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The Wonderful Story Of Henry Sugar And Three More 2024 1080p WEBRip x265 10bit AAC5 1-[YTS MX]
A Commentary by Moudy0007

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Published on: 2024-06-02
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The first 200 lines.

La serie di film TV che segue

è stata prodotta e girata interamente nel Regno Unito per Channel 7

tra il 1978 e il 1981.

Non è più andata in onda dopo la prima trasmissione.

Mhmm. Sì.

Eccoci qui, nel rifugio dove scrivo.

Sono qui da 30 anni.

LA MERAVIGLIOSA STORIA DI HENRY SUGAR E ALTRE TRE STORIE

Prima di cominciare, è importante assicurarsi di avere tutto il necessario.

Ehm… Sigarette, ovviamente, caffè, cioccolatini.

E devo avere una matita appuntita, prima di iniziare.

Ho sei matite e mi piace pulire il pannello su cui scrivo.

Vedete quante briciole di gomma?

Ecco.

E poi, finalmente, si comincia.

È… Di solito, sono necessarie alcune correzioni.

Già.

I LA MERAVIGLIOSA STORIA DI HENRY SUGAR

Questo va qui e questo…

È…

Henry Sugar aveva 41 anni, era scapolo e ricco.

Era ricco perché aveva un padre ricco che era morto.

Era scapolo perché troppo egoista per dividere i soldi con una moglie.

Era alto un metro e 88

e forse non bello quanto credeva di essere.

Dedicava grande attenzione ai vestiti.

Andava da un sarto costoso per gli abiti,

da un camiciaio per le camicie e da un calzolaio per le scarpe.

Il parrucchiere gli spuntava i capelli ogni dieci giorni

e si faceva sempre la manicure in quell'occasione.

Guidava una Ferrari che gli era costata quasi quanto una villetta in campagna.

Aveva solo amici ricchi

e non aveva lavorato un giorno in vita sua.

Gli uomini come Henry Sugar si trovano a vagare come alghe in tutto il mondo.

Non sono particolarmente cattivi, ma non sono neanche buoni.

Fanno parte dell'arredamento.

Tutti i ricchi come Henry, ovviamente,

hanno una peculiarità in comune: la smania di diventare più ricchi.

Dieci milioni non bastano mai e neanche 20.

Sono preda di un'insaziabile brama di altri soldi

e terrorizzati di svegliarsi un giorno e non trovare nulla in banca.

Utilizzano vari metodi per aumentare la loro fortuna.

C'è chi compra azioni che osserva andare su e giù,

chi terreni, opere d'arte, diamanti o gioca alla roulette, ai cavalli.

Alcuni scommettono su qualsiasi cosa.

Henry Sugar era uno di questi e non era restio a barare, peraltro.

Un weekend estivo, Henry andò da Londra alla tenuta di campagna di Sir William W.

La casa era magnifica e anche il parco,

ma, quando Henry arrivò, c'era una pioggia scrosciante.

Il padrone di casa e gli ospiti passavano il pomeriggio giocando,

mentre Henry guardava cupo le gocce che picchiavano sulle finestre.

Henry uscì dal salotto e si diresse all'ingresso.

Si aggirò per la casa senza meta e ciondolò fino alla biblioteca.

Il padre di Sir William era stato un collezionista di libri e le pareti

erano tappezzate di volumi rilegati in cuoio.

Non gli interessavano,

leggeva solo romanzi gialli e thriller. Lì non ce n'erano.

Stava per andarsene,

quando il suo sguardo fu attratto da qualcosa di diverso.

Era così sottile che non l'avrebbe notato, se non fosse spuntato fuori dai libri.

Lo prese dallo scaffale.

Era un quaderno con la copertina di cartone, di quelli da scuola.

La copertina era blu scura, senza scritte.

Sulla prima pagina, in nero, chiaro e ordinato, era scritto…

RESOCONTO SU IMDAD KHAN

L'UOMO CHE VEDE SENZA GLI OCCHI

Strano. Curioso. Che cos'è?

Si sistemò su una poltrona e iniziò dal principio.

Ciò che segue è quanto Henry lesse su quel quaderno blu.

Sono Z.Z. Chatterjee, chirurgo al Lord and Ladies Hospital a Calcutta.

La mattina del 2 dicembre 1935, prendevo un tè nella sala dei medici.

Erano presenti i dottori Marshall, Mitra e Macfarlane.

- Si sentì bussare. -

"Avanti", dissi.

Scusatemi, posso chiedere un favore a lorsignori?

"È una sala privata", risposi.

Lo so e mi scuso per l'irruzione,

ma ho una cosa interessante da mostrarvi, credo.

Eravamo seccati e non replicammo.

Signori, sono un uomo che riesce a vedere senza utilizzare gli occhi.

Era basso, sui 60,

baffi bianchi e un ciuffo di peli che gli usciva dalle orecchie.

Potete fasciarmi la testa con 50 bende e riuscirò lo stesso a leggere un libro.

Sembrava assolutamente serio. Cominciai a incuriosirmi.

Si accomodi.

Va bene.

- Quante dita mostra? - Sette.

- Di nuovo. - Nove.

- Di nuovo. - Tre.

- Di nuovo. - Tre.

- Di nuovo. - Nessun dito.

Mhmm. Qual è il trucco?

Non c'è, è una tecnica che ho sviluppato in anni di allenamento.

Di che tipo?

Mi perdoni, ma è una faccenda privata.

Cosa possiamo fare?

