The first 200 lines.
Mamma! Lorenzo sta male!
< Mamma! Lorenzo non respira, soffoca!
< Ti prego, mamma! Lorenzo non ce la fa più!
< Mamma!
< Non ce la faccio più!
< Fateci uscire! Aprite!
< Ti prego! Mamma, Lorenzo soffoca!
< Mamma! Mamma!
< Mamma! Fammi uscire!
< Apri! Lorenzo sta male!
Morgana.
Ti butto quel telefono. Basta!
Non siamo neanche sposati. Levati!
È più bello così. Certo!
Quando vi sposate? - Tra due mesi. - A Roma. - Con la Limousine.
Dove sono gli sposi? - Viva gli sposi!
Ciao, Prissy. Eccoli! Ragazzi!
- Ciao! - Hai rotto il cazzo con questo telefono. Levati!
- Dov'è Alessandro? Lo cerco da un'ora. Anch'io lo cerco. Ciao, ragazze.
Io devo ringraziare te e Alessandro. Siete stati meravigliosi.
- Perché.... < Brava, mamma!
Ci hanno prestato la casa, sennò non so come avrei fatto.
Auguri agli sposi!
I beni in comune? Che fai?
- Niente. Bevo, parlo. Mina ed Esra.
- Le più grandi "wedding planner" della capitale. - Le fedi? - No.
- Volete la vostra canzone del cuore durante la cerimonia? - No.
Mi piacciono così, brave. Però questo lo cancelli.
Che cos'è? - Regalo di nozze. - Un salamone.
- Dice di tagliarlo a fette. - Una per volta perché è piccante.
Ecco i prossimi! - Siamo noi.
Ragazzi, foto di gruppo! - Foto di gruppo! - Tutti là.
- Dove? "Cheese".
Dite "cheese".
Era un video, non era una foto.
Bacio! Bacio!
Auguri!
Ginevra. Scusi, le presento Filippo.
- Ci siamo già visti? Vi siete già visti?
Ci siamo sposati, amore mio.
Dai!
Voleva vedere la cabina armadio. Stanno ristrutturando. Emanuele, Arturo.
Emmanuelle, ti cerca il tuo promesso sposo.
Bevi.
Comunque non c'è niente da fare. Questa torta è come me, è "bona".
Quando vengo qua, mi sembra di stare a casa, come a casa mia. Infatti faccio la serva.
- Arturo, non fare quella faccia. - Sai da quanto non scopiamo? - Tra voi due?
Sì, dal Medioevo.
È così nelle lunghe relazioni. Dopo un po', la passione sparisce.
- Tu che ne sai di lunghe relazioni? - Io ho una relazione molto lunga.
È molto soddisfacente, molto.
Niente delusioni, il sesso è da Dio.
- Con chi? - Me stessa.
Ciao. C'è Alessandro?
Tieni, grazie.
Aspetta.
Grazie.
Amore mio!
- Bello. (Alessandro) Finalmente! - Ci ho messo un po'. Ho rotto la macchina.
- Poi l'autobus. Sono il ritardo fatto persona. - Lo so.
- Voi come state? - Come stai? Avete fame? Lei è Annamaria.
Marco e Claudio sono gli sposi. Si festeggia qua.
Bene arrivata! - Lui è Filippo.
- Ciao. - Arturo! Guarda chi c'è.
No! Dai! Che sorpresa!
- Ciao. - Ciao. Come stai? - Bene.
- Ciao. - Ciao. - Bambini, siete diventati grandi!
Mi sa che tu non li conosci.
- Lui non l'ho mai visto. Lei l'ho vista quando era piccola così. - Altezza cane.
Martina! Ha una fase aggressiva.
- Mamma! - Perché ti nascondi?
Non mi sto nascondendo, signora. Piacere di conoscerla.
- Piacere mio. - Ha la fase opposta, dà del lei a tutti. - Già lo amo.
Sembra timido. Poi vedrete, con il tempo... Si chiama Alessandro.
Io lo chiamo Sandro, anche se non gli piace.
- In questa casa c'è un altro Alessandro. - Sì, c'è un altro Alessandro.
Lei è Annamaria, quella storica. Avrete sentito mille volte questa storia.
- Lei mi ha presentato Arturo. - Veramente?
Meglio non sapere come.
- Li ho presentati quindici anni fa. - Quindici e mezzo.
- Non mi hanno fatto ancora causa. Non me l'hai detto. - Sì, invece.
- C'è qualcosa per loro? - Certo. Quello che volete, c'è.
- Qualsiasi cosa, c'è. Come stai? - Bene.
Mai indossare un tacco dodici.
Sì, slancia, rassoda i glutei, dà il giusto portamento.
- Ma se lo indossate, non lo toglierete più. Vi distruggerà. -I piedi?
No! L'anima. È come una droga.
Anch'io mi sono sempre innamorata degli uomini sbagliati. Sbagliati poi!
Magari erano l'unica via per arrivare a Filippo.
Bella questa!
Io sono Filippo. Tu?
Sono sempre Alessandro, signore, suo figlio.
Io ho due figli.
Ho avuto diversi uomini che sono scappati a gambe levate.
- Lei chi è? - È Annamaria, mia mamma.
Forse è meglio così. Loro sono veramente miei.
Sono miei di nome e di fatto. È meglio non avere un padre.
Complimenti! Bellissima signora.
I principi azzurri scolorano con il tempo.
- Oh! Che c'è? - Che c'è?
- Che c'è? - Dovevi dirmelo. - Te l'ho detto! - Non me l'hai detto!
- Te l'ho detto. Se non l'ho detto, mi sarò dimenticato. - Questi? Che fai?
Ragazzi! Ragazzi! - Scusa, Annamaria.
- Non è per te, lo sai. - Mi dispiace.
