The first 200 lines.
Nel mezzo di una notte cupa e tetra, meditavo, con occhi pesanti come pietra,
su bizzarri e strani volumi d'una antica scienza ritenuta morta.
Ormai dal sonno ero stato rapito, quando un picchiettio sull'uscio ho udito:
qualcuno stava bussando, bussando alla mia porta.
"Sarà un visitatore" mi son detto, "che disturba a tarda sera...
solo questo e nulla più."
Lo ricordo come fosse adesso, in un fosco dicembre è successo;
nel camino, i tizzoni morenti parevan fuochi fatui mezzo spenti.
Anelavo il momento in cui il sole fosse sorto.
In vano, nei miei libri, avevo cercato sollievo e conforto...
per la mia Lenore, che più non c'era.
Per quella creatura di raro splendore, che ora gli angeli chiaman per nome,
giacché sulla Terra nessun la chiama più.
E il serico, cupo e incerto fruscio delle purpuree tende
mi faceva trasalire, colmandomi d'un terrore sconosciuto e potente.
Per placare il sussulto del mio cuore
ripetevo a me stesso: "È solo un visitatore che supplica di entrare alla mia porta...
Solo un visitatore tardivo che supplica di entrare alla mia porta.
Solo questo e nulla più."
Lenore.
Torna da me, Lenore.
Vi ho portato il vostro solito calice di latte caldo, padre.
Grazie, mia cara.
È morta da oltre due anni, oramai.
Tu sei giovane, Estelle. l giovani non comprendono il cordoglio.
Per te lei non era altro che una matrigna, ma per me era...
la vita.
Vi chiedo scusa.
Buonanotte.
Avanti.
Entrate.
Oh, buon Dio...
Vuoi entrare?
Credo proprio di sì.
Ebbene, entra pure.
Chi ti ha mandato da me?
Sei forse un oscuro messaggero alato dell'aldilà?
Rispondi, mostro. Dimmi in tutta sincerità:
riabbraccerò la creatura di raro splendore che ora gli angeli chiaman per nome?
E io che diavolo ne so? Per chi mi avete preso? Per un indovino?
Sono congelato. Perché non mi offrite un po' di vino?
E non statevene lì fermo a fissarmi.
Quella voce...
Vi decidete a darmi un po' di vino?
Bevi del buon latte caldo.
Vomitevole!
Deve trattarsi di un sogno.
Vi volete muovere?
Ecco, tieni.
Cosa vi aspettate che faccia? Che lo regga io? E con che cosa?
Lasciamo perdere.
Mi piace.
Oh, buon Dio.
Lasciate stare Dio. Pensate, piuttosto, a farmi tornare alle mie sembianze originali.
Che vi credevate, che fossi nato così?
Ci sono... Sei vittima di un incantesimo.
Ce ne avete messo di tempo a capirlo, eh?
Mettiamoci al lavoro.
- Su, forza, fate qualcosa. - Ma cosa?
Restituitemi le mie sembianze originali.
Ma non so come fare.
Ce l'avete in casa del sangue essiccato di pipistrello?
Come hai detto, scusa?
Sangue essiccato o evaporato di pipistrello.
E qualche anello della catena di un galeotto?
Ragni in gelatina?
Grasso di coniglio?
Capelli di morto?
In questa casa non teniamo certe cose. Siamo vegetariani.
E ha il coraggio di farsi chiamare mago.
Francamente, ne ho abbastanza.
Un momento...
Forse ci sono alcuni di quegli articoli giù nel vecchio laboratorio di mio padre.
Come potete non saperlo?
Non vado là sotto da quando è morto, più di vent'anni or sono.
Andiamo a vedere. Non mi va di restare così per il resto della mia vita.
Queste penne pizzicano.
Vorresti dire che le cose che mi hai elencato ti faranno ritornare...
- Che cos'eri? - Lasciate stare. Forza, muoviamoci.
Fa uno strano effetto tornare qui dopo tutti questi anni.
- Quanto manca ancora? - Siamo quasi arrivati.
Dunque, che cosa ti serve?
Sangue di pipistrello, anelli della catena di un galeotto, grasso di coniglio...
Piano, con calma.
Una cosa alla volta, per favore.
Che c'è, adesso?
Niente.
Che cos'è?
Interiora di cavallo inquieto.
No, mettetele via.
- Quello cos'è? - Non riesco a leggere.
Guardateci dentro, allora.
Allora, che cos'è?
Preferirei non parlarne, se non ti dispiace.
Hai detto capelli di morto?
Sì. Sono ingredienti fondamentali.
Bene, mettiamoci all'opera.
Va bene, basta rimestare.
E adesso la lingua di avvoltoio.
Sbrigatevi. Siete il mago più lento che abbia mai visto.
Guarda che è una formula molto difficile.
- C'è tutto quel che occorre? - Ce li avete messi i ragni in gelatina?
