Badehotellet

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Season 3

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Badehotellet S03E05 CORRETTO
A Commentary by MovieTeam
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Published on: 2017-06-25
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The first 200 lines.

C'è qualcuno laggiù.

La ragazza di ieri. Ricordo soltanto voi.

- Sono stato sospeso. - Pensi sia stato Hjalmar?

Perché no? Magari ha scoperto che sono io il padre di Severin.

I gemelli non devono vederti conciato così.

La signorina Kitty è andata a Copenaghen.

Ditmar ha acconsentito al divorzio.

- Che ci fa mio figlio con una come te? - Dovreste chiederlo a lui.

Non vedete che questo matrimonio è una farsa? Dico la verità!

A vostro figlio piacciono gli uomini, non le donne.

Traduzione di Hanna Lise

Sono soltanto io. Credevi fosse Amanda?

- Lo sai che non verrà. - Me lo hai già detto.

Sei tornato al lavoro, bene!

- Cos'altro dovrei fare? - Apri la posta, magari.

Sono tutte bollette. Sono al verde.

- È difficile collaborare con te. - Non sono tutti come te.

- Apro io? - No, grazie.

Fatture, fatture...

Fatture.

E cosa abbiamo qui? Dal padre di Amanda. Una lettera dal grossista Madsen.

Deve essere impazzito.

Ti vuole come architetto del progetto.

- Hai visto di che si tratta? - Farà senza di me.

Già, non credo sia saggio farsi vedere in hotel almeno per un anno.

In hotel? Non l'ha spedita da Copenaghen?

No... è in albergo.

- Sono abbastanza presentabile? - Non vorrai andarci ora.

- Non hai rovinato abbastanza Amanda? - Non vado da Amanda.

Vado dal padre.

Aspetta! Allora...

Se devi proprio andare lì a fare la figura del fesso, vengo con te.

Il macellaio non sa che i prezzi del maiale sono diminuiti.

Una corona e 60 cent al chilo? È il prezzo dell'anno scorso.

Deve essersi sbagliato.

- Sperava non lo scoprissimo. - In genere è una persona affidabile.

Come vanno le cose con tuo padre?

Era sul letto, e si era messo soltanto un calzino.

Non si era ancora alzato?

Aveva lo sguardo perso nel vuoto. Il porridge di ieri era ancora sui fornelli.

È dura quando non hai niente da fare.

- Ha l'orto. - Ma è un lavoro che ruba poco tempo.

È stata la cosa giusta farlo trasferire qui?

- Ma se suona tutte le sere... - Ma ha avuto tutto il giorno per riportarla!

Parlavamo di Jesper.

- Non torna a portarti la bicicletta? - E i vestiti di tuo padre?

- Pensa che li vada a prendere io. - Ha detto così?

Sì, la settimana scorsa. Così potrei approfittare per sentirlo suonare.

- Andrai a sentirlo? - Certo, così si è evitato il disturbo.

Non capisci niente, tu.

Non credo alla sua storia.

- Potrebbe essere stata colpa di lei. - Se lo abbiamo trovato con il culo all'aria?

Beh, scusa, ma è la verità.

Non possiamo saperlo, non eravamo presenti.

- Telefonagli. - Perché?

- Perché sei interessata a lui. - Ma non è vero!

Ho solo detto che in quella storia con la ragazza la colpa magari non è sua.

Sì, sì...

- No, non salire. - Mica posso vedere il signor Madsen qui.

- E se incontrassi Ditmar? O la madre? - Mi inventerò qualcosa.

Sì, vabbè, fai un po' come ti pare!

Non c'è. Andiamocene.

Signor Berggren e signor Dupont, siete tornati.

No, vogliamo soltanto parlare col grossista Madsen.

Non so quando tornerà.

- Chiederemo agli altri ospiti. - Sono usciti tutti.

- A parte quelli che sono partiti. - Chi è partito?

Il conte Ditmar e sua madre. Sono partiti diversi giorni fa.

