The first 200 lines.
La sinistra unita non sarà mai sconfitta!
Il candidato Salvador Allende!
In compagnia del poeta Pablo Neruda.
Neruda, Neruda, il popolo ti saluta!
Gli anni di Unidad Popular sono stati un sogno a occhi aperti,
un Paese intero, una società intera innamorata.
C'era un'intensità di vita
che dura per sempre,
l'attimo eterno del momento
in cui la speranza non è per domani, ma oggi, adesso.
È stato un grande momento della nostra vita,
il momento più importante che abbia vissuto la mia generazione,
perché pensavamo che avremmo reso questo Paese più felice,
che non ci sarebbe stato più l'analfabetismo,
che la terra sarebbe stata dei contadini,
che gli operai avrebbero avuto una vita migliore.
Era un Paese innamorato di Allende
e di ciò che stava succedendo.
Era fantastico, era giusto, era bello.
- E tu? - Io stavo lì, in mezzo alla gente.
Ricordo che all'epoca girai un film che si chiamava "Il primo anno",
che era la ripresa di tutto ciò che succedeva mese dopo mese,
per un anno, il primo anno di Allende.
Era stupendo, era una festa continua.
In campagna, in città, nelle case,
c'era un'allegria che in Cile non avevo mai visto.
Un socialismo umanista e democratico,
era questa la scommessa di Allende,
che distingueva il governo di Unidad Popular
da tutti gli altri socialismi esistenti all'epoca,
regimi gerarchici,
molto autoritari, addirittura dittatoriali.
Per la prima volta al mondo,
un socialista, con la sua ideologia marxista
arrivava al potere democraticamente, con il voto.
Prima era sempre successo con le armi e cose del genere.
Il mondo ne fu molto colpito e gli americani si spaventarono.
Gli archivi desecretati della CIA,
il Rapporto Church del Senato degli Stati Uniti,
documentano in modo certo l'intervento statunitense
per impedire l'elezione di Salvador Allende,
finanziando
importanti quotidiani come El Mercurio
e altri settori della destra cilena,
per impedire prima di tutto che Salvador Allende venisse eletto.
Una volta eletto, è dimostrato
dagli stessi documenti americani
il ruolo fondamentale dei soldi americani
nella cospirazione e nella sedizione in Cile.
Non c'era pane, zucchero, olio,
non c'era elettricità...
Non c'era benzina.
La destra aveva cominciato a boicottare tutto.
Quindi, siccome erano i padroni delle fabbriche,
non distribuivano ciò di cui la gente aveva bisogno.
ZUCCHER=
Loro avevano tutti i mezzi di comunicazione, noi niente.
C'era una campagna aggressiva dei giornali di destra
per dare un'immagine di malgoverno,
un'immagine di incapacità di governare,
un discredito continuo che emergeva dai giornali
con titoli cubitali
in tutte le edicole.
Era una specie di messaggio alla gente che ripeteva continuamente:
questo governo non funziona, ci porta alla bancarotta, va tutto a rotoli.
E noi, da parte del governo, non avevamo alcuna possibilità di replicare,
non avevamo nessun mezzo di comunicazione dalla nostra parte.
E ve lo dico, compagni,
compagni da tanti anni,
ve lo dico con calma, con assoluta tranquillità:
non ho la natura dell'apostolo e neppure quella del messia,
non ho la vocazione del martire.
Sono un combattente sociale
che ha un compito da svolgere,
che il popolo mi ha affidato.
Ma mi stiano bene a sentire
quelli che vorrebbero far tornare indietro la storia
e tradire la volontà maggioritaria del Cile:
pur senza avere la vocazione del martire,
non farò un passo indietro.
Che lo sappiano: lascerò la Moneda
quando finirà il mandato che il popolo mi ha affidato!
Non ho alternative.
Solo crivellandomi di colpi
potranno impedire la mia volontà,
che è quella di realizzare il programma del popolo.
Comunicato della Giunta militare cilena.
Santiago, 11 settembre 1973.
Le Forze armate e la Polizia del Cile dichiarano
che il signor presidente della Repubblica
deve rimettere immediatamente il suo alto mandato
alle Forze armate e alla Polizia del Cile.
In questo proclama
si sollecita il presidente della Repubblica a dimettersi.
Non lo farò.
Denuncio davanti al Paese l'incredibile atteggiamento
di soldati che vengono meno alla loro parola e al loro dovere.
Faccio presente la mia decisione irrevocabile
di continuare a difendere il Cile.
