The first 173 lines.
[cinguettio di uccellini, gracidio di rane]
Guardi, è qui più avanti. Sì, la prima strada che vede sulla destra.
Il suo bagaglio, signorina?
Li porti pure davanti all'ingresso, grazie.
Buongiorno.
- Buongiorno. - La signorina Susanna?
Sì. Lei è?
Maria, la nuova cameriera. Molto lieta di fare la vostra conoscenza.
Ah, sì. Mi ha parlato di lei.
Chi?
- Mio padre. - Ah, sì?
Sì. Nelle sue lettere.
Mettetele pure qua, che dopo le porto io dentro.
- Grazie. E buon Natale. - Buon Natale anche a lei.
L'aspettavamo per pranzo.
Sì, lo so, ma sono riuscita a prendere il treno prima e quindi eccomi qui.
Posso entrare?
Prego.
Rachele…
Signora Rachele. Sono l'esattore delle tasse.
Cretina!
- Ciao, nonna! - Ciao.
Già da piccola, l'avevamo già capito tutti che eri cretina, cretina.
- Come stai? - Come vuoi che stia? Son qui.
- Guardo e aspetto… - La morte, sì lo sappiamo.
Sfotti, sfotti. Voglio vedere te, alla mia età.
Ti fanno ancora male le gambe?
Ma non sono le gambe. È che sono un peso per tutti, capisci?
Devo chiedere sempre tutto, mi devo… Non posso fare niente da sola.
Eh… Eh… Maria. Vorrei le mie medicine. Grazie.
- Sì, signora. -
E come va qui?
- Va. - Non cambia mai niente, eh?
- - Mai.
- Mamma! - Susanna, cosa ci fai qui?
Non dovevi arrivare col treno di mezzogiorno?
Eh, sì. Ho preso quello prima.
- E chi ti ha portato su? - Alla stazione ho preso un taxi.
- -
Come sei cambiata.
Mamma, sono solo sei mesi che non ci vediamo.
Sì, lo so, ma sei diversa.
- Mah, sarà Milano. - Eh, sì. Sarà Milano…
- Tu hai fumato. - No!
Sì, puzzi di fumo.
- Di fumo? - Sì.
Ah, è il tassista forse, che ha fumato tutto il tragitto.
- Bene. -
Papà? È in giardino?
No, macché in giardino. Sono giorni che non esce di casa.
Perché? Sta male?
No, macché male? No, si è impigrito. Ma se vuoi vallo a svegliare, eh?
- Ah, sì. - Guarda che lui dorme lì.
- Nella stanza degli ospiti? - Ci siamo abituati così.
- Già. -
Russa così forte. Mi sembrava d'impazzire.
- Prego. - Grazie.
- Hai conosciuto Maria? - Sì. Mi ha aperto la porta.
Ormai sono tre mesi che sta con noi.
Che faccio? Preparo la colazione per il sig. Marcello?
No, lo lasci ancora riposare. Grazie.
Io in realtà sono digiuna da stamattina. Mi può preparare qualcosa?
- Certo. - Grazie.
Com'è?
Mah, considerando che l'abbiamo presa in fretta e furia
perché Adele non c'era più, direi bene.
- Benino. - Fa della cucina…
Troppo sale, troppo olio, troppo aglio.
Mamma, è una donna del sud.
Non vi dà fastidio avere intorno una così?
Del sud?
No, mamma. È bella.
- E quindi? - E quindi, non lo so.
Ti svegli la mattina e te la ritrovi davanti.
Anche Adele era una bella donna.
Sì, ma Adele aveva 70 anni.
- Ah, sì? - A proposito, che fine ha fatto?
Ultimamente le era venuta la fissa di lavare i vetri.
- I vetri? - Sì.
E tutti le dicevamo: "Attenta, guarda che cadi…"
- E… - È caduta.
- Oh, è caduta? - La colazione è pronta.
Ah!
- Che c'è di buono? - Io non la faccio la colazione?
L'hai fatta tu?
Sì, ovvio.
Una donna piena di qualità.
La devi vedere quando sbuccia le mele.
Due centimetri, toglie. Non resta quasi neanche la mela.
Tanto non le paga mica lei. Eh!
E chi le paga, mamma?
Vuoi insinuare qualcosa, carina?
No, ci mancherebbe.
Bonjour, maman.
Zia Agostina!
Ciao, Susanna, ben arrivata.
Sorella, buongiorno.
Buongiorno.
Come stai?
Tua sorella ha tenuto la lampada accesa fino a tarda notte
ed io non riuscivo a prender sonno.
Queste bugie ti porteranno all'inferno, zia.
Caterina!
- Tu sei il demonio. - Come mai sei già qui?
Ho preso il treno prima. Avevo voglia di stare con voi.
Mi sei mancata.
E comunque, zia, se la notte dormissi, non staresti tanto in pena per me.
Se tu nottetempo spegnessi la lampada, io riuscirei a dormire.
Se non andassi in bagno 25 volte, riusciresti a prendere sonno.
Grazie, mamma.
Non si può neanche andare alla toilette in questa casa?
Ma dai, zia. Non te la prendere.
È questa ragazzina.
Si diverte a tormentarmi. Ha il diavolo in corpo.
Beh, ma è normale. È la vigilia di Natale.
Non vedo l'ora che sia mezzanotte.
Bene. È arrivato il momento di svegliare vostro padre.
Maria, puoi portargli il caffè? E digli anche che è arrivata Susanna.
Sì, signora.
Signor Marcello?
Vedo che la zia non è migliorata molto.
Ah, no. Sempre acida come un limone.
- Già. - Signora, non risponde.
Entra. È duro d'orecchie.
- -
Maria?
- Che c'è? - Cos'è?
- Che è successo? - Signor Marcello…
- È… - È?
È morto.
Cosa stai dicendo?
Ha un coltello ficcato nella schiena.
- Zia! - No…
Mamma, Marcello…
- Non può essere. - Calma.
Non può essere successo.
Non ci voglio… Mamma…
- Mamma… -
È bloccata.
L'ho chiusa io.
Nessuno deve entrare in quella stanza finché non arriva la polizia.
Sei impazzita?
- Non inquiniamo la scena del crimine. - Caterina…
- Dammi quella chiave. - No.
Dammi quella chiave!
- Caterina… - Dammi la chiave.
Magari ha ancora bisogno di noi.
Papà non ha più bisogno di nessuno.
Papà è morto.
No…
Forse l'assassino è ancora qui.
- - Zia!
Zia!
Zia.
- Zia Agostina? - Agostina, svegliati.
Provate con questi.
Ah.
No, non si sveglia.
Uh, la Peppa! Cos'è stato?
- I sali fanno miracoli. - Mi gira tutto.
- Maria… - No, sono Susanna.
Ah, pardon.
Maria… di grazia, puoi far venire un medico?
Temo di aver avuto un mancamento.
- Sì. - No, adesso basta, eh?
Non penserai che ci occuperemo di te anche adesso che Marcello è morto?
Mon dieu! Marcello è morto…
Oh, Madonna.
Lascia, almeno sta zitta un po'.
Povero Marcello. Ultimamente i suoi affari non andavano proprio bene.
Ma io non pensavo mai che arrivasse fino a questo punto.
Da conficcarsi un coltello nella schiena? Io non credo l'abbia fatto da solo, mamma.
Ho letto, da una parte, che la depressione…
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