- Senza la signorina Amanda? - Già.

Non che ci interessi.

- Torneremo un'altra volta. - Possiamo anche aspettare qui.

Sì, ma possiamo anche andarcene.

- Sono arrivati i signori Dupont e Berggren. - Davvero?

Bene. Possiamo dar loro le stanze 11 e 12.

Non rimangono a dormire. Sono venuti a parlare col signor Madsen.

Gli ho detto che era uscito, ma hanno voluto il caffè.

Ci pensi tu, Martha?

Pensa, sono stati in un villino vicino alla spiaggia tutta l'estate.

- Lo sapevi? - No.

- Quel giovanotto vuole parlare con te. - Jesper?

- Sono Fie. - Avete parlato con l'hotel Strand?

Hanno detto che eravamo nudi, quando hanno trovato me e la ragazza nella stanza.

- La ragazza nella stanza? - Io ero vestito! È stata lei ad entrare!

Vi dirò di più quando riporterò vestiti e bicicletta.

Arrivederci, signorina.

- Una ragazza in camera? - Ha detto che è stato cacciato dall'hotel.

L'hanno trovato in una stanza con una ragazza nuda.

- Non è possibile! - Di nuovo?

- Il piccolo non dorme? - No, Helene farà un'altra passeggiata.

- Avete raccolto dei fiori. - Sì. Siamo andate a raccoglierli nel prato.

Un giorno facciamo quello che decide Olga e un giorno quello che decido io.

- Già. - Domani andiamo alla Montagna del Morto.

Sapete, la grande scogliera dove sono morti i marinai.

- Non vedo l'ora... - Hanno chiamato per il pranzo?

- No, siamo appena arrivati. - Mancano ancora venti minuti.

- Sì, ma... - Eh...

- C'è una lettera per noi. - Sì.

- Quante volte devo dirvelo? - Non si corre qui.

Primo!

Questo serve solo se vuoi parlare con qualcuno dell'albergo.

- Non vogliamo parlare con nessuno. - Perché non mi date mai retta?

Bambini, andiamo a cambiarci.

- Papà ha promesso di giocare a croquet. - Non se lo meritano il croquet.

- Stanno bene così. - Come? Ma che ti prende, Otto?

- Che vuoi dire? - È tutta la settimana che sei scontroso.

- Non sono scontroso. - Beh, come dici tu.

- Di chi è? - Il mittente non c'è.

- E non la apri? - Sì, sì...

"Caro signor Frigh..."

"Mi spiace essere partita senza nemmeno salutarvi."

- Di chi è, allora? - È della fabbrica, il procuratore Berthelsen.

- Cosa vuole? - Beh, magari se mi fai leggere...

Sali pure, ti raggiungo dopo.

"Non so nemmeno perché siamo partiti così in fretta."

"Ve lo dirà il signor Weyse."

"Sono successe delle cose qui. Purtroppo ho perso il ruolo di Hedvig

a cui tenevo tanto."

"A volte mi sento davvero triste, ma poi ripenso al vostro grande cuore,

e ai bei momenti passati al Mare del Nord."

"Prego Dio che ci faccia incontrare di nuovo, un giorno."

"La vostra affezionata Kitty Hansen".

"Vesterbrogade 24B, quinto piano a sinistra, Copenaghen."

- Cosa vuole? - Chi?

- Il procuratore Berthelsen. - Ah, ci sono dei problemi con la fabbrica.

Già... devo proprio andare a Copenaghen.

- Non dirai sul serio. - Sì, purtroppo.

I gemelli sono appena arrivati.

Il problema lo risolverà Berthelsen. Chiamalo.

Se non lo fai tu, lo farò io.

Si sta per addormentare, credo.

Che carino...

- Buongiorno. - Signora Madsen...

Siete tornati?

No, no, Max vuole scambiare due parole con vostro marito.

- Con Georg? Su cosa? - Pare abbia bisogno di un architetto.