L'occhio di donnola bianca?
Non avete dimenticato i capelli di morto, vero?
Allora dovrebbe andare. Passatemela.
Non vorrai mica berla?
Credevate forse che ci avrei fatto il bagno?
Non è poi così male.
Dottor Craven, sono il dottor Corvo... cioè, il dottor Bedlo.
Non vi ricordate? Ci siamo conosciuti a un convegno di stregoni a Londra.
Ah sì, ma certo.
A ogni modo, sembra che tutto sia andato per il meglio.
Guardate che cosa mi avete fatto.
Che cosa io ho fatto a voi?
E chi altri?
- L'avete fatta voi, la pozione. - Sì, ma la formula era vostra.
La mia formula era corretta. Solo che non ce n'era abbastanza.
Tutto quel che posso fare è prepararne dell'altra.
- E allora sbrigatevi. - D'accordo.
Vediamo un po'.
Ragni in gelatina.
Ecco qui.
Sangue evaporato di pipistrello. O lo preferite disidratato?
Non m'importa.
Che serata.
Oh, accidenti.
- Che c'è, adesso? - I capelli di morto.
- Qual è il problema? - Sono finiti.
- Andate a prenderne degli altri. - E dove?
In un cimitero, dove se no?
Dovrei entrare in un cimitero di notte? A depredare i morti?
Preferite vedermi conciato così per il resto della mia vita?
Certo che no.
Vi chiedo scusa.
- Andiamo al cimitero. - Non è necessario.
Mio padre riposa nella cripta di famiglia.
A papà non dispiacerà se gli rubo un paio di ciocche. È per una giusta causa.
Già, perché dovrebbe dispiacergli?
Avete ragione.
Andiamo, dunque.
Com'è che vi siete ritrovato in queste disagevoli condizioni?
È un po' imbarazzante. Avrete di certo sentito parlare del dottor Scarabus, vero?
Che il cielo ci aiuti. È stato lui a farvi questo?
Chi altri?
Com'è accaduto?
Mi sono invitato a cena al suo castello,
in quanto membro della confraternita dei maghi e degli stregoni.
Scarabus ne è il sommo maestro. Conoscete la confraternita?
Mio padre ne è stato il sommo maestro per 27 anni
e Scarabus è sempre stato suo acerrimo rivale.
Non lo sapevo.
È per via dei dolorosi ricordi che serbo di quegli anni
che ho ritenuto sconveniente unirmi alla confraternita.
Ma ditemi, se vostro padre è stato sommo maestro,
in quanto suo diretto successore voi potreste rivendicare il titolo.
Dio me ne scampi. Preferisco esercitare la magia nella tranquillità della mia casa.
Mi stavate raccontando di quel che vi è accaduto.
È il risultato di qualche calice di troppo.
Sono diventato offensivo e ho messo in dubbio le sue capacità.
Poi l'ho sfidato a duello.
Un duello di magia?
Lui non si è comportato lealmente.
Mentre preparavo la mia attrezzatura magica
a lui è bastato fare un paio di gesti in aria con le mani.
Volete dire che ha usato solo le mani?
Sì. E con questo?
Dunque possiede facoltà ben più prodigiose di quanto pensassi.
Prodigiose? Ha barato.
La magia effettuata attraverso le mani è la pratica di stregoneria più avanzata.
Non sono affatto d'accordo con voi.
Se fossi stato sobrio - cosa che, lo ammetto, non capita molto spesso -
sarebbe stata tutta un'altra storia.
E io mi vendicherò. Vedrete.
Dal profondo del cuore, vi consiglio di non tornare laggiù.
È un posto difficile da tenere pulito, eh?
Già. Vengo quaggiù molto di rado.
Grazie.
Vi chiedo scusa.
Perdonatemi, papà.
Sta' in guardia.
Che cos'ha detto?
Mi ha detto di... stare in guardia.
- Da cosa? - Non lo so.
Suggerirei di andarcene via da qui.
Non dimenticate i capelli.
Forza, sbrigatevi.
Sta' in guardia.
Un tantino inatteso quel che è avvenuto là sotto, eh?
Già, del tutto inatteso. Io proprio non capisco.
Perché mai mio padre è tornato dall'aldilà per dirmi di stare in guardia? Da cosa?
Mi piacerebbe saperlo.
- Latte. - Mi dispiace.
In ogni caso, devo tornare al castello del dottor Scarabus questa notte stessa.
Io vi scongiuro, vi imploro. Non tornate là.
Ma mi ha sequestrato tutta l'attrezzatura magica e io esigo vendetta.
- Ma lui è troppo potente. - Allora venite insieme a me.
Non voglio avere nulla a che fare con lui. Proprio nulla.
Che ci fa qui il ritratto di quella donna?
"Quella donna", signore, era mia moglie.
- Vi ha lasciato? - Certo che no.
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