Lavoro in un teatro itinerante, siamo arrivati oggi

e stasera abbiamo la prima alla Royal Palace Hall.

Compaio come Imdad Khan, l'uomo che vede senza gli occhi.

Quando arriviamo in una città, vado nell'ospedale

e chiedo ai dottori di fasciarmi gli occhi perfettamente.

È importante che lo facciano dei medici, il pubblico può pensare che bari.

Poi vado per strada e faccio gesti pericolosi.

Guardai gli altri.

Mitra e Macfarlane dovettero tornare dai pazienti. Prego.

- Ma il dott. Marshall disse… - Perché no?

Facciamo in modo che non veda.

Siete molto gentili. Fate ciò che volete.

Prima di bendarlo, gli metta nelle orbite qualcosa di compatto.

- Pasta di pane? - Perfetto. Se la procuri.

Io gli sigillo le palpebre.

Condussi Imdad fino alla Chirurgia.

"Si stenda", dissi.

Presi il collodio dall'armadietto.

Le incollo le palpebre con questo.

Come lo tolgo, dopo?

Tamponi un po' di alcol sotto le ciglia, lo scioglierà.

Tenga gli occhi chiusi, mentre si asciuga.

Passarono due minuti. "Apra gli occhi", dissi. Non ci riuscì.

Presi la pasta del dott. Marshall e la applicai su un occhio.

Riempii l'orbita

e feci aderire la pasta alla pelle intorno.

Lo rifeci per l'altro occhio.

Premetti forte ai bordi.

- "Non è spiacevole?", chiesi. - No, grazie.

"Lo fasci lei", dissi a Marshall, "io ho le dita appiccicose".

Con piacere. Mettiamo questi qui…

Il dott. Marshall pose l'ovatta sugli occhi pieni di pasta.

Rimase lì.

Si metta seduto.

Il dott. Marshall avvolse una benda attorno alla testa.

Mi lasci libero il naso per respirare.

Certo.

Mi scusi, sarà un tantino stretta.

Come va?

"Ottimo", dissi.

Sembrava reduce da un intervento al cervello.

Come la sente?

Molto bene.

Devo complimentarmi, siete stati scrupolosi.

Imdad Khan si alzò e andò dritto verso la porta.

Santi numi! Ha visto? Ha messo la mano sulla maniglia!

Il dott. Marshall non rideva.

Imdad Khan camminava spedito nel corridoio.

Lo seguivamo a cinque metri di distanza, era spaventoso vederlo,

passeggiava sereno con quell'enorme testa tutta bendata…

"L'ha visto!", gridai. "Ha visto il carrello! Incredibile!"

Il dott. Marshall non rispose, il viso rigido, sconcertato e incredulo.

Imdad scese le scale senza problemi, senza tenersi alla ringhiera.

Salirono varie persone. Potete vedere la loro reazione.

In fondo alle scale, girò e si avviò verso la strada.

Io e il dott. Marshall lo seguimmo.

Di sotto, una folla di 100 bambini scalzi si accalcava

verso il nostro visitatore. Lui li salutò con le mani alzate.

Andò verso una bicicletta, vi montò e disegnò un "otto".

I bambini lo inseguirono esultando e ridendo.

Si mosse spedito nel traffico frenetico,

con le automobili che gli sfrecciavano intorno.

Procedeva splendidamente.

Per un minuto, lo vedemmo ancora.

Poi girò l'angolo e scomparve.

- "Non ci credo", disse Marshall. - Non ci credo.

"Neanch'io", dissi.

Abbiamo assistito a un miracolo.

Poi fui occupato con i pazienti.

Alle 18:00, andai a casa a cambiarmi.

Feci una doccia fredda.

Presi un whisky e soda con solo un asciugamano in vita.

Alle 18:50, arrivai alla Royal Palace Hall.

Vidi lo spettacolo.

Mi piacque. Il giocoliere, l'incantatore di serpenti,

il mangiatore di spade che ingoiava uno spadino fino allo stomaco.

Con una fanfara di trombe, Imdad Khan uscì per eseguire il suo numero.

Membri del pubblico vennero chiamati per bendarlo

prima che lanciasse coltelli a un ragazzo

e sparasse a una lattina sulla sua testa.

Infine, gli misero una botte di metallo sulla testa già bendata.

Il ragazzo mise nelle mani di Imdad un ago e un filo di cotone.

Gli misero davanti una grande lente

e, senza indugio,

infilò perfettamente il filo nella cruna dell'ago.

Io ero esterrefatto.

Dietro le quinte, trovai Imdad che si struccava seduto su uno sgabello.

È curioso, dottore, vero?

"Molto", dissi.

Di nuovo, fui colpito dal ciuffo di peli che gli usciva dalle orecchie.

Mai visto niente di simile.

Ho una proposta: non sono uno scrittore,

ma, se mi dice come ha sviluppato il potere

di vedere senza usare gli occhi, lo trascriverò.

Cercherò di farlo pubblicare sul British Medical Journal

o su una rivista famosa.

La aiuterebbe a diventare più noto?

- Mi aiuterebbe molto. - Splendido.

Ho un mio metodo stenografico per appuntarmi le anamnesi.

Ho trascritto tutto ciò che mi ha detto Imdad.

Ve lo consegno così come l'ha raccontato.

TUTTO QUELLO CHE IMDAD KHAN MI DISSE QUELLA SERA

Sono nato nello Stato del Kashmir nel 1873.

Mio padre era un controllore delle ferrovie.

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