È in viaggio. Mi dispiace siate venuti fin qui da Copenaghen.

Noi... siamo in un villino quaggiù. Per tutta l'estate.

Siete qui dall'inizio dell'estate? Non vi ho visti in giro.

Siamo un po' solitari. Max è molto preso dal lavoro.

Non so quando torna mio marito. È partito stamattina.

- Allora aspetteremo. - O forse andiamo.

- Ce lo salutate, magari. - Con piacere.

Sei tornato? Berggren e Dupont sono qui.

- Sono qui? - Sì, ti stanno aspettando.

Berggren è venuto fin qui da Copenaghen?

Hanno affittato un villino da queste parti.

Davvero?

- Dove sei stato? - A Hjørring.

- A fare cosa? - A scoprire chi mi ha prestato i soldi.

Pensavo fosse stato il governatore. E invece no.

Ma mi ha detto che avrebbe controllato i clienti dell'avvocato Kvist.

Voglio scoprire a chi vanno i soldi che guadagno.

Non guadagni tanto, ora.

Sì, ma ho scritto al Primo Ministro Stauning.

- Quando verrà a Skagen... - Fammi indovinare, ti contatterà?

Sì...

- Ha chiamato mio marito? - No.

Grazie.

- Ciao. - Che ci fate qui?

Tuo padre ha chiesto a Max di lavorare nel suo progetto.

Vai fuori a fare la guardia mentre bacio la principessa.

Aspetta, Amanda!

Mi hanno detto che Ditmar e sua madre se ne sono andati.

Sì, sono andati via. E non capisci come mai non sono venuta da te.

Dopo quello che hai detto alla madre, pensavi di aver sistemato tutto.

Le ho solo detto che al figlio interessano gli uomini.

Io e Ditmar avevamo un accordo.

Si sarebbe occupato dei miei genitori per un paio d'anni.

Ora non so più niente. Telefono tutti i giorni, ma mi dicono sempre

che Ditmar non ha tempo per parlare. È uscito oppure è in riunione...

Non so cosa succederà ai miei genitori.

- Risolveremo tutto. - Non lo voglio il tuo aiuto, Max.

Salve, Berggren, avete ricevuto la lettera. Signor Dupont, anche voi qui.

Se avessi saputo che eravate qui, non avrei mandato la lettera a Copenaghen.

- Sapete di cosa si tratta? - Sì. Una cooperativa edilizia.

- Vedo che avete a cuore gli operai. - L'edilizia è edilizia.

- No, in questo caso è un po' diverso. - In che senso, che ne sapete?

- Sto lavorando su una cosa simile. - Cioè?

Borups Allé. Hanno invitato cinque di noi architetti a una competizione.

Quelli sono i disegni? Posso vederli?

- Questo qui cos'è? - Questo è il bagno.

- E i balconi. - E qui, allora?

Un cortile che può essere usato come pista di pattinaggio.

- E a chi cavolo serve la pista di pattinaggio? - Ai bambini che abitano lì.

Non devono essere mica case signorili. Sono soltanto operai.

Bagni, balconi, cortile... è troppo costoso.

Se togliamo queste tre cose, possiamo lavorare insieme.

È successa la stessa cosa l'estate scorsa. Stavolta i disegni non si cambiano.

- Non vincerete la competizione con quelli. - Forse no. Addio, signor Madsen.

- È stato un piacere. - Non vi capiterà più questa occasione.

Ce ne sono a bizzeffe di architetti!

- Oh, siete voi? - Sì, ho portato altra marmellata.

- Vi è piaciuta, vero? - Scusate per questo disordine.

- Mi trattengo poco. - Eh, avete da lavorare tanto lì.

Già, gli ospiti hanno appena finito di pranzare.

- Non volete sedervi? - Sì...

- Volete un caffè? - No, grazie.

Dovevo cambiare aria. Ho avuto una discussione col macellaio.

Non mi sembrate una persona che discute.

Non si era accorto che i prezzi del maiale sono diminuiti.

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