Coriolanus

Coriolanus

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Coriolanus 2011 R5 XViD-WBZ e R5 Xvid-playXD e R5 CAM XViDINSPiRAL
A Commentary by enigmista
--== Sub by IScrew ==--

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Published on: 2012-03-08
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Hearing Impaired: Yes

Italian subtitle preview

The first 200 lines.

-== Sottotitoli a cura di IScrew ==--

Traduzione: arlina

Un luogo che possiamo chiamare Roma

Prima di continuare, ascoltatemi.

Siete tutti decisi: meglio la morte che la fame?

- Decisi, si'! - Decisi!

Primo, voi tutti sapete che Caio Marzio e' il peggior nemico del popolo.

Lo sappiamo. Lo sappiamo.

Ammazziamolo.

E avremo il grano al prezzo nostro.

Qui siamo solo poveracci, buona gente sono i nobili.

La magrezza che ci affligge, questo spettacolo di miseria,

la nostra sofferenza, sono il loro vantaggio.

Vendichiamoci dunque coi forconi, prima di diventare come rastrelli.

Basta chiacchiere, andiamo.

Un momento! Guarate chi c'e'.

E' il bravo senatore Menenio, uno che ha sempre amato il popolo.

Amici, vi assicuro che i patrizi si curano di voi con molto impegno.

Quanto a cio' che vi manca, cio' che soffritte in questa carestia,

tanto varrebbe mirare al cielo con le vostre mazze

piuttosto che alzarle contro lo Stato.

Ci lasciano morire di fame, coi magazzini zeppi di grano.

Roma deposito centrale del grano

Basta!

Cosa succede?

Voi lazzaroni ribelli, a furia di grattare lo squallido prurito delle vostre idee,

vi siete ridotti a una rogna?

Da te, sempre buone parole.

Chi ti dice buone parole e' un adulatore indegno persino di nausea.

Che volete, cani

che non gradite ne' pace ne' guerra?

La guerra vi terrorizza, la pace vi rende insolenti.

Chi si fida di voi invece di trovarvi leoni vi trova lepri,

invece di volpi, oche.

Chi merita onore

ha il vostro odio.

Fidarsi di voi? Alla forca!

Ogni minuto che passa cambiate idea

chiamate nobile qualcuno che odiavate e insolentite quello che era il vostro eroe.

Cosa vi prende?

Perche' andate sbraitando qua e la' contro il nobile Senato

che, con l'aiuto degli Dei, vi tiene a freno,

o vi mangereste l'un l'altro?

Andate. Tornate a casa.

Voi, rifiuti!

Sommossa dei Volsci lungo il vecchio confine.

Tullo Aufidio minaccia un attacco dei Volsci a Roma

Vi prego...

Tu mi conosci?

Ti conosco.

Il tuo nome, mi pare

e' Aufidio.

E' cosi'.

Sono un romano.

Che novita' da Roma?

Che novita' da Roma?

A Roma ci sono state gravi sommosse:

il popolo contro i senatori.

Ci sono state? Dunque sono finite?

La vampata grossa s'e' spenta,

ma basta una scintilla per riattizzarla.

Mi hai risparmiato del lavoro.

La notizia e' vera:

i Volsci sono in armi.

Hanno un capo:

Tullo Aufidio, che vi dara' del filo da torcere.

Io, lo confesso, invidio il suo valore,

e se fossi diverso da cio' che sono, vorrei essere solo lui.

Con lui ti sei battuto.

E' un leone cui do la caccia con orgoglio.

Tito Larzio, tu mi vedrai ancora colpire Tullo in faccia.

Tu, per primo.

Allora tu credi, Aufidio,

che Roma spii le nostre riunioni e conosca le nostre mosse.

E voi non lo credete?

Neanche quattro giorni fa ho avuto notizie da li',

per questo dovremo abbassare la mira.

Si dice che Marzio, il tuo vecchio nemico, comandi la spedizione.

Se io e Caio Marzio dovessimo incontrarci,

abbiamo giurato di combattere finche' uno dei due non cade.

Se ci incontreremo nuovamente faccia a faccia,

io cadro'

o cadra' lui.

Ci disprezzano molto piu' di quanto credessimo

Chi si ritira lo prendo per un volsco e assaggera' la mia spada.

Via!

L'esercito romano attacca la citta' di Corioli

Il popolo di Corioli ha dato battaglia a Tito e Marzio. Si sentono i tamburi.

Ho visto i nostri ricacciati nelle trincee...

Ti prego, figlia mia, canta!

O mostra un po' piu' d'allegria.

Se mio figlio fosse mio marito,

sinceramente sarei piu' felice per una assenza

nella quale si facesse onore,

che non per i suoi abbracci a letto, per quanto amore ci mettesse.

