti dice: "Non mi hai fatto riposare.
"Ora non ti faccio riposare io."
Gliel'ho detto prima. Ero di sopra, accanto a lei.
Ho detto: "Non sapevo di avere dentro tanta bellezza."
Parlavo da sola come una matta.
- Sono matta, eh? - Un po'. Lo sei sempre stata.
L'altro ieri ho pianto.
"Cosa mi dirà mia figlia?"
Di cosa?
"Dove sono nonno, nonna? Dove sono i cugini?"
Si ritroverà...
- Sta' tranquilla. - Capito? Senza padre, senza...
E quindi? Non è la prima né l'ultima.
Mi sento proprio...
Lo so, ma stai tranquilla, ci sono bambini così che sono felici.
Ne sto facendo una malattia.
Solo a parlarne mi sento...
Ma non è infelice.
C'è mamma, c'è zia...
È una base solida, Leila.
Leila, mi senti?
Entro domani dimmi come va.
Se hai bisogno di soldi, te li mando.
Sennò resti al verde per 15 giorni.
Voglio che mia sorella cambi il destino dei Mokhenache,
il ciclo di questa famiglia.
A volte, mi sembra che sia maledetta.
C'è una maledizione.
È spaventoso vedere su quante generazioni.
Una donna fa un bambino, lo abbandona,
va in prigione, fuma...
L'ho visto io, l'ha visto Leila, l'ha visto mia madre.
È un ciclo che si ripete.
Ma noi saremo un riferimento.
Se una generazione interrompe il ciclo,
daremo la possibilità alla prossima
di avere un altro riferimento.
Aspetta.
Mi sa che è incastrata.
Ho fame.
Ho fame!
Come?
Che c'è?
Ho fame.
Ti porto qualcosa. Dolce o salato?
Salato.
Salato.
Marion sta preparando...
delle uova col purè.
Uova e purè?
Ma aspetto un po', così ci diamo il cambio per mangiare.
Allora ti porto uno spuntino.
Deve sentire il mio odore.
Non le piace stare sola.
Tu odori di sigaretta!
Si è abituata.
Sai che ho pensato?
Diventerà dipendente da quell'odore.
E diventerà una fumatrice.
Le spacco la faccia.
Sì, certo!
No. Ai bambini, glielo spieghi.
Secondo te, perché fumiamo?
Siamo cresciute con quell'odore.
Poi da adulta, cerchi lo stesso odore.
Questo lo dici tu, Hayat.
No, è provato.
Le farò fare sport,
e capirà che fumare fa male, se vuole fare qualcosa.
Sì, ma gli odori sono una cosa che ti resta nella memoria.
L'odore di fumo di mamma era rassicurante, e noi lo associamo a lei.
Hayat, ti spiego cosa intendo.
Fumavo quando la allattavo.
Ora non la allatto più. A volte ha degli attacchi...
Ecco, così... ma adesso meno.
Si tira i capelli.
È buffa.
Ecco, lo sta facendo.
Ha fatto la doccia.
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