Kampen for tilværelsen

Kampen for tilværelsen

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Season 1

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Kampen for tilværelsen S01E07
A Commentary by MovieTeam
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Published on: 2017-10-09
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The first 200 lines.

Ciao.

- Che succede? - I don't speak...

Anitra?

Jens Christian?

Ho già un appuntamento con Telenor e NetCom.

- Jens Christian! - Perfetto. Ciao.

Hai visto mamma?

- Non la vedo da qualche giorno. - Che?

No, sarà di sicuro molto occupata.

Sai se queste signore sono state pagate?

Sì. Sono state pagate.

Le ho pagate io. Cominciava a essere uno schifo.

Sì, forse hai ragione. Ma non c'è bisogno che le paghi tu.

Non è un problema. Ho un po' di soldi in questo periodo.

Ok, allora.

Non ti voglio disturbare.

A dopo. Magari mangiamo insieme un giorno?

Volentieri.

Traduzione di SUSI

- Dove lo trovo Holger? - Nella 17.

Grazie.

Dovremmo esercitarci particolarmente sul Do.

Potreste fare il Do, tutti insieme?

Provate.

E ora passiamo al Fa.

Guardate come metto le dita.

Sì, sì, bene!

Bravo, Erling. Ti impegni, bene!

Aspettate un attimo.

Ha bisogno di qualcosa?

- Sei Holger? - Sì.

Eri tu quello che ha un figlio?

Sì.

Non abbiamo posto, purtroppo.

Cerchiamo di mantenere il numero degli studenti a meno di dieci per classe, così...

Lo sento da solo che effetto fa. Non possiamo essere poi tanto rigidi.

Prendo un modulo, così prendiamo tutte le informazioni necessarie.

Ciao.

- È da tanto che siete qui? - No, siamo venuti alle...

Accidenti, già tre ore.

Come stai?

- Sono esausto. - Ci hai fatto venire una gran paura!

Mi ero ripromessa di non piangere. Mannaggia!

- Sto bene. Sto bene, cara. - Sono così felice che tu sia vivo!

Era una cosa che dovevo dire.

Non avevi il calcio, Sveinung?

Mi hanno dato la giornata libera.

Come fa Lyn se tu non ci sei?

Mi dispiace se sto male.

- Va tutto bene. - Prometto che non succederà più.

Faccio una tale confusione quando non ci sei. Senza di te non riuscirei a fare niente.

Ma no, te la caveresti benissimo.

No, sono come...

Non so fare niente.

Forse questa situazione può insegnarci qualcosa.

Siamo così presi ogni giorno...

Abbiamo troppe cose da fare. Forse dovremmo provare a stare insieme di più.

È quello che pensavo anche io.

"Quella poi veramente vedova e che sia rimasta sola,"

"ha riposto la speranza in Dio e si consacra all'orazione e alla preghiera giorno e notte."

"Al contrario, quella che si dà ai piaceri, anche se vive, è già morta."

"Proprio questo raccomanda, perché siano irreprensibili."

"Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari,"

"costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele."

- Molto intenso. - Ora basta, Suzy.

Trovo bello che Paolo abbia scritto parole speciali sulle vedove.

Tu sei vedova da molto tempo, nonna.

- Fra poco dobbiamo andare. - Sì, va bene.

- Non c'è bisogno che veniate così spesso. - Non è un problema, lo facciamo volentieri.

Ciao, allora.

Tanti auguri, Suzy.

- Ma come va, sul serio? - Sono solo un po' stanca.

- Perché non parli con il medico? - E perché mai?

Solo che le visite mi stancano molto.

Voi non potete fare niente per me. E io non posso fare niente per voi.

- Non ti preoccupare. - Preferisco i miei amici.

Almeno loro li ho scelti io.

Suggerisco di mandarci dei biglietti di auguri per Natale, e nient'altro.

Ok, allora...

Posso parlare con l'infermiera?

- Sono appena stata in visita da mia madre. - Che bello.

No, per niente. È depressa.

Ma non abbiamo notato niente. È sempre di buonumore.

Conosco mia madre e vi consiglio di darle degli antidepressivi.

- Dovremo chiederlo al medico. - Io sono un medico e consiglio lo Zoloft.

Torno fra una settimana e mi aspetto di trovare mia madre in cura.

Qualsiasi medico relativamente competente le avrebbe prescritto degli antidepressivi!

- Mi capisce? - Sì...