Abbiamo ascoltato il primo messaggio di Allende
e ci siamo stupiti molto, abbiamo detto:
"Fanno sul serio, il colpo di Stato ci sarà davvero".
Poi siamo arrivati al nostro studio e abbiamo ascoltato
gli altri due messaggi di Allende
e abbiamo provato prima una sensazione
di sbalordimento, e poi di paura.
A poco a poco tutte e due le cose.
Non sapevamo cosa fare.
Eravamo in cinque nello studio ed eravamo indecisi.
Allora io ho detto al cameraman, Jorge Miller:
"Andiamo alla Moneda a vedere cosa succede, vediamo se si può filmare,
vediamo che possibilità ci sono."
Avremo fatto sì e no duecento metri
e c'erano sparatorie dappertutto,
dalle case si aprivano le finestre
e la gente applaudiva quando sentiva gli spari.
E quando hanno iniziato a passare gli aerei,
ogni aereo che passava era come se qualcuno avesse segnato un gol.
Era terribile.
Il palazzo della Moneda
dovrà essere evacuato entro le ore 11.
In caso contrario verrà attaccato dalle Forze aeree cilene.
Sette anni.
Sì, me la ricordo perfettamente, sì.
Entrambi i miei genitori
insegnavano nella scuola pubblica.
All'epoca erano separati...
Proprio durante il golpe dovevano separarsi!
Quindi io e i miei due fratelli
vivevamo con la mamma in una casa di Conchalí.
Gli aerei hanno iniziato a passare molto bassi
e i miei fratelli e io ci siamo arrampicati sul muretto
per vedere gli aerei e fare ciao con la mano...
Mia madre ci ha preso di corsa e ci ha chiuso in casa,
ha preso tutti i suoi libri...
Ah, mi commuovo!
Ha preso tutti i suoi libri, li ha messi nel patio,
li ha cosparsi di benzina e li ha bruciati.
Una massa di gente che camminava, triste,
tutti in silenzio, una massa di gente che camminava dal centro,
andando verso il sud.
Non correva nessuno, ma quel silenzio...
Poi hanno cominciato a passare gli aerei...
Lavoratori della mia patria:
in questo momento conclusivo,
l'ultimo in cui posso rivolgermi a voi,
ho fede nel Cile e nel suo destino.
Altri uomini supereranno
questo momento grigio e amaro
in cui il tradimento pretende di imporsi.
Sappiate che,
molto prima di quanto si pensi,
si apriranno nuovamente i grandi viali
dove passerà l'uomo libero,
per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo!
Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole
e sono certo che il mio sacrificio non sarà vano.
Il discorso di Allende
è stato un addio intenso,
che abbiamo vissuto politicamente.
Ascoltandolo, abbiamo capito che non ci sarebbe stata nessuna resistenza,
né militare
né politica.
Ancora non sapevamo
che Allende sarebbe morto,
ma ascoltandolo, siccome lo conoscevamo,
abbiamo capito che dava per finita un'epoca.
Io sono stato fatto prigioniero dall'esercito
e in quel momento sono tornato da prigioniero a Chile Film.
Ne ero appena uscito.
E da una radiolina che aveva il portiere del luogo
abbiamo appreso tutti costernati,
i soldati, i sergenti, i prigionieri come me,
il portiere, tutti quelli che si trovavano lì,
della morte del presidente.
Ricordo un gesto.
Il sergente che comandava il plotone che mi teneva prigioniero,
che si toglie l'elmetto e dice:
"Merda, che stiamo facendo?"
Ecco, lì stanno mettendo ora il corpo disteso
dell'ex presidente della Repubblica, Salvador Allende,
in un'ambulanza dell'esercito.
Lo hanno portato fuori passando per la porta di via Morandé 80.
Siamo riusciti a vederlo e possiamo confermare
che il viso è completamente distrutto.
Ho sempre sostenuto che il presidente fu assassinato.
L'ho sempre sostenuto pubblicamente,
l'ho sostenuto anche in un film che si chiama "Allende nel suo labirinto",
e in un altro che si chiama "Allende, il tempo e la storia",
nei quali dico: "No, fu assassinato".
La storia lo dirà tra venti, quaranta, cinquant'anni,
che fu assassinato.
Ci sono molte prove che sia stato così.
Le Forze armate e la Polizia
hanno agito oggi
al solo scopo patriottico
di far uscire il Paese dal caos
in cui lo stava facendo precipitare il governo marxista di Salvador Allende.
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