The first 200 lines.
Un nibbio reale! È tornato!
- Chiamata per voi, conte Ditmar. - Riceverai il denaro tra una settimana.
Ho promesso di farti vedere la "Montagna del Morto."
Forse.
Ti aspetterò.
- I miei soldi, per favore. - Difficile, eh?
- Potevo affogare! - Allora non sapete cosa si prova ad affogare.
- Com'è nuotare nuda? - Potreste venire con me, domani.
- Il signor Andersen ti spia. - Falla finita.
È collassato. È di sopra. Ha preso la scossa.
Tu non c'entri niente con quella presa, vero?
- E se fosse. - Non lo diremo a nessuno.
Traduzione di Hanna Lise
Nessun dubbio. Il vento si sta alzando.
- Ehm... il mio brandy alla ciliegia? - Sta arrivando.
- Stavo dicendo... - Che il vento si sta alzando.
Abbiamo sentito.
Che dicevano oggi alla radio?
La ricezione è scarsa per via della tempesta.
Forse non era il caso di portarsela fin qui.
- Altro caffè, per favore. - Otto.
- Che c'è? - Il tuo stomaco.
Grazie per l'interesse, ma decido io la giusta quantità di caffè da bere.
- Possiamo concentrarci un po? - Sì, mi sto concentrando.
Oh. Tocca a me?
- Notizie del signor Andersen? - La signora Andersen sta andando a trovarlo.
Non capiamo come possa essere successo. Non è vero, Vera?
- Cosa? - Mi chiedevo come abbia fatto a ferirsi?
Abbiamo visto come aveva spinto il filo dietro lo stipite della porta.
Incidenti e tempesta in arrivo. Che tristezza, che tristezza...
- Non cantereste per noi, signor Weyse? - No, sarebbe inutile.
- Per favore? - Non vedo perché insistere.
Muoviti!
- Leslie e Bertha, ricomponetevi. - Ma quante volte ve lo devo dire?
- Non capite il danese? - Lasciate che li rimproveri io, grazie.
A quanto pare non sortisce nessun effetto. Dobbiamo ricominciare per la terza volta!
- Dov'è l'istitutrice? Signorina Malling! - Come se facesse differenza.
- Viene da una buona famiglia. - Ma non è brava con i bambini.
Da che pulpito viene la predica. Basta vedere vostro figlio.
Prego?
- Cerchiamo di non alterare i torni. - Sono d'accordo.
- Leslie! Berta! - Per favore, volete controllare i bambini?
Sono scappati. Credevo fossero venuti qui.
- Se ne sono andati. - Li troverò.
- Prometto che non vi disturberanno più. - Il tempo sta proprio peggiorando.
Si stanno scannando.
- È colpa del tempo, se continua così... - La signora Frigh vuole i pancake.
- Ora? Sto preparando il pranzo. - È per tenere fermi i bambini.
- Per quelli ci vogliono i sonniferi. - Li faccio io.
Il grossista ed il conte vogliono caffè e cognac.
Ma sono impazziti tutti?
- Sono nella stanza del signor Madsen. - Il signor Fjeldsø è in camera sua?
- No, sono appena stata lì. - Sta studiando botanica con questo tempo?
- Il brandy alla ciliegia della signora Fjeldsø! - È finito.
Il fornitore arriva oggi.
Il vento vi fa così ridere?
No, Martha diceva che sareste venuto, ed eccovi lì.
- Possiamo fare qualcosa? - Devo parlare con la signora Andersen.
- Dov'è? - Si sta preparando per andare in ospedale.
- Le signorine dicevano che andate in ospedale. - Sì.
- Come sta vostro marito? - Speriamo per il meglio.
Speriamo tutti.
Mia moglie vi manda i suoi saluti e spera si rimetta presto.
Grazie mille.
E avevate appena installato l'elettricità.
Per quanto riguarda il vostro credito, in genere aspetto la fine della stagione.
- Se ne occupa Julius di questo. - Sì, ma...
Forse è un po' fuori luogo, ma se non dovesse riprendersi?
- Che volete dire? - Che succede se non ce la fa?
Ovviamente spero ce la faccia, ma se non dovesse...
sono in gioco parecchi soldi, e anche io ho dei creditori.
Possiamo vedere come risolvere la questione?
Bene, ecco il totale.
- 497 corone. - E 32 øre.
- Sì, è una somma considerevole. - Infatti.
- Non serve la chiave? - Naturalmente.
Forse vostro marito l'ha nascosta da qualche parte.
- Se n'è andato? - Cosa? Sì.
Non ci farà più credito. Non trovavo la chiave della cassaforte.
- Come faremo con le forniture? - Per il pranzo possiamo arrangiarci.
Sì, ma per la cena... dovevamo fare le fettine di vitello impanate e la mousse.
Mancano il rafano, i capperi, i limoni e la gelatina.
- E la carne del macellaio. - Beh, è parecchia roba.
Vado a parlare con Julius. Mi farò dire dov'è la chiave.
Dopo, chiamerò il negozio e ci faremo consegnare tutto di pomeriggio.
- Non verrà. - Chi?
- L'uomo che stai aspettando. - A chi ti riferisci?
Morten. Arrenditi. Non lo vedi da giorni.
- Non me ne importa niente. - Allora perché chiedi di lui a Otilia?
Sei una gran ficcanaso! Tieni la bocca chiusa e basta.
O racconto del filo che ha spedito il signor Andersen dritto in ospedale.
Sì?
Ho detto "sì"!
Sì? Non ve l'ho ancora chiesto, però.
Bene. Volte venire a Skagen? Vostro padre mi presta l'automobile.
- Quando? - Ora, subito.
Con questo tempo?
Vostro padre pensa vi farebbe bene uscire. Potremmo pranzare lì.