Bene.

Allora siamo d'accordo.

E anche oggi è andata. Siete stati bravi.

Un bel trio.

Mi date un abbraccio? Grazie per la giornata.

Buona serata! Ciao!

Sistemato.

Tutto bene?

Stai bene?

Mi capisci?

Sì.

- Mi hai investito tu? - Sì.

- Perché? - Sono Henry Kiran.

Scusami se ti ho fatto male.

È tutto a posto.

Va bene.

- Turid si è sentita male. - Ah. Davvero?

- È una cosa seria? - Ha avuto un ictus.

Pensi che...?

...sia possibile venire a trovarla?

Non vedo perché no.

Tu e Turid vi conoscete da molto tempo.

Sì... a sinistra, qui.

È un bel modo di considerare la situazione.

Puoi lasciarmi qui.

Ti sarei molto riconoscente se mi permettessi di vederla.

Ma certo che puoi.

Ho avuto molta paura.

L'ultima email era di diverse settimane fa e non rispondeva al telefono.

Non sapevo cosa fare.

Sì?

Buongiorno, Parlo con Yngve Sæther?

- Sæther, sì. - Salve.

Non è semplice parlare da qui. Posso salire?

- Non compro niente. - Io non vendo niente.

Non ne voglio sapere di religione.

Non si tratta di religione.

- Sesto piano, in fondo al corridoio. - Grazie mille.

Salve.

Di cosa si tratta?

Lei è lo stesso Yngve Sæther che guidava i pullman bianchi verso Auschwitz

negli anni '80?

Proprio quello.

Posso entrare?

Prego, accomodati.

Usa pure l'attaccapanni.

Posso offrirti un caffè?

- Sì, grazie. - Siediti in sala.

Grazie.

Kasai, salito sul podio 50 volte nella sua carriera, è in testa...

Siediti pure.

Ehm...

Questo è lei, vero?

Fammi vedere...

Sì, sono proprio io!

Si ricorda di Elzbieta Nowak?

La guida polacca, Elsebeth...?

Elsebeth? Ho sempre problemi a ricordare i nomi.

- È mia madre. - Ah, sì? Sì, sì.

Bene. Bella donna...

Salutamela.

Credo che tu sia il mio padre biologico.

Elsebeth...

Sì...

Abbiamo fatto tardi alcune volte, credo, si beveva.

Non saprei.

Già, può darsi sia successa una cosa del genere... eh, sì.

Elsebeth, sì. Ohi, ohi, ohi!

Posso offrirti un biscotto o qualcos'altro da mangiare?

Ehi?

Dio mio!

- Stai bene? - Eh?

Sì, sto bene.

Penso di essere svenuto. È successo tutto un po' in fretta.

Vieni.

- Volevo prendere i biscotti. - I biscotti possono aspettare.

- Vieni. - Sì.

Grazie.

- Vuoi qualcosa da bere? Dell'acqua? - No, grazie.

Questa paternità porta con sé un certo numero di conseguenze filosofiche.

Tipo discendenza e cose del genere.

Il solo pensiero degli antenati,

e della progenie...

nel futuro.

- Può sconvolgerti la mente. - Non ci avevo pensato.

- Tu hai figli? - No.

Aspetta e vedrai, ti farà pensare alle cose in modo diverso.

Tu hai figli?

Solo te.

Com'è che ti chiami?

- Tomasz. - Tomas, sì.

- Ora ti senti meglio? - Sì, molto meglio.

C'è una ragione speciale che ti ha indotto a venire qui ora?

Beh, a dire la verità è stata la mia ra...

la mia ex-ragazza.

Voleva un appartamento più grande.

Quindi ha preparato un conto-paternità e mi ha spedito in Norvegia.

Conto paternità? Le devi dei soldi?

No, secondo lei era mio padre a dovere dei soldi a me.

Quindi ha calcolato quanto mi dovevi, perché essere padri costa un po'.

Già. Lo immagino.

Posso vedere il conto?

Sì.

È solo un quadro generale di spese... e regali... così.

- In euro? - Sì.

- Piuttosto ragionevole. - Non voglio nulla!

Ma è ragionevole che tu voglia qualcosa.

Ma al momento non ho accesso a una somma del genere. Mi capisci?

- Naturalmente. - Vedrò cosa posso fare, comunque.

- A quanto sta l'euro ora? - Forse 7 corone.

Così tanto?

Noi due non ci assomigliamo molto.

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