Quand'era ancora un bambino

e ancora il mio unico figlio,

io, pensando che un essere come lui era fatto per l'onore

ero contenta di lasciarlo cercare il pericolo

la' dove poteva trovare la fama.

A una guerra crudele lo mandai

dalla quale torno' con le tempie cinte di quercia.

E se quella volta fosse morto, signora, che avreste fatto?

Allora...

il suo buon nome sarebbe diventato mio figlio.

Ascolta.

Se anche avessi dodici figli,

preferirei che undici morissero nobilmente per la patria

piuttosto che uno sprecasse la vita nei piaceri e nell'inazione.

Il cielo protegga il mio signore da quel crudele Aufidio!

La testa d'Aufidio la pestera' col ginocchio e il piede sul collo.

Mi sembra di sentire

il tamburo di tuo marito.

Mi pare di vederlo

pestare i piedi cosi'

e gridare:

'Avanti, vigliacchi!'

Voi concepiti nella paura,

anche se nati in Roma!

Voi, anime d'oca

che avete forma umana,

O Plutone! O inferno! V'ho avvertito. Avanti!

Riscattatevi e caricate decisi,

o per le luci del cielo, mollo il nemico

e combatto contro di voi!

E avanza tergendosi la fronte insanguinata.

La fronte insanguinata? Oh, Giove! Niente sangue.

Via, sciocca!

Si addice a un uomo piu' che un monumento d'oro.

Il senatore Menenio viene a visitarvi.

Digli che siamo pronte a riceverlo.

- Ti prego, permettimi di ritirarmi. - Niente affatto.

A tutte e due buon giorno!

Come state?

E come sta il piccolino?

Grazie, sta bene.

Gli piace vedere spade e sentire tamburi, ma trascura il maestro.

e' tutto suo padre, parola mia.

Vieni, voglio che tu faccia la scansafatiche con me questo pomeriggio.

- No signore, non voglio uscire. - Non vuoi uscire?

- Uscira', uscira'. - No veramente, perdonami.

Non esco di casa finche' il mio signore non torna dalla guerra.

Ma via, fai male a startene cosi' chiusa.

Davvero, non posso.

Vuoi fare come Penelope?

Ma dicono che tutta la lana che filo' mentre Ulisse era via

non fece che riempire Itaca di tarme.

No, buon signore, perdonami. Davvero non esco.

Vieni con me, e io ti daro' ottime notizie di tuo marito.

- Ma e' troppo presto per averne. - Ne abbiamo ricevute ieri sera.

Davvero?

Tuo marito e Tito Larzio han piantato le tende davanti alla citta' di Corioli.

Sono sicuri di prenderla, e concludere presto la guerra.

Notizia vera, sul mio onore, e quindi, ti prego, vieni fuori con noi.

Ti chiedo perdono, signore, ti obbediro' in tutto un'altra volta.

Lasciala stare. Cosi' com'e' non farebbe che guastarci l'allegria.

Che ne e' di Marzio?

Ucciso, capo, senza dubbio.

e' lui solo contro tutta la citta'.

Sei perduto, Marzio.

Chi e' quello laggiu' che pare scorticato?

O dei! ha l'aspetto di Marzio!

Arrivo troppo tardi?

Arrivo troppo tardi?

Si', se il sangue che t'ammanta non e' di altri ma tuo.

Fatti abbracciare forte come serravo la mia ragazza,

felice come quando fi'ni' il giorno delle nozze...

Li' c'e' l'uomo che la mia anima odia:

Aufi'dio, che va sgozzando i Romani.

Nobile amico, tu sanguini.

Cio' che hai fatto e' stato troppo per tornare a combattere.

Via, niente lodi. Ancora non mi sono scaldato.

Perdere un po' di sangue mi fa piu' bene che male.

Mi presento cosi' ad Aufidio, e mi batto.

Se qui c'e' qualcuno, sarebbe una colpa dubitarne,

che ama questa pittura di cui mi vedete imbrattato,

se c'e' qualcuno che teme meno per se' che per il suo nome

se qualcuno pensa che una morte audace valga piu' d'una vita senza onore

e la patria piu' di se' stesso, costui solo,

o quanti pensano come lui agiti in alto la spada per dire che e' pronto,

e segua Marzio!

Io solo.

Fate di me una spada!

Avanza, valoroso Tito!

Via!

- Andiamo! - Andiamo!

Voglio combattere solo con te

perche' ti odio.

Siamo pari.

Cinque volte, Marzio, ho combattuto con te

e spesso mi hai battuto,

e cosi' faresti, temo, se ci scontrassimo ogni giorno.

Prima pensavo di schiacciarlo lealmente,

spada contro spada.

Ora voglio sconfiggerlo comunque,

con la rabbia o l'astuzia.

e' un demonio.

Piu' coraggioso, ma non cosi' furbo.

Ne' sonno ne' asilo,

ne' nudita' ne' malattia,

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