- Mi state invitando a pranzo? - Sì.
- Vostro padre insiste che vuole pagare lui. - Vi ha dato i soldi?
Che carino. Quanto?
500 corone?
Vanno in un albergo di lusso per un mese?
Non avevo pezzi piccoli, e sono via solo per il pranzo.
Ma 500 corone? Dovevi dargliene di meno.
Il conte ha dimenticato il suo portafoglio. E doveva fare un servizio.
- E gli hai prestato i soldi? - Lui mi piace, Teresa.
È pieno di idee. Deve andare al municipio
per scoprire a chi appartengono i terreni lungo la costa. Ha in mente grossi affari.
Oh, è ora. Andiamo a mettere qualcosa sotto i denti.
Che servizio deve fare?
- Quelli non sono mica affari miei. - Ma con i tuoi soldi.
È solo un prestito. Basta parlarne.
- Andate all'ospedale a trovare vostro marito? - Sì, ci sto andando.
Il conte Ditmar e Amanda possono accompagnarvi con l'auto.
Forse la signora Andersen non vuole.
- Non vorrei disturbare, guardate... - Nessun disturbo, signora.
Ma forse la signora Andersen preferisce stare da sola.
Sciocchezze. C'è un'automobile che va fino a Skagen.
La signora non può andare da sola con questo tempo.
Dirò al conte Ditmar di portarvi con loro.
Fate i miei migliori auguri a vostro marito.
- Spero che si rimetta presto. - Sì, beh... anche io.
Spero che smetta questo tempo.
Ci si annoia qui dentro.
Vediamo che delizie ci avete preparato, oggi.
- Non è andata affatto male. - Ma grazie...
Solo, quando apro con due di fiori, non dovreste dire "passo".
Dovete dire "due di quadri", così capisco che avete una mano debole.
- Che stupida che sono. - Ma comunque state imparando il gioco.
Buongiorno, signora Andersen. Andate all'ospedale?
- Sì, ora vado. - Spero suo marito si riprenda presto.
- Grazie. - Speriamo torni presto.
Sembra abbia visto un fantasma, Adam. Dove sei stato?
Nel laboratorio del signor Andersen. Me l'hanno prestato.
- State piantando dei fiori? - No, non esattamente.
Non puoi mangiare in questo stato. Fammi vedere le mani.
- Vai subito di sopra a lavarle. - Ma non ho ancora finito...
- Lavati le mani, Adam. - Sì, mamma.
- Sibylle! - Sì?
Ecco... guarda qua, il teatro mi ha mandato la mia nuova parte.
Le signorine mi hanno mandato Amleto invece di Otello.
- L'Otello di Shakespeare? - È la rappresentazione di apertura.
Ricordo che era una storia triste. Di cosa trattava?
- Gelosia, caro Hjalmar. - Ah, è una qualità poco dignitosa.
E se vostra moglie si innamorasse di qualcun altro?
- Sarebbe una sua scelta, la rispetterei. - Lo pensate davvero?
Le emozioni causano molto dolore. Dobbiamo riuscire a controllarle il più possibile.
Sono abbastanza d'accordo.
Allora...
- Andate all'ospedale? - Sì, sto andando.
- Spero che vostro marito si riprenda presto. - Grazie.
- Ci sono altre salsicce? - Vogliono altra insalata di aringhe.
È Morten! È tornato.
- Vuole parlare con te. - Non ho tempo, ora.
- Vieni con me. - Cosa vuoi?
- Scusa se non sono venuto quella sera. - Nemmeno io sono venuta.
Martha ha detto di sì.
Mio padre era tornato a casa, e così me ne sono dovuto andare,
altrimenti si finiva per litigare.
- Perché? - Mi accusa sempre di tutto.
- Per la storia di tuo fratello? - Che ti hanno raccontato?
Che... è annegato in primavera.
Stavate pescando.
Devo entrare. Stiamo preparando il pranzo.
Tornerò più tardi.
Ha parlato soltanto stamattina. Si è svegliato ed ha detto: "Poul".
- Oh, sì, Poul. È il figlio, vive in America. - Allora sta meglio.
Il medico vuole assicurarsi che il cuore stia bene.
Grazie.
Ciao, Julius.
L'infermiera dice che stai facendo progressi.
Mi hanno accompagnato il conte Ditmar e la signorina Madsen.
Dovevano fare un servizio a Skagen. È stato gentile da parte loro.
Il fornitore Damgaard ti manda i migliori auguri.
Ha portato le provviste, ma ha detto che non può farci più credito.
Vuole che saldiamo il conto.
Gli ho chiesto se potesse aspettare che rientri a casa,
ma vuole essere pagato ora.
Non riesco a trovare la chiave della cassaforte, Julius. Dove l'hai messa?
Julius, mi senti?
È nella tua tasca?
Devo sapere dov'è la chiave.
Damgaard non ci rifornirà più.
Ha chiamato la signora Andersen. Non sa quando tornerà.
Sta aspettando il conte Ditmar e la signorina Madsen.
- Come sta il signor Andersen? - Non riesce a parlare.
È muto come una tomba.
- Non sapremo dov'è la chiave. - E come si fa col fornitore?
Senza chiave non possiamo chiamarlo.
Gli ospiti si aspettano le fettine impanate.
Dobbiamo trovarla.
Controlla nella scrivania.
- Ha già guardato la signora Andersen. - Ricontrolla.
- Sopra la porta? - Non c'è.
E dietro la cassaforte? Ce lo vedo a nasconderla lì.
- L'avete trovata? - Ma figurati.
Pulizie di primavera. È giusto, in una giornata ventosa.
- Potremmo avere del caffè? - Certamente.
Ah, la signora Fjeldsø gradirebbe il suo brandy alla ciliegia. Grazie.
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