Mi fa piacere che siate qua.
Quanto restate?
I bambini restano tre giorni.
Tu dove vai?
Vado in ospedale. Devo fare un po' di accertamenti.
- Ma non è niente. - Cioè? - No, è una cosa semplice.
Ho delle emicranie e...
Così, vanno, vengono e sono molto forti. Ehi!
Sono felice che i bambini restino qui. A Palestrina non mi fidavo di nessuno.
- È diverso, a Palestrina non si fidano di te. - Oh!
Ti sei divertito? - Quando?
Quando, secondo te?
Insomma. Così così.
- Sembravi vispo. - Arturo, fai il geloso? -Io? Figurati!
- Allora l'invidioso! - Sì, di che?
Senti, non ho fatto niente di male.
L'hai già fatto tu, l'ho già fatto io. A volte lo abbiamo fatto pure in tre.
- Pure in quattro. Poche volte, ma lo abbiamo fatto. - Beh, poche volte...
Non ricordo, ma almeno cinque.
Ma c'è modo e modo. Davanti a tutti, a casa nostra!
Per te gli altri non esistono, sono figure di contorno!
Oddio, che lagna! Mamma mia, che ho fatto di male?
- Neanche mi piaceva quello. - Ma va'!
Mi siete mancati tanto.
Tu no.
Si dorme, però. Non cominciate.
- Mangi dolce e salato la mattina? - Mica è salato questo. - Quello.
Vabbè, non ho messo il sale. Tu metti il sale.
Vi sapete fare la doccia? Da soli, voglio dire.
Certo. Lui si sa lavare i denti?
- È ovvio. - Sanno lavarsi i denti, farsi la doccia.
Potrebbero lavare tutti noi messi insieme. Sei pronto?
Fatto.
- Mi raccomando, badate a questi due. - Certo. - Parlavo con loro.
- Ciao. Ciao.
- Buongiorno! (Ginevra) Buongiorno. Ciao! Come stai? - Bene, grazie.
- Lei? - Molto bene, grazie. Un momento. Dunque...
Solo con me non parli? - L'ordine arriva venerdì. Inviamo la fattura via mail.
- Va bene, Prissy? - Sì. - Mi raccomando, entro mezzogiorno. - Va bene.
- Arrivederci. - Arrivederci. Allora? - Li ho portati a fare la spesa.
Puoi tenerli per un'oretta? - Sì, possono stare con noi.
No, devo insegnare a Prissy la fattura elettronica.
- È una giornata complicata. - Anche qui? Non bastava a casa?
- Io devo studiare, voglio aprire un negozio. - Capisci che concorrenza?
Ti propongo uno scambio. Loro restano con me un'ora e io ti consegno lui per due.
- Va bene, grazie. Ciao! - Ciao. Filippo...
Ciao. - No, Filippo. Scherzava. - Sì.
- Filippo! - Grazie. Arrivederci.
Filippo!
Noi vogliamo una torta a tre piani, ma non come questa. A me non piace.
Si può scegliere una torta firmata da un grande chef?
- Certo. - Sì, ma io ti ho accontentato con la Limousine. - Che dici?
- Io desideravo una Rolls Royce. - Sì, vabbè! - Scusate.
- Continui tu con loro? - Certo. - Ciao!
- Come va? (Martina) Ciao, Mina! - Un caffè, per favore. Senza latte.
Questo è il mio regno. Ordinate quello che volete.
Ci sono cose freschissime. Pizze, gelati, spremute. Tutto.
- Che prendiamo? - Quello che volete. - Volete una fetta di torta? - No, grazie.
Li ha mollati a te? - Certo.
- Puoi tenerli un'oretta? Non di più. - Ci hai preso per Telefono Azzurro?
- Guarda quanta gente. - Abbiamo scelto quelle striate. - È scemo.
- Abbiamo scelto quelle del Madagascar. - Non volevate il mughetto? - Cioccolato.
Volete una fetta di torta?
- Scusa un attimo. - Che fai?
Sai che mettere il rossetto mi rilassa.
- È normale che sei agitata. Sono agitato pure io! - Vuoi un po' di rossetto?
Dai! Mettimelo.
Cretina.
- Mi dici che hai? - Magari te lo dico tra tre giorni.
- Secondo me, tu sei agitata per il dottore. - Sì? Te lo farei vedere!
Qui non si fanno strappi alla regola.
Non cominciate a dire che avete avuto un'emergenza, perché non funziona.
Qui noi abbiamo le emergenze. L'orario delle visite è quello.
Fuori orario entrano solo i parenti stretti.
- Lei è il marito? - No.
Fidanzato?
- No. - È solo un amico. - Solo un amico.
Vabbè, qualche eccezione... per quelli belli e spiritosi si può fare.
Buongiorno. Oggi la tripla diventa quadrupla.
Buongiorno. - Prego. - Buongiorno.
Io sono Annamaria e sto qua. Se sapete giocare a Burraco, ci divertiremo.
Sì, Burraco!
Queste sono rimaste a Rubamazzo. Qui fare una festa è una battaglia persa.
Lei che fa? Il pompiere?
Il pompiere? No, perché?
Boh, così... L'avevo...
- L'avevo immaginata in divisa. - No, faccio l'idraulico.
La divisa da idraulico non c'è.
- Ora la vedete così, ma lei è una baronessa. - Ti ringrazio.
- Perché ti vergogni? Sei baronessa. - Io avevo una parente baronessa.
Bene, questa stanza sta diventando la Reggia di Caserta.
- Vabbè, amico. È ora dei saluti. - Sì.
- Poi saluti pure noi? - Tu non fare la spiritosa. Andiamo.
- Ti chiamo dopo. - Ciao.
Ciao.
Non abbiamo più l'omino. Abbiamo perso